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sabato, 4 Dicembre 2021
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Coccadoro, un progetto solidale e sostenibile tutto al femminile

Dai tessuti che hanno finito il loro ciclo produttivo o da giacenze di magazzino nascono borse e oggetti creativi. L'iniziativa è della cooperativa "Arance amare". La vendita attraverso e-commerce

Maria Stefania Causa
Laureata presso l’Università degli studi di Palermo alla facoltà di Scienze Politiche, corso di studi Consulente giuridico e del lavoro, curriculum giuridico; frequenta il quinto anno della facoltà di Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli studi di Palermo. Appassionata di scrittura e fotografia

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PALERMO. L’idea nasce da quattro donne, amiche e compagne d’avventura. “Resuscitare” i tessuti all’insegna della sostenibilità e della solidarietà. Ed ed “Coccadoro”, un progetto nato durante il lockdown. Daniela Graziano, Anna Barba (con una lunga esperienza alle spalle in una cooperativa sociale), Roberta De Grandi (architetto e designer) e Christine Hofmeister (grafica editoriale di origine austriaca ma a Palermo da trentasette anni) hanno unito le loro forze e competenze, in una entusiasmante idea di impronta sociale. Basandosi sulla sostenibilità, attraverso l’uso di materie prime che hanno concluso il loro percorso di produzione, realizzano accessori, in particolare borse. Si parte proprio dal rispetto per l’ambiente e dall’utilizzo di ciò che, a occhi poco attenti, potrebbe sembrare uno “scarto” e si giunge a progetti particolari.

Un’idea arrivata durante il lockdown

Daniela, vulcano di idee e imprenditrice nata durante il periodo del lockdown, ha tirato fuori una proposta piena di speranza ed ottimismo: “Insieme possiamo cambiare qualcosa”. In quel periodo – ricorda Christine – “tutti cercavamo di dare una nuova impostazione alla nostra vita”. La risposta è stata unanime: “Sì, facciamolo”. Il progetto doveva avere un senso profondo, bisognava crederci e non fermarsi soltanto al realizzare e vendere prodotti artigianali. La volontà era quella di contribuire a un futuro vivibile per figli e nipoti. “Così abbiamo trovato il senso della nostra impresa”, continua Christine. “Sotto la direzione della nostra art director Roberta, che ha messo in gioco le sue competenze, utilizzando gli scarti di tessuti che hanno finito il loro ciclo produttivo, realizziamo bellissime borse ed accessori. Ogni volta che nasce una borsa in questo laboratorio, c’è grande emozione e questo ci dà la carica”.

Un ruolo per ciascuna, un risultato per tutte

Siamo quattro personalità così diverse da non esserci alcuna possibilità di competizione fra noi, ma solo di collaborazione”, dice Roberta. Lei è stata coinvolta in questo progetto per le sue abilità artistiche, in quanto architetto, designer, progettista ed artigiana. Lei si occupa della parte creativa del lavoro, progettando, prototipando e facendo degli interventi singoli sui loro prodotti. “Lavoriamo sostanzialmente con il tessuto, realizzando accessori, borse in particolare, in quanto la borsa segue lo stesso processo progettuale di un’architettura”, afferma Roberta. “Christine si occupa di tutto l’aspetto grafico ed è anche la fotografa interna”. Infatti, all’interno del laboratorio ha allestito il suo angolino con l’attrezzatura necessaria per poter fotografare i pezzi da pubblicare online e anche attraverso i social. Perché la vendita si realizza attraverso e-commerce. “Anna è il nostro ‘segugio’ e ha la capacità di rasserenare”, dice Roberta. Si occupa della parte amministrativa, della ricerca dei bandi, della fatturazione, dei rapporti con il consulente. “Daniela è la nostra forza motrice, è lei che accende la miccia e tiene legate tutte quante”.

Attenzione per l’ambiente: le strategie di Coccadoro

La cooperativa che sviluppa il progetto “Coccadoro” si chiama “Arance amare”. E la sua strategia ruota attorno a un criterio: essere sostenibili. “Imparare ad essere sostenibili è un lungo percorso – spiega Roberta -. Bisogna fare attenzione a come si produce; la sostenibilità passa dalle materie prime in quanto si acquistano materie che già sono sostenibili alla produzione. Ma si può anche lavorare con le giacenze di magazzino di aziende che producono tessuti che, rimasti in piccole quantità, non hanno più valore dal punto di vista del mercato. Noi le acquistiamo e facciamo le nostre capsule collection. É una creatività al contrario: lavori con quello che trovi. Metti sul tavolo tanti tessuti diversi e cerchi di capire come tutti questi tessuti possano dialogare fra loro”.

La solidarietà nel dna dell’impresa

Alla sostenibilità, Arance amare ha affiancato un altro valore: la solidarietà. “Abbiamo deciso di essere un’impresa sostenibile e solidale perché non possiamo non considerare l’idea di dare il nostro contributo ad altre situazioni – riferisce Roberta -. In questa direzione, fin dall’inizio, abbiamo deciso di dare una percentuale dei nostri proventi a Le Onde Onlus-Centro antiviolenza“. E non è l’unico progetto. In quest’ultima parte dell’anno, si sta attivando una iniziativa che si chiama “Pensiero Libero”, dove sono coinvolti Alice e Davide Grassi, figli di Libero Grassi. “Anche per questo progetto, una parte dei proventi delle vendite dei prodotti, andrà a sostenere l’associazione Parco Libero che è fondata dai fratelli Grassi e si occupa della salvaguardia e riqualificazione dell’Acqua dei Corsari, nella parte della Costa Sud di Palermo, che è intitolata a Libero Grassi. Lì sorge il Parco Libero”.

Un progetto, quello di Coccadoro, da raccontare con le parole delle protagoniste. Anna, da un lato, incoraggia: “Non smettete mai di sognare!”. Roberta continua: “La vita è sempre un cambiamento a qualsiasi età e in qualsiasi situazione e bisogna essere pronti a cavalcare questa onda del cambiamento”. Christine conclude: “Bisogna imparare a prendersi cura di sé e degli altri, a stare insieme e aiutarsi a vicenda”.

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