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domenica, 5 Dicembre 2021
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Le culture del Mediterraneo s’incontrano a tavola: così nasce il ristorante Habibi

L'iniziativa imprenditoriale è sviluppata a Mazara del Vallo da giovani nati in Italia da genitori tunisini e da altri che provengono dai percorsi di accoglienza

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MAZARA DEL VALLO. Naures, 22 anni, è nata a Mazara da genitori tunisini. Il suo percorso ha incrociato quello di altri giovani di diversi Paesi del bacino mediterraneo e sub sahariani. Alcuni di loro sono nati in Italia da genitori tunisini e altri provengono dai percorsi di accoglienza Sai (ex Sprar). Tra loro, anche Saleem, 20 anni, che della cucina ha fatto il suo laboratorio per sperimentare creatività e bontà. Insieme hanno fondato una Cooperativa Sociale Agricola “Terre senza frontiere”. E poi un ristoriante “Habibi”, che in lingua araba significa “amore, tesoro”.

“Terre senza frontiere”

La cooperativa è nata grazie ad un progetto finanziato nell’ambito della campagna “Liberi di partire, liberi di restare” ed è condotto dalla cooperativa Fo.Co. e dall’Associazione Casa della Comunità Speranza, con il partenariato di Caritas diocesana di Mazara del Vallo in Sicilia, e in Tunisia con altri enti e associazioni. Grazie al progetto ancora in corso è stata costituita nel 2020 la giovane cooperativa che porta il nome “Terre Senza Frontiere” e si è attuato un supporto e accompagnamento legato alle attività agricole.
La Fondazione Migrantes ha sostenuto nel 2021 Terre Senza Frontiere con il progetto “Incontrarsi a tavola”, con cui si sono supportati la costituzione e l’avvio del ristorante Habibi. Gli obiettivi che accomunano entrambe le progettualità sono quelli di favorire l’inclusione lavorativa di giovani provenienti dalle due sponde del Mediterraneo. Limitare i flussi di migrazione forzata, dare dignità al lavoro contrastando l’illegalità e lo sfruttamento con dei percorsi che si articolano in Sicilia, a Mazara del Vallo, e in Tunisia. “Un piccolo segno per dare sia nelle terre d’origine sia in Italia la possibilità di rimanere grazie a una proposta di formazione e di lavoro – spiegano i promotori –. Si vuole evitare che i figli delle persone immigrate a Mazara vadano via, terminate le scuole, perché non trovano lavoro”.  

Un ristorante multiculturale a Mazara del Vallo: Habibi

Il ristorante Habibi nasce per creare opportunità di lavoro per questi giovani, ma anche una collocazione che metta assieme il loro essere cittadini italiani e le origini magrebine dei loro genitori. Una possibilità che si realizza anche grazie all’aiuto della diocesi che ha contribuito alle spese di affitto del locale. “Un ristorante in cui si incontrano sapori e culture mediterranee – aggiungono i promotori del progetto -, in cui chi viene non fa l’esperienza solo di scegliere un piatto ma incontra storie, lingue e culture diverse”.
Ad affiancare i giovani sia nel percorsi in agricoltura sia nella ristorazione vi sono tutor, cuochi, maitre di sala, responsabili di amministrazione e gestori del lavoro nella ristorazione, che spesso si sono messi a disposizione gratuitamente. Tra i ragazzi che lavorano nel locale vi è Naures, cresciuta nella Kasbah di Mazara. Ha frequentato scuole e compagni italiani, come anche Casa della Comunità Speranza che l’ha aiutata a crescere e a scegliere il suo orientamento di vita e di lavoro. Oggi è presidente della cooperativa “Terre senza frontiere” e lavora al ristorante Habibi. “La gente è molto curiosa – racconta -. Attraverso il cibo le persone vogliono conoscere la nostra storia, chiedono delle nostre origini, perché siamo qui in Italia. A volte cambiano la loro prospettiva su di noi”. Un percorso simile lo ha compiuto anche Saleem, 20 anni, aiuto-cuoco, abilissimo tra i fornelli a preparare cous cous e altri piatti mediterranei. “Il nostro obiettivo – spiega– è quello di far conoscere ai clienti le nostre origini. E tante volte ci riusciamo”.

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