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domenica, 16 Giugno 2024
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Biagio Conte, “esempio di pellegrinaggio e speranza”

La Missione Speranza e Carità ha ricordato il proprio fondatore con una messa presieduta dall'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Le Poste gli hanno dedicato un francobollo

Giorgio Pace
Giorgio Pace
Studente della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo, impegnato nel sociale. È co-fondatore di "AmUnì", un'associazione che vuole supplire all'assenza di rapporto tra gli universitari e il mondo del sociale, attraverso l'organizzazione di seminari, convegni e iniziative di volontariato. Da settembre 2020 collabora con "Il Mediterraneo 24"
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PALERMO. Il 12 gennaio di un anno fa lasciava questo mondo fratel Biagio Conte, conosciuto per essere stato il fondatore della Missione “Speranza e Carità”.

Un triduo per ricordare Biagio

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Ad aprire le celebrazioni per il primo anniversario della morte del missionario laico sono state una Messa a Godrano e una conferenza presso la Casa di Preghiera per tutti i popoli, tenutesi rispettivamente il 10 e l’11 gennaio. Entrambe le iniziative hanno visto un numeroso concorso di popolo, specie la Messa a Godrano, preceduta dall’inaugurazione della cappella dedicata a Maria santissima di Loreto e seguita da un’agape fraterna.

La Messa in Missione

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La celebrazione principale ha, però, avuto luogo presso la Casa di Preghiera per tutti i popoli, in via Decollati, nello stesso luogo in cui riposano le spoglie mortali di fratel Biagio. Alle 17:30 è iniziata la Messa che, presieduta dall’Arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha visto la partecipazione di moltissime persone, che hanno assiepato la chiesa e il piazzale antistante ad essa: persone di tutte le età, di tutte le etnie, di tutte le fedi.

La celebrazione è stata concelebrata da mons. Paolo Romeo (Arcivescovo emerito di Palermo), mons. Francesco Montenegro (Amministratore apostolico dell’Eparchia di Piana degli Albanesi), mons. Salvatore Di Cristina (Arcivescovo emerito di Monreale), mons. Vincenzo Manzella (Vescovo emerito di Cefalù), mons. Gualtiero Isacchi (Arcivescovo di Monreale).

Oltre al Presidente della Regione, Renato Schifani, e al Sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, erano presenti l’Imam della comunità musulmana di Palermo, El Madani, e i vertici delle autorità militari cittadine.

L’omelia di mons. Lorefice

Nel suo discorso omiletico l’Arcivescovo ha ricordato il suo primo incontro con fratel Biagio: «Sono stati tra i primi occhi che ho incontrato, venendo a Palermo come vescovo. E con quegli occhi ho scambiato una promessa affinché questa comunità crescesse come insieme desideravamo: come una comunità capace di essere, nel cuore del Mediterraneo, modello di relazioni generative di dialogo e di pace, di amicizia e di cura. Di fraternità».

Lorefice, commentando il brano del Vangelo che narra del paralitico, ha paragonato Biagio a uno dei quattro amici che scoperchiano il tetto della casa di Cafarnao in cui il Signore si trovava, pur di far guarire l’infermo. Ha concluso questo paragone con un invito alla Chiesa di Palermo: «Muoviamoci tutti insieme oggi, idealmente, dietro a Fratel Biagio, dietro agli amici del paralitico del Vangelo. Muoviamoci insieme, amata Chiesa di Palermo, perché l’onore che oggi rendiamo a Biagio non sia solo un fatto emozionale o di facciata, […] se non è accompagnato da una conversione autentica sulla via della testimonianza e della santità. Palermo attende che l’opera di Fratel Biagio venga proseguita e rafforzata. Ciò significa porre gesti di condivisione e, dunque, di liberazione, di consolazione, di profezia».

Con la chiarezza che lo contraddistingue, quindi, il presule ha elencato i legacci che opprimono la città e che urlano liberazione: «Liberazione dal bisogno delle nostre sorelle e dei nostri fratelli immobilizzati dalla povertà, dalla mancanza di scuola e di lavoro, pilastri fondamentali di ogni umana dignità come ci ricorda la nostra Costituzione; dei nostri giovani in balia dei mercanti di false e devastanti felicità. Consolazione dei malati, dei senza riparo, di coloro che anelano a una sanità giusta e inclusiva, pubblica ed efficace. […] Profezia che grida contro tutti gli uomini della mafia che si sentono padroni capaci di rendere schiavi gli altri – soprattutto i bambini, le donne e i fragili –, e non si rendono conto di essere infelici»

A chiudere la Celebrazione è stato il discorso di padre Pino Vitrano che, fratello della Missione dalla prima ora, ha preso le redini della situazione dopo la morte di Biagio. Padre Pino, in vista dell’Anno Santo 2025 dal tema “Pellegrini di speranza”, ha additato il fondatore della Missione quale «esempio mirabile di pellegrinaggio e di speranza».

L’iniziativa di Poste Italiane

Anche le Poste hanno deciso di ricordare Biagio Conte. Lo hanno fatto con un annullo postale dedicato, riportante la dicitura “1° anniversario della nascita al cielo di fratel Biagio Conte”. Per tutto il pomeriggio è stata allestita presso via Decollati una postazione apposita per timbrare con il bollo speciale le corrispondenze.

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