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Con lo spettacolo “A casa loro” di Giulio Cavalli si chiude Harraga 2

Un modello di inclusione sociale che ha coinvolto circa 200 minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO. Favorire l’inclusione sociale attraverso un lavoro di rete ad ampio raggio che ha coinvolto il Ciai insieme ad altre associazioni, istituzioni e imprese siciliane. E’ stato l’obiettivo che in due anni ha portato avanti Harraga 2 con 200 minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni. Il progetto si è simbolicamente concluso con il monologo teatrale di Giulio Cavalli “A casa loro”, ieri sera in scena nella sala Strehler del Teatro Biondo. La performance artistica, accompagnata dalla chitarra, è stata scandita dalla narrazione di alcune storie di giovani migranti a tratti molto forti e drammatiche. 

L’inserimento sociale dei giovani di Harraga 2 è stato affrontato con un approccio globale, grazie al consolidamento di una rete di accoglienza, composta da parecchie realtà, che ha messo a sistema tante buone pratiche. In particolare, in ascolto dei bisogni e desideri concreti dei giovani, ci si è impegnati su più fronti, curando quegli aspetti che hanno valorizzato il percorso rendendolo efficace e duraturo: dalla socialità alla costruzione di relazioni, dal rafforzamento personale alla promozione dell’autonomia nella valorizzazione di potenzialità e talenti personali.

Sono stati circa duecento i giovani migranti coinvolti attraverso laboratori di empowerment associativo e interculturale, formazione peer to peer e inserimento nel mondo del lavoro (dalla redazione di un curriculum ai primi colloqui con le aziende). Formazioni specifiche sono state organizzate anche per i docenti e gli operatori dell’accoglienza.

Capofila del progetto è stata il CIAI (Centro italiano aiuti all’Infanzia), in collaborazione con SEND, CESIE, CLEDU e il Comune di Palermo.

A testimoniare la sua esperienza è stato un giovane gambiano che, mentre nel progetto Harraga 1, era stato un beneficiario in Harraga 2 ha partecipato come facilitatore.

“Le mie esperienze sono state di tipo molto diverso – ha raccontato Ousman Drammeh di 24 anni e originario del Gambia -. In Harraga 1 mi sono sentito molto aiutato nel mio processo di integrazione a Palermo. Mentre studiavo, ho cercato di capire come funzionava la città e quello che bisognava fare per inserirsi nell’ambito lavorativo. Ho conosciuto anche tante persone di altre culture. Con Harraga 2, invece, sono stato un facilitatore e ho avuto un impegno lavorativo vero e proprio con Send. Mi è piaciuto moltissimo riuscire a trasmettere agli altri quello che ho ricevuto anche io, facendo crescere in loro la motivazione e la speranza di andare sempre avanti per il futuro”.  

“Questo modello di accoglienza è un modello di resistenza – ha affermato Giulia Di Carlo, responsabile CIAI in Sicilia – costruito grazie ad una solida rete che è un patrimonio che non deve andare perduto. A livello nazionale e anche comunale c’è molta preoccupazione nel mondo dell’accoglienza. Il modello come quello di Harraga è sicuramente  una vera e propria sfida. I ragazzi e le ragazze che escono da un percorso come questo sono più consapevoli delle loro scelte per costruire il loro futuro; più informati e autonomi, entrano, infatti, a far parte di una rete che li supporta e nel tempo continua a dare loro opportunità di crescita, di confronto e prime esperienze lavorative“.

“Il progetto Harraga risulta davvero rivoluzionario per la sua capacità significativa di rivedere completamente il paradigma dell’accoglienza – ha detto inoltre Paolo Limonta presidente del Ciai e maestro elementare -. Ci auguriamo che il progetto possa contribuire all’impegno politico di più realtà che hanno a cuore la piena valorizzazione delle diversità”. 

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