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domenica, 19 Maggio 2024
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“I miei anni senza Vito”: Rosaria Costa a Una Marina di Libri con il suo nuovo libro “La mafia non deve fermarvi”

La vedova di Vito Schifani, ucciso assieme al giudice Falcone nella strage di Capaci, fu colpita da questa sciagura a soli 22 anni e con un bambino di 4 mesi, diventando nota nel mondo intero per il suo dolentissimo discorso al funerale di Stato per le vittime della strage. La sua vita oggi in Liguria

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"
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PALERMO. “Io vi perdono, ma voi dovete mettervi in ginocchio”. Chi non ricorda le parole strazianti di una giovane donna, che riecheggiarono il 25 maggio 1992 nella chiesa di San Domenico a Palermo? A parlare era Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, agente di scorta di Giovanni Falcone morto nell’attentato di Capaci. È intervenuta a Una Marina di Libri raccontando del suo nuovo libro “La mafia non deve fermarvi. Una vita dedicata alla lotta per la legalità, attraverso il racconto della vedova Schifani”.

E si racconta così al nostro giornale. “Ho ripercorso dall’infanzia fino ad arrivare al 2017 una storia, la mia, quella di una donna che ha ricevuto tanto dolore nella città dove è nata, e che quindi vorrebbe riscattarsi da tutto quello che è successo e vorrebbe una vita più serena. Questo libro mi sta aiutando a ripercorrere in tutti questi anni, un dolore, per la morte di mio marito. A me è servito moltissimo. Per chi lo ha letto penso proprio sia un libro necessario”.

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Cos’è cambiato da quel 25 maggio 1992 ad oggi? “È cambiato tantissimo, però il dolore, il senso di impotenza rimane, rimarrà sempre. Diamo comunque ai giovani la speranza di vivere un’esistenza in una città meravigliosa come Palermo e di avere quella forza di poter lottare per riprendersi la città. Io dico sempre ai ragazzi: ‘Adottate un pezzo della città e rendetelo meraviglioso. Un marciapiede, un’aiuola, cercando di ripulirlo. Questo lo dovrebbero fare le scuole e riprendersi in mano la città. Riprendetevi in mano la nostra meravigliosa città'”.

Cosa significa quindi antimafia per lei? “Il modo di comportarsi è l’antimafia. L’antimafia dice tutto e non dice nulla. Penso che non dovremmo neanche utilizzarla questa parola perchè una persona perbene è perbene, rispetta le regole, rimane tale. Non ha bisogno di un’etichetta. Etichettarsi antimafia. Una persona perbene, che rispetta le regole, già è a un buon punto”.

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Che ruolo ha avuto la fede? “Principale. Credere in qualcosa che non vedi ma che senti, ti rende forte. Si ha bisogno della fede. Si ha bisogno del Dio che ci assiste, che ci aiuta nei momenti di disperazione”.

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