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martedì, 25 Giugno 2024
Editoriali"Esiste un'alternativa allo sgombero violento alla Kalsa?": Lettera della Comunità Educante

“Esiste un’alternativa allo sgombero violento alla Kalsa?”: Lettera della Comunità Educante

Pubblichiamo la lettera aperta della Comunità educante del Mandamento Tribunali sull'ex convento di Santa Maria della Pietà, da dieci anni occupato da diverse famiglie

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PALERMO. Questa è una lettera aperta alla città, alle Autorità locali, alla Prefettura, alle famiglie soggette allo sgombero, alle Associazioni e Sindacati e a tutti i cittadini e le cittadine che – a vario titolo – sono intervenuti in questa vicenda.
È una lettera che mira a riprendere il dialogo per scongiurare l’imminente sgombero dell’Ex convento di Santa Maria della Pietà, che visti i fatti delle ultime settimane ci preoccupa perché avverrà con probabile violenza, quella che volevamo evitare sin dall’inizio. È opportuno a tal proposito fare chiarezza su passaggi burocratici e procedure, poiché, soprattutto in queste ultime settimane, le notizie pubblicate dai media locali sono state talvolta incoerenti con i reali fatti accaduti o, forse, semplicemente raccontati in maniera differita, innescando – nelle famiglie che vivono nell’ex Convento di Santa Maria della Pietà confusione, panico e preoccupazione.

Con questa lettera, dunque, la Comunità Educante-Mandamento Tribunali prova a mettere in ordine le tappe del percorso attivato finora. L’intento è di ricostruire gli eventi, in maniera collettiva, e di fare chiarezza, sia con le persone e con le famiglie ancora oggi a rischio di sgombero che con chi abita questo territorio o vi opera ogni giorno.
Crediamo che, nonostante le diverse narrazioni costruite sino ad ora attorno a questa vicenda, sia quanto mai necessario contribuire tutte e tutti affinché essa abbia una conclusione dignitosa e realmente condivisa.

Proviamo, dunque, a fare ordine:
L’ex Convento di Santa Maria della Pietà, sito in via Discesa dei Bianchi nel quartiere Kalsa, è occupato da circa 10 anni da circa 20 famiglie che versano in una grave condizione di indigenza: tra loro ci sono molti minori, persone con gravi problemi di salute, persone disabili e anziane e giovani ragazzi con background migratorio. L’immobile – un bene di proprietà del FEC (Fondo Edifici di Culto), pertanto sotto la responsabilità della Prefettura di Palermo è ad oggi sotto sgombero, in quanto le condizioni dell’edificio sono precarie, come si evince dall’Ordinanza n. 159 del 13/10/2022 di messa in sicurezza emessa e firmata dal Sindaco Lagalla.

Negli anni, la Comunità Educante – Mandamento Tribunali (formata da varie associazioni, dalla scuola e da numerose realtà di quartiere), ha attivato percorsi di educazione formale e non formale, inclusione sociale, orientamento e accesso ai servizi per numerose famiglie del territorio, tra cui molte residenti nell’area soggetta allo sgombero. Con esse intercorre un rapporto di fiducia: sono le famiglie dei bambini e delle bambine che frequentano l’ICS Rita Borsellino, scuola presso cui hanno iniziato l’anno scolastico e dove partecipano a numerose attività che la scuola propone in rete con le associazioni e tutti gli attori del territorio.

In virtù di tale rapporto di fiducia, abbiamo intrapreso, negli scorsi mesi e insieme alle famiglie, un percorso di dialogo con il Comune, in particolare con l’Assessorato all’Emergenza abitativa, affinché queste persone non fossero lasciate sole e avessero delle reali alternative abitative, dignitose e adeguate a ciascun contesto familiare.

Inizialmente, è stato proposto dall’assessora Antonella Tirrito un intervento parziale: uno sgombero graduale dell’edificio (a partire dalla parte più ammalorata) così da mantenere temporaneamente la restante parte non pericolante a uso abitativo, e disporre dei tempi necessari alla presa in carico da parte dei Servizi sociali competenti per portare a compimento misure adeguate. Nonostante tre differenti Enti (Soprintendenza, Vigili del Fuoco e Ufficio Città storica) abbiano inizialmente confermato, in seguito ai sopralluoghi effettuati dai propri tecnici, che una parte della struttura non era a rischio crollo, la Prefettura ha ritenuto di procedere nella direzione dello sgombero rapido, in quanto la sopracitata Ordinanza di messa in sicurezza emessa e firmata dal sindaco Lagalla non faceva distinzione tra parti dell’edificio ma si riferiva alla struttura tutta. Senza un ritiro della stessa, dunque, non era possibile intervenire con uno sgombero graduale.

Abbiamo allora convocato, lo scorso 27 febbraio 2023, un’assemblea della Comunità Educante in Piazza Magione, in cui ha sede la scuola dove si riunisce la Comunità stessa, luogo simbolico per le tante lotte che, negli anni, hanno portato a una riappropriazione di quello spazio pubblico come luogo educativo, di cura e socialità.
In quella sede, l’assessora Tirrito ha affermato pubblicamente che le famiglie avrebbero potuto trasferirsi temporaneamente in un edificio per ospitalità temporanea in Corso Calatafimi e che intendeva trovare soluzioni definitive in tempi brevi ma, soprattutto, che non si sarebbe arrivati allo sgombero forzato, piuttosto alla presa in carico di ogni singola famiglia da parte dei Servizi sociali, avendo le famiglie dichiarato di voler uscire da questa condizione iniqua; il Comune, dunque, offriva la massima solidarietà alle famiglie e assicurava che non sarebbero state proposte Case Famiglia e che, in caso di alloggi distanti dal quartiere, sarebbe stato attivato tempestivamente un servizio navetta per garantire la frequenza scolastica.

Nel corso del mese di marzo, effettivamente, a 3 nuclei familiari, già iscritti alla Graduatoria Emergenza abitativa, è stata assegnata una casa e parrebbe che, ad altri 2 nuclei familiari, anch’essi già iscritti alla Graduatoria, dovrebbe essere assegnato a breve un alloggio. Tali notizie sono state apprese con gioia, fiducia e speranza, ma soprattutto come atti concreti e coerenti di quanto affermato dal Comune durante l’assemblea pubblica.

Nei successivi tavoli tecnici, svolti in Assessorato, ai quali alcuni rappresentanti della Comunità Educante hanno preso parte insieme alle famiglie, è stato dichiarato che l’unica disponibilità, per i restanti nuclei familiari ai quali non era stata assegnata la casa, era invece una struttura d’accoglienza dell’OPCER (Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini) di Boccadifalco; è stata prospettata come una soluzione temporanea, dovendo, nel frattempo, le famiglie essere seguite dai Servizi sociali in percorsi individualizzati, per trovare una soluzione abitativa adeguata e permanente. Si erano prospettate alcune condizioni e garanzie, tra cui non dover rispettare orari di entrata e uscita e avere servizi igienici a supporto degli spazi agiti dalle singole famiglie. Ovviamente è stato richiesto un sopralluogo per verificare le condizioni proposte. Dopo un’iniziale disponibilità, l’assessora Tirrito ha ritirato la promessa di poter effettuare un sopralluogo nella struttura, affermando che bisognava trasferirsi subito e che non vi fossero altre soluzioni: lo sgombero era imminente, e non vi era alcuna struttura/alloggio alternativi disponibili. Molte delle famiglie, sin da subito, non hanno accettato: è stato infatti assicurato loro che avrebbero potuto essere seguiti in questi percorsi individualizzati anche se non si fossero trasferiti nella struttura, e vista la lontananza dal quartiere in cui sono radicati, e l’inadeguatezza del posto ad accogliere interi nuclei, hanno trovato autonomamente soluzioni alternative di accomodamento temporaneo da parenti. Solo tre nuclei hanno in un primo momento accettato di trasferirsi nella struttura proposta, si è dunque concordato che, dopo che questi si fossero trasferiti e le restanti famiglie avessero autonomamente lasciato il convento, lo stabile sarebbe stato murato. Questi tre nuclei però sono immediatamente rientrati all’Ex Convento perché il posto non corrispondeva alla descrizione dell’Assessora, e non aveva le condizioni minime per potervi restare.

Il 17 aprile, giorno in cui era previsto il trasferimento dei soli tre nuclei aderenti presso la struttura OPCER, è stato pubblicato un comunicato del Comune di Palermo, che dichiara risolta la situazione delle famiglie senza dover ricorrere ad uno sgombero forzato. Il comunicato, oltre a fornire dati errati, ha generato confusione, non lasciando comprendere che la situazione è tutt’altro che risolta.
A seguito di tale comunicato, in data 20 aprile, sono sopraggiunti al convento Polizia e Vigili del fuoco pronti a murare lo spazio, quando ancora vi risiedono 8 nuclei familiari che non hanno ancora avuto modo di lasciare le proprie abitazioni, pur avendo iniziato ad attrezzarsi per farlo. Si è trattato di un momento di grande tensione e destabilizzazione del processo avviato, con una grave mancanza di tutela dei bambini e delle bambine che erano presenti in quel momento. Un uomo ha dichiarato di volersi dar fuoco.
Sempre il 20 aprile, subito dopo l’arrivo delle forze dell’ordine, è stato chiesto da alcuni Consiglieri comunali dell’opposizione in piena condivisione con l’Assessora Tirrito, dalle famiglie, dai/dalle rappresentanti della Comunità Educante e dagli/le attivisti/e di alcune sigle sindacali e movimenti di lotta per la casa, un tavolo in Prefettura per potere ottenere almeno qualche giorno in più prima che lo sgombero avvenisse. Nonostante i toni iniziali fossero pacifici e dialoganti, dopo il suo insediamento al Tavolo, la Prefetta ha utilizzato toni duri e accesi, dichiarando che la sola priorità restava l’incolumità fisica delle persone, pretendendo uno sgombero immediato, compromettendo così l’intero percorso condiviso e i diritti di ciascuna famiglia. La Prefetta, inoltre, con toni accesi, ha accusato la Comunità Educante, di doversi vergognare per avere quasi assecondato che le famiglie vivessero in una situazione di abuso e pericolo in attesa di trovare soluzioni adeguate e di essere addirittura artefici di strumentalizzazione delle famiglie stesse. Parole che sono gravi, pesanti e poco rispettose di un percorso di fiducia decennale portato avanti con il territorio.

A ulteriore aggravamento della situazione di caos e tensione che si respira all’interno dell’Ex Convento, in data 28 aprile è scoppiato un principio di incendio spento dai Vigili del fuoco, intervenuti prontamente.
Scriviamo oggi questa lettera per fare appello alla città, non solo per rendere pubblici e chiari i passaggi della vicenda ma soprattutto per rilanciare la comune responsabilità di tutte e tutti, istituzioni e non, e poter riprendere un dialogo per impegnarci nella tutela delle famiglie, così da far valere il loro diritto all’abitare: avere sì garantito un tetto e un luogo in cui vivere, ma anche poter mantenere i percorsi, i legami, le relazioni e le opportunità createsi nel contesto in cui hanno abitato negli ultimi 10 anni.
Pertanto crediamo sia importante mantenere una dimensione pubblica, invitando a mobilitarci per riprendere questo confronto urgente, a fronte delle responsabilità di cui tutte e tutti dobbiamo farci carico.


Comunità Educante – Mandamento Tribunali
ICS Rita Borsellino
APS booq
APS Handala
APS SEND
APS Vivi Sano ETS
Mare Memoria Viva Onlus
Asd Baskin Palermo
CSC Danilo Dolci
CESIE
Palma Nana
Casa di Paolo

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