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martedì, 16 Aprile 2024
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Io, “mentore” del giovane Modou, e quel film che racconta il dramma della migrazione

La riflessione di Francesco Macchiarella a partire dalla sua esperienza personale: "Ho visto 'Io Capitano' e mio figghiuozzu con non poche reticenze mi ha via via confermato in diversi aspetti ed episodi vissuti da tredicenne quanto descritto e raccontato da Garrone. Ma..."

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Sono grato alla Redazione de Il Mediterraneo24 per avermi chiesto di scrivere qualcosa a proposito della mia esperienza sul mondo dei migranti e cercherò nelle righe che seguono di descrivere l’enormità di emozioni che questa esperienza mi ha regalato e mi regala pressoché quotidianamente.

Per una di quelle interazioni via social che capitano nei nostri giorni, ho preso parte a un breve corso di formazione organizzato dalla sede di Palermo della Associazione Refugees Welcome, organizzazione indipendente che promuove la mobilitazione dei cittadini e delle cittadine per favorire l’inclusione sociale di persone rifugiate e migranti, e da lì – era l’inizio del2020 –  è cominciata la mia esperienza sul campo, allorché sono stato individuato dalle responsabili locali come possibile “mentore” del giovane Modou, oggi poco più che ventenne, arrivato dal Gambia in Sicilia da minore non accompagnato.

Le riflessioni legate all’argomento sono talmente vaste che, pensando a cosa metter giù in queste poche righe, le idee, le percezioni, i termini e modi in cui il tema viene percepito in Italia ma pure nel resto del Mondo Occidentale, mi hanno provocato un turbinio di idee.

Partirò banalmente da quanto mi ha provocato in termini di riflessioni quasi fuoritema la trasmissione Rai Caro Marziano. Per un paio di puntate il palermitano doc  Pierfrancesco Di Liberto in arte PIF ha condotto il pubblico attraverso il magico mondo dello street food di Palermo e in questo tour gastronomico tra panelle e arancine ci ha condotto pure davanti ai banchi gelato delle gelaterie più famose della città.

Direte che c’entra con l’argomento che staremmo trattando? C’entra, almeno così mi è venuto in mente, perché un assai noto gelataio palermitano ha illustrato con dovizia di particolari come quella prelibatezza per certi versi e per certi gusti di gelato di cui si va orgogliosi è una eredità assai lontana nel tempo della presenza araba in Sicilia nell’800. Tra le tante testimonianze monumentali e non solo di quella che indiscutibilmente fu una dominazione, per merito del ns gelataio devo ascrivere pure il gelato appunto.

L’influenza straniera nella cultura, nelle usanze anche alimentari, senza voler evocare dominii imposti secoli addietro è una ineludibile trasformazione della specie umana che oggi per merito del globalismo può essere una risorsa senza passare da guerre o dominazioni.

Sommessamente osserverei che quanto minori sono le intemperanze di origine religiosa, tanto più il territorio e l’umano che lo abita è coinvolgibile in modo sereno. Aggiungo che Papa Francesco (ed io non sono ascrivibile tra i cristiani ferventi e praticanti) costituisce un sicuro baluardo più di qualunque altro pontefice ricordi.

Altra riflessione di questi giorni deriva dalle vicende dei Signori Langoni atterrati pochi giorni addietro dal Mali dopo una prigionia di tre anni cui sono stati costretti da un gruppo di jihadisti legati ad Al Qaida. Cosa sappiamo del Mali e di come quel territorio sia devastato da guerre interne tra gruppi “animati” da fanatismo religioso che costringe il popolo alla fame e alla paura quotidiane?

E questo per quanti si scagliano contro lo “straniero” da ovunque provenga, che invocano blocchi navali, frontiere invalicabili o respingimenti anche violenti.

Quasi nessuna Nazione del mondo (virgolette) civilizzato è indenne da questa tentazione, anche se v’è da dire che la problematica non è di poco conto in specie per chi (tutti o quasi) dimenticano come i confini territoriali sono una seppur antichissima invenzione umana.

Di sicuro non trovo aggettivi allo stupore diciamo di sentire un ex Presidente USA e candidato alle prossime presidenziali parlare di continuare ad alzare muri e organizzare respingimenti militari.

L’interpretazione corretta oggi, dal mio punto di vista e nella consapevolezza che sia per niente facile, sarebbe quella di provare a metter in campo gli sforzi necessari ad affrontare il tema immigrazione come una possibile risorsa in una parte di mondo, quella in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere, che soffre sempre più una denatalità e un invecchiamento della popolazione inarrestabili.

Nella mia esperienza “sul campo” ho avuto modo di conoscere un altro ragazzo gambiano che ha preso parte al film Io Capitano di Matteo Garrone che dopo l’enorme successo di pubblico in sala ha incassato recentemente una candidatura agli Oscar che verranno assegnati tra qualche giorno.

Ecco, per avviarmi alla conclusione delle mie (sconclusionate?) riflessioni vi rassegnerò come, da vecchio cinefilo, ho visto il film pochi giorni dopo la sua uscita nelle sale e come abbia avuto modo di parlarne con il mio figghiuozzu Modou il quale con non poche reticenze mi ha via via confermato in diversi aspetti ed episodi vissuti da tredicenne quanto descritto e raccontato da Garrone. E così giusto appunto per provare a descrivere sentimenti ed emozioni, ho deciso, contrariamente a quanto avevo immaginato di fare, di non portare Modou a vedere il film.

Francesco Macchiarella

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