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sabato, 4 Dicembre 2021
EditorialiNella Sicilia che brucia indispensabile l'impegno dei cittadini per proteggere il territorio

Nella Sicilia che brucia indispensabile l’impegno dei cittadini per proteggere il territorio

Con questo articolo di Elvira Dragonia Vernengo, comincia la nostra campagna per la difesa del territorio siciliano dai roghi che, ogni estate, distruggono un patrimonio inestimabile

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Uno dei recenti roghi nelle Madonie

Avevamo capito subito che sarebbe stata un’estate drammatica per l’ambiente in genere ed in particolare per i boschi siciliani, noi del gruppo “Faciemu Scrusciu For Future”, oltre 100 associazioni ambientaliste siciliane riunite in un’unica battaglia.
Un omaggio al Friday For future, della meravigliosa Greta Thumberg, nato per protestare contro gli incendi boschivi siciliani. Con dentro il Coordinamento Salviamo i Boschi Sicilia, creato dopo che la riserva dello Zingaro venne data alle fiamme, il 29 agosto del 2020 e tantissimi altri. Ce ne rendemmo conto a marzo.
Alle prime riunioni in chat scoprimmo che bruciava la Cava grande del Cassibile, riserva naturale in provincia di Siracusa, poi fu il turno dell’oasi di Vendicari, sempre nel siracusano un pantano fondamentale per la migrazione degli uccelli, ad aprile fu il turno dell‘Agro di Monterosso Almo. Poi la cava Gria, il 22 giugno, le Cave di Cusa zona archeologica a Campobello di Mazara. Termini imerese. Bosco Scorace nel Golfo di Castellamare. Parco Libero Grassi Palermo…
Una lista enorme quella degli incedi boschivi in Sicilia, che fa paura. Una lunghissima sequenza di nomi, posti meravigliosi cancellati per sempre da un fuoco che devasta e distrugge.

Incendi dolosi e mancanza di prevenzione

Il 98 per cento degli incendi sono dolosi. Un dato che in tempi non sospetti, negli anni ‘80, allertò il giudice Rosario Livatino che scoprì delle truffe nei rimboschimenti, nella provincia di Agrigento.
Brucia tutta la Sicilia, in ogni provincia in una escalation di dati che crescono vertiginosamente, raddoppiando di anno in anno. Le responsabilità appaiono evidenti, mancanza di prevenzione, di sorveglianza e di vigilanza, disinteresse comune, un piano regionale per la prevenzione degli incendi che si rinnova di anno in anno, disatteso. Almeno completare per tempo la pulizia dei i viali parafuoco…  
Si dovrebbero premiare, a mio avviso, soltanto quelle regioni che spendono per prevenire e vigilare sugli incendi boschivi. Nessuna risorsa dovrebbe essere elargita a chi non riesce a fare una seria opera di prevenzione. Gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici non offrono nessuna possibilità di gestire le risorse boschive in questo modo approssimativo. Migliaia gli ettari di bosco in fumo, posti unici che attiravano i turisti con le loro incantevoli bellezze naturali.
Penso al bosco di San Matteo ad Erice dato alle fiamme di notte per non permettere ai Canadair di intervenire… Totalmente bruciato. Tutti questi roghi accelerano un devastante processo di desertificazione, già in atto in Sicilia.

I roghi tra il disinteresse della gente

Quello che sgomenta, oltre ai dati impressionanti sugli ettari di boschi bruciati e la perfetta inefficienza di chi dovrebbe averne cura, è l’assoluta mancanza di interesse per l’argomento del cittadino medio che si limita a generali invettive contro ipotetici nemici, senza chiedersi se quello che brucia esattamente non sia il suo futuro. La Sicilia con la sua vocazione al turismo gioca ogni anno nel periodo estivo gran parte delle sue possibilità: molto richiesto l’agriturismo, in una terra meravigliosa che trasuda storia e cultura.

Uno dei roghi degli ultimi giorni a San Martino delle Scale

Bruciano i parchi: mentre scrivo guardo, con occhi pieni di dolore, un video che mostra un bosco a Petralia Soprana avvolto dalle fiamme, il bosco di Savochelli, e un Canadair che non riesce a domarlo. Le Madonie devastate da incendi che si ripetono puntuali ogni anno. Mentre leggiamo sui giornali che gli operai forestali stagionali, assunti a giugno, i quali avrebbero dovuto terminare i lavori, sono stati licenziati. Mancano le risorse per pagare gli stipendi. In una continua emergenza. Ogni anno, migliaia di euro destinati al pagamento degli spegnimenti ad opera di Canadair ed elicotteri.
Bruciano anche i siti archeologici, bruciano le campagne e persino i centri abitati, con grave pericolo per la popolazione. A Gangi sempre nel territorio madonita sono morti bruciati diversi capi di bestiame. È bruciata Trabia, San Martino, il bosco di Casaboli, Monreale, Bolognetta, Trapani, Enna, Catania, un lido intero perfino e tantissimo altro. Muoiono gli animali che popolano i boschi, di fatto creando uno sconvolgimento nel delicato ecosistema del territorio. In un incubo senza fine. I dipartimenti regionali, preposti al controllo così come sono strutturati e con il personale attualmente a disposizione, non appaiono adeguati a fronteggiare quella che orami ha il ritmo infernale di una guerra dichiarata. La vigilanza sui luoghi assente da lungo tempo.

La proposta: l’impegno dei cittadini nella protezione del territorio dagli incendi

Si potrebbe provare ad affidare i luoghi ai cittadini che li abitano ricucendo con grande pazienza quel legame fondamentale che è sempre esistito tra l’uomo ed il proprio territorio in una simbiosi salvifica. Come lo chiama qualcuno volontariato di prossimità.
L’anno scorso nel mondo bruciarono sempre per volontà maligna dell’uomo luoghi simbolo del pianeta L’Australia, l’Amazzonia La Siberia. Ettari ed ettari di alberi perduti, in fumo. Tutta la Co2 contenuta dentro gli alberi libera nell’atmosfera. In una corsa sfrenata all’autodistruzione per interessi economici, come ha sottolineato la commissione dell’Onu per l’ambiente nel suo rapporto annuale, la situazione è da allarme rosso!
Rimarrà nella mia memoria la signora di mezza età del quartiere di periferia, della città dove abito, Palermo, dove avevano avvelenato dei meravigliosi ficus, seccandoli. Perché davano fastidio e dovevano essere eliminati. Freddati, come in una esecuzione di mafia. La approcciai mentre stava seduta con la sdraio di plastica a boccheggiare per il gran caldo, gli alberi abbassano la temperatura dei luoghi in un continuo interscambio con l’ambiente, davanti la propria modesta abitazione.  E le chiesi se sentisse la mancanza di quei giganti buoni. Lei, serafica, mi rispose che, finalmente, poteva vedere la strada, di cemento…
Io ed il mio gruppo a tutela delle alberature cittadine, Sos Emergenze alberi a Palermo, nel silenzio delle notti torride palermitane, giriamo in lungo e largo per annaffiare alberi esausti, con il nostro Movimento della bottiglia, lanciato dal nostro volontario Massimo Vella. Così vogliamo dare una speranza verde in mezzo a un patrimonio in fiamme.

Elvira Dragonia Vernengo
Ambientalista, coordina Sos Emergenze alberi a Palermo
Fa parte del gruppo Faciemu scrusciu for future
Animalista ed attivista per i diritti umani 

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