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domenica, 23 Gennaio 2022
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“La Pasta di Sicilia diventi Igp”, la proposta dell’Accademia

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Una Igp per la pasta siciliana. A lanciare l’idea della certificazione a indicazione geografica protetta della “Pasta di Sicilia” è Margherita Tomasello, presidente dell’Accademia Siciliana della Pasta, in base a quanto riporta “Europa e Mediterraneo”, settimanale dell’associazione Euromed Carrefour Sicilia. “L’Igp è un marchio accettato dalla Comunità Europea il cui obiettivo principale è di tutelare il consumatore dalle contraffazioni e dagli abusi certificando la qualità di un prodotto ma soprattutto il suo legame con il territorio», dice l’imprenditrice, la cui famiglia è stata proprietaria dello storico pastificio palermitano, che presenterà il disciplinare di produzione agli assessori regionali all’Agricoltura, Edy Bandiera, al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, e alle Attività Produttive, Mimmo Turano. “La nostra produzione, unica per le sue condizioni climatiche e per il metodo di lavorazione ispirato all’antica tradizione, garantisce un risultato di qualità superiore e non ha nulla da invidiare a eti-chette che sono più famose solo grazie ad un’abile strategia di marketing”.

La proposta. Nel documento elaborato dall’Accademia Siciliana della Pasta si legge che la pasta per l’Igp dedicato alla “Pasta di Sicilia” “dovrà essere ottenuta dall’impasto della semola di grano duro siciliano con acqua locale”. “I formati per il consumo sono diversi, tutti tipici, frutto della fantasia dei pastai e della tradizione”. Seguono le spiegazioni delle caratteristiche fisiche come l’aspetto esterno, il colore e la rugosità; di quelle chimiche e organolettiche e di quelle tecniche a partire dalla trafilatura in bronzo. Ogni fase dovrà essere monitorata per assicurare un alto standard all’intera filiera partendo dai produttori fino alle ditte per il confezionamento. Il processo produttivo, secondo la bozza del disciplinare elaborato dall’Accademia Siciliana della Pasta, comincia con l’impasto della semola di grano duro siciliano fino alla fase della gramolatura; si passa quindi alla trafilatura per raggiungere l’essiccamento a una temperatura tra i 40 e gli 80 gradi per un periodo compreso tra le 6 e le 60 ore. È questo il momento più delicato della lavorazione perché la pasta viene ventilata più volte con aria calda finendo il suo ciclo nel “raffreddatore” che stabilizza il prodotto a temperatura ambiente. L’ultimo passaggio è il confezionamento che dovrà essere effettuato nell’area di produzione entro 24 ore per evitare le perdite di umidità che potrebbero comprometterne l’odore e il sapore o perfino la rottura e il danneggiamento.

La reazione della Regione. “Sono favorevole all’iniziativa, perché fermamente convinto che, quando ci siano le condizioni di territorialità, di storicità e quanto altro che consentano ai nostri prodotti di giungere a marchio, si genera un maggiore valore aggiunto nella filiera rendendo sempre più remunerato il prodotto agricolo di base e sostenibile dal punto di vista economico l’attività agricola”. Lo ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera, circa la proposta di Tomasello. “Speriamo che ci siano le condizioni – e lo vedremo dalla documentazione che verrà presentata a supporto della proposta – che soddisfino il regolamento in materia per potere raggiungere questo obiettivo”.

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