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lunedì, 26 Settembre 2022
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Lampedusa, conclusa la missione di supporto di Msf

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Si è concluso l’intervento di Medici Senza Frontiere (Msf) sull’isola di Lampedusa, iniziato lo scorso 15 agosto per affiancare le autorità sanitarie locali durante gli screening medici agli sbarchi nel rispetto delle misure anti-Covid. Il team dell’ong, composto da medici, infermieri e mediatori interculturali, ha offerto supporto al personale dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo nella gestione dei codici rosso e nell’individuazione di pazienti con possibili sintomi da Covid-19 o con specifiche vulnerabilità. Segnalati ai medici dell’hotspot i casi più urgenti da seguire. Msf sottoporrà alle autorità competenti una serie di raccomandazioni per rafforzare i protocolli di sorveglianza sanitaria e identificazione delle vulnerabilità agli sbarchi e favorire il coordinamento tra i vari attori coinvolti. “Grazie al fondamentale ruolo dei mediatori interculturali al triage abbiamo potuto individuare malati cronici, persone che stanno seguendo o hanno bisogno di terapie e in generale qualsiasi tipo di vulnerabilità medica inclusi traumi e stati di gravidanza che abbiamo affidato alle autorità sanitarie competenti”, dichiara Elisa Galli, responsabile dei progetti Msf in Sicilia.
L’ong segnala che in due mesi di attività il team di Medici senza frontiere ha assistito 5.795 persone in 226 sbarchi. “Se l’80% delle imbarcazioni che ha raggiunto Lampedusa è partita dalla Tunisia – riferisce -, il 43% del numero complessivo di persone sbarcate proveniva dalla Libia, spesso a bordo di imbarcazioni fatiscenti”. I picchi di arrivo più rilevanti si sono registrati soprattutto dopo brevi periodi di maltempo: la giornata più impegnativa è stata quella del 20 settembre scorso, quando sono sbarcate a Lampedusa 732 persone con 26 imbarcazioni. “Gli screening agli sbarchi, che oltre alle condizioni dovute al viaggio hanno individuato donne incinte, malati cronici, persone con disabilità, vittime di tortura – segnala l’ong -, non solo dimostrano ancora una volta i traumi e le violenze subite da migranti e rifugiati in Libia, ma anche come sempre più persone decidano di raggiungere l’Europa per cercare un trattamento medico che nel loro paese di origine non riescono a trovare”.

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