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mercoledì, 28 Settembre 2022
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Con Ecoboost innovazione e ricerca nel Mediterraneo

A coordinare il progetto europeo sarà un ricercatore dell’Università di Palermo, Antonino Cusumano. Previste numerose attività di studio nel settore agricolo con particolare attenzione ad alcuni Paesi che si affacciano sulla riva sud e dell’Europa occidentale

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. Un progetto europeo che vede il coinvolgimento dei Paesi del Mediterraneo e dell’Europa occidentale per portare innovazione ed ecosostenibilità nel contesto agrario: ecco Ecoboost. A coordinarlo è stato chiamato Antonino Cusumano, ricercatore RTD-b e docente di entomologia agraria presso il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali dell’ateneo palermitano.

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Antonino Cusumano

Il progetto Ecoboost ha permesso all’Università di Palermo di raggiungere due traguardi storici ed importanti, ovvero il primo coordinamento di un progetto di tale entità e la valorizzazione di un ruolo quale quello del ricercatore RTD-b nella figura di Cusumano, designato coordinatore. È questo ciò che afferma con entusiasmo il professore Stefano Colazza, docente di entomologia generale e controllo biologico degli artropodi: “È il primo bando che vede un docente dell’ateneo di Palermo coordinare un progetto di tale portata nella figura di un ricercatore RTD-b, quindi di una persona in formazione che ha maturato esperienze in Olanda – riferisce Colazza –. Ciò è molto positivo nelle prospettive future di un ateneo che guarda alla internazionalizzazione”.

Il contesto pandemico e i cambiamenti dinamici nelle modalità di ricerca

Se da un lato la pandemia sembra non influire negativamente sulla modalità di comunicazione tramite le piattaforme di videoconferenza, dall’altro restano alcune preoccupazioni in merito all’eventuale dilungamento sulle tempistiche relative alle fasi successive di ricerca concreta sul campo nei paesi coinvolti: “Ci sono stati dei problemi ma non così grossi perché è comune che ci si incontra tramite videoconferenze sebbene per alcuni partner con cui siamo in stretto contatto era più auspicabile trovare dei punti di contatto fisici. Cosa che non è stata resa possibile. Però la corrispondenza in ambito accademico è spesso a distanza riferisce Cusumano -. I problemi potranno essere di natura pratica perché sono previsti dei campionamenti all’interno del consorzio e in quel caso dovremmo ragionare sul come farli e mi aspetto dei probabili ritardi dovuti a tale situazione”.

Anche i prof. Stefano Colazza ed Ezio Peri (docente di entomologia) ribadiscono le criticità collegate alla comunicazione a distanza tra i vari partner del consorzio e i postumi che ricadono nelle tempistiche progettuali: “A distanza le tempistiche si dilatano, per quanto i supporti informatici ci aiutano nella comunicazione è chiaramente diverso dal ritrovarsi in gruppi di 7-8 persone in una sede per un paio di giorni in una sede fisica con la possibilità di consultare le carte e tutto l’occorrente”, ricorda Colazza. “Le piattaforme sono limitate in termini di attività al tempo in cui le persone si vedono, speriamo che la situazione possa cambiare al più presto perché il vedersi di presenza influisce molto sia nelle tempistiche che nel lavoro”, riferisce Peri.

Obiettivi e finalità del progetto Ecoboost

Seguire la filosofia del Green deal europeo che mira alla riduzione dei pesticidi al 50% entro il 2030 incrementando la biodiversità funzionale all’interno della piccola azienda agraria attraverso diverse fasi di ricerca. Sono questi i punti chiave del progetto Ecoboost riferiti da Cusumano: “La politica europea con il Green deal lavorerà per ridurre l’utilizzo dei pesticidi al 50% entro il 2030 – riferisce –. Quindi bisogna provvedere alla implementazione di una strategia alternativa e tutto questo non può non passare dalla comprensione dei processi ecologici che si verificano negli agrosistemi”.

Il dottor Cusumano prosegue fornendo i dettagli delle varie fasi che verranno implementate nella ricerca: “Ci avvarremo di insetti parassitoidi, che sono insetti utili in quanto si nutrono degli insetti fitofagi dannosi alla coltura agraria. Nel progetto una linea di ricerca cerca di rendere l’azienda agricola un ambiente più confortevole per questi piccoli organismi. Sono previste infatti attività che mirano ad incrementare la biodiversità degli organismi utili attraverso l’utilizzo di piante erbacee spontanee che possono fornire alimento e rifugio a questi insetti – riferisce Cusumano -. Un’altra linea di ricerca mira a incrementare la biodiversità del suolo tramite l’utilizzo di microorganismi utili che possono rendere la pianta coltivata più resistente agli attacchi dei parassiti. Infine, la terza linea di ricerca si occuperà dalla biodiversità della coltura agraria attraverso all’utilizzo di ecotipi, delle cultivar di solanacee adatte agli ambienti mediterranei e che, di conseguenza, quindi hanno bisogno di bassi input energetici esterni. Attraverso queste pratiche agro-ecologiche, che impiegano differenti expertise complementari tra di loro si cercherà di raggiungere gli obiettivi preposti. Noi ci occuperemo della biodiversità funzionale per il servizio ecosistemico del controllo biologico. Altri partner, come per esempio l’Università di Reggio Calabria, si occuperà della biodiversità a livello di germoplasma agrario”.

L’impegno formativo e di sensibilizzazione nei confronti degli stakeholders operanti nel settore agricolo passa attraverso le analisi socioeconomiche: “Ci sono dei partner del Marocco, della Turchia che si occuperanno delle analisi socioeconomiche – riferisce Cusumano – perché spesso in agricoltura non è semplice introdurre innovazioni e pertanto serve capire quali siano gli aspetti su cui fare leva, informare gli agricoltori e dargli la consapevolezza che i pesticidi non si potranno utilizzare. Tramite una serie di indagini socioeconomiche si cercherà di capire come sarà possibile incrementare la biodiversità all’interno della piccola azienda agraria”, conclude Cusumano.

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