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sabato, 4 Dicembre 2021
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Danisinni, un libro e l’arcivescovo in visita a una “periferia”

Presentato il volume "Il Vangelo e la Strada" al circo Chapitò alla presenza di monsignor Corrado Lorefice, che ha visitato alcune famiglie del quartiere

Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. Storie di vita, di speranza, di spiritualità e di riscatto sociale, a Danisinni. Storie che dal loro racconto in un libro ritornano alla vita. Avviene nel quartiere palermitano in cui diverse persone con i propri rispettivi ruoli sociali si impegnano per aiutarsi l’un l’altro e fare comunità. In occasione della presentazione del libro “Il Vangelo e la strada”, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ne ha visitato le case e ne ha percorso le strade incontrando chi le vive. A firmare il testo è lo stesso presule con don Vito Impellizeri e con la sociologa Anna Staropoli. Ad accompagnare il vescovo lungo il cammino fra’ Mauro Billetta, parroco di Sant’Agnese, cuore pulsante del quartiere.

In visita a Danisinni, “periferia nel cuore della città”

Una visita per le strade e i vicoli dei una “periferia nel cuore della città”, tra la gente, nelle case, nella Fattoria Comunitaria della parrocchia di Sant’Agnese, all’interno del Circo Chapitò. Una visita con chi è impegnato a rigenerare una parte della città coinvolgendo coloro che la vivono quotidianamente: «Perché il Vangelo è la strada – ha detto mons. Corrado Lorefice rivolgendosi ai residenti e agli operatori sociali di Danisinni – e siccome Gesù ci ha detto “io sono la strada”, il Vangelo che annunciamo lungo ogni via, piazza o vicolo della nostra città è Gesù». Il viaggio tra le periferie delle “città contenute una dentro l’altra e che spesso non si incontrano, non si conoscono”, è stato suggerito dal volume Il Vangelo e la strada di cui mons. Lorefice è uno degli autori, un libro inteso come strumento di viaggio per camminare e conoscere, ascoltare e parlare, offrire proposte pastorali ma anche politiche “per una città, la nostra Palermo, che è come la Gerico del racconto evangelico”, come ha detto fra’ Mauro.

L’arcivescovo di Palermo in visita agli abitanti di Danisinni (Ph. Diocesi Palermo)

Dalla presentazione del libro alla condivisione dei contenuti

La strada percorsa a piedi dall’arcivescovo ha rivelato come la classica presentazione di un libro possa invece diventare la condivisione dei contenuti del libro stesso: con coloro che si incontrano lungo il cammino, con coloro che lungo quel tratto di strada scelgono di servire: come nel caso dei componenti della Comunità educante Zisa Danisinni, di Dorotea Passantino (responsabile dell’Ufficio Mediazioni e Giustizia riparativa del Comune di Palermo), delle mediatrici dello spazio di mediazione comunitaria, dell’attore e regista Gigi Borruso (direttore artistico del laboratorio teatrale “DanisinniLab”), dell’artista di strada Daniele Nash (“Chapitò Danisinni”), di don Sergio Ciresi (Vice direttore della Caritas diocesana).

L’impegno attivo delle educatrici e delle operatrici sociali a Danisinni

Tra gli educatori presenti, Roberta, che si occupa del progetto “Un villaggio per crescere”. «Il nostro obiettivo è quello di permettere ai genitori e ai bambini di trascorrere del tempo di qualità insieme, di mostrare ai genitori che basta veramente poco per poter trascorrere del tempo con i propri bambini, che una bottiglia di plastica può diventare uno strumento musicale, che davvero a livello economico non ci vuole tanto per rendere felici i propri figli, semplicemente dare loro del tempo».
Oltre al proprio impegno sociale, Roberta ha lanciato un grido di speranza nell’auspicio che si possa realizzare l’asilo nel quartiere perché possa garantire alle donne la possibilità di pensare anche agli impegni personali e lavorativi: «Sarebbe una opportunità non solo per i bambini ma anche per le mamme».

Il Teatro come cassa di risonanza delle storie dei singoli

Gigi Borruso ha ricordato come il mondo del teatro faccia da trait d’union tra le diverse storie di vita personali. Collega le persone provenienti anche dagli altri quartieri e crea un “noi” che si costruisce tramite il lavoro basato progressivamente su ogni singola sensibilità: «Il teatro crea comunità, siamo venuti qui, abbiamo fondato quel laboratorio teatrale proprio perché s’incontrassero le diverse città che vivono l’una dentro l’altra e spesso si ignorano. Si tratta di un processo educativo non soltanto per la gente che gravita a Danisinni ma anche per la gente che non è mai stata qui, e che incontra, attraverso il teatro, Danisinni. Il teatro lavora sul singolo perché si apra verso gli altri, il teatro crea un riconoscimento».

La nascita e la “rinascita”: il racconto di don Vito Impellizzeri

Il teologo don Vito Impellizzeri ha raccontato di avere vissuto una nascita e una “rinascita”. La prima, effettiva, a Pantelleria, la seconda, tanto simbolica quanto spirituale a Palermo: «Sono nato due volte: la prima volta sono nato nel 1971 a Pantelleria, la seconda volta sono nato nel Luglio del 2017 a Palermo, perché ho attraversato una terribile malattia, quando ho cominciato a insegnare a Palermo nel 2004 fino al 2017 io vivevo in seminario. Da quando sono rinato ho scelto Palermo,  ho imparato il tempo vero del vivere, ho provato a raccontare la vita partendo da Palermo la mia seconda città Natale».

Dall’ascolto delle periferie al discernimento comunitario

«Attraverseremo le strade della città  e ci lasceremo attraversare dai territori, ascoltando le persone che li abitano e ci lavorano – annuncia Anna Staropoli. Sarà un itinerario di viaggio per la città». La seconda tappa sarà nel quartiere Albergheria dentro il mercato dell’usato e con l’associazione Sbaratto che ricicla gli scarti ridandogli nuova vita, un mercato abitato da di culture diverse che vivono e lavorano li. Poi seguirà lo ZEN con un giro tra le insule incontrando alcune famiglie e associazioni sociali. Quindi, il CEP, Brancaccio e Conte Federico, il porticciolo di Sant’ Erasmo, il quartiere della Zisa e il Centro Tau, punto di riferimento di molti giovani, la comunita’ dei Laici Comboniani della Zattera che accoglie giovani stranieri.
Previsto anche un incontro tematico sui contenuti del libro alla libreria delle Paoline il 18 novembre alle 18 con le associazioni che lavorano con le fragilità sociali. «Si ascolteranno le persone e si raccoglieranno i loro bisogni e desideri su cui si farà un discernimento comunitario e sinodale».

Staropoli ha ricordato come l’attenzione alla quotidianità a 360 gradi possa far fuoriuscire le potenzialità dei singoli che vivono nei territori: «Le comunità vanno costruite dal basso e da dentro le realtà territoriali attraverso un processo di cura delle relazioni quotidiane e dell’anima collettiva, cercando di tirare fuori il meglio da ciascuno di noi. Danisinni ti fa sentire a casa perché ha un’anima nel quale tutti ci riconosciamo e ci sentiamo a casa. Accoglie tutti e offre a tutti qualsiasi sia la sua storia e la sua provenienza una cittadinanza umana».

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