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domenica, 23 Gennaio 2022
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Giornata contro la Tratta, le Donne di Benin City: “Non è solo schiavitù sessuale”

L'intervento durante la conferenza “(IN)VISIBILITÀ della Tratta di Esseri Umani. Spunti critici e riflessioni” a ItaStra, in occasione della Giornata europea contro questo fenomeno

Alice Marchese
Classe 1998, giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Racconta storie di giovani migranti, donne e progetti che vedono protagonista la Sicilia e non solo. Scrive anche per altre testate online

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PALERMO. “La domanda a cui dobbiamo rispondere è ‘Che significa tratta?’. Prostituzione o compiere lavori forzatamente? Essere indotti a fare qualcosa con violenza, oppure farlo perché si è riconoscenti?”. Questo è stato l’interrogativo con cui ha avuto inizio la conferenza “(IN)VISIBILITÀ della Tratta di Esseri Umani. Spunti critici e riflessioni”, che si è svolta nei giorni scorsi a Itastra Unipa Italiano per Stranieri in occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani.

Gli interventi alla conferenza contro la Tratta

L’incontro ha visto tante personalità che si sono distinte per la lotta dedita al riconoscimento dei diritti civili delle donne, uomini e bambini migranti. Tra loro, Rosa Inzerilli, presidente della Commissione Territoriale Riconoscimento Protezione Internazionale; Osariemen (Osas) Egbon, presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Donne di Benin City – Palermo Onlus”; Anna Ponente, direttrice del Centro Diaconale “La Noce” – Istituto Valdese; Enza Pisa, responsabile del coordinamento donne di Cgil Palermo; Maria Garro e Massimiliano Schirinzi dell’Università di Palermo; Margherita Maniscalco del Ciss Ong; Laura Nocilla della Casa dei Diritti, Comune di Palermo. E, ancora, Ibrahim Kobena, presidente della Consulta delle Culture, del Comune di Palermo; Dasililla Oliveira Pecorella, sempre della Consulta delle Culture del Comune di Palermo; Anna Alonzo di PRO.VI.DE. REGINA DELLA PACE e Centro Arcobaleno; Charlotte, presidente del Movimento Donne Ivoriane e, infine, Fabrizio Massaro, presidente del Pellegrino della Terra.

Quando la Tratta non è solo sesso: la testimonianza di Osariemen

Ad aprire il dibattito è stata Osariemen (Osas) Egbon. “Le vittime di tratta non sono soltanto vittime sessuali. Anche il lavoro in nero o chi viene sfruttato è tratta – ha detto –. Più volte ho spiegato cosa significa questa parola perché molte donne nigeriane sono convinte che se non lavorano in strada, sono libere. Invece non è così. So di una ragazza che lavora con un uomo che vuole dormire con lei in casa. Questo è tratta, perché lei ha bisogno di lavorare”.

Osariemen ha poi ribadito che la linea tra l’aiuto e approfittarsi della vulnerabilità di una persona è sottile. “Molte nigeriane non sono consapevoli di quanto sta accadendo perché sono convinte che quella persona stia facendo loro un favore perché le ha aiutate a fuggire dal loro Paese. Ed è difficile uscire da questo giro“. Diverse associazioni si occupano della denuncia, ma questo servizio è rivolto a donne che dichiarano quanto si verifica.

Cosa accade se si vuole denunciare la tratta?

A esporre nella pratica cosa accade al momento della denuncia è Rosa Inzerilli. “Abbiamo un foglio che la richiedente deve firmare se vuole essere risentita da un’associazione con cui abbiamo un protocollo di intesa – ha riferito -. Questo è rivolto alle donne però che vogliono essere aiutate. Forniscono le generalità ed è su base volontaria. Oltre l’audizione, viene redatto un verbale. Qualora la donna abbia paura, può essere elaborato un altro verbale che sia riservato e che rimanga in commissione. Perché di norma viene scritto nel provvedimento”.

Sono state introdotte delle novità che hanno nettamente superato il Decreto Sicurezza di Salvini. Riguarda la protezione non soltanto per gravi patologie psicofisiche, ma la prima volta anche patologia psichiche. È un traguardo non indifferente perché essere affetti da una malattia mentale, anche dall’epilessia, significa essere marchiati da uno stigma sociale.

Chi sono gli invisibili?

Donne, uomini, bambini migranti, disabili sono invisibili. Ma le persone ci sono. E affrontano quotidianamente il disagio di vivere in una società che non vuole vederli. Tanti sono i minori stranieri non accompagnati che vengono coinvolti nella tratta, costretti ad accettare condizioni di lavoro con retribuzione illegale perché sono senza documenti. “Sono visibili perché i fenomeni sono molto evidenti. Lo sappiamo attraverso le statistiche, ma dietro i numeri c’è tutto, c’è una vita intera”. A dirlo è stata Anna Ponente.

Un superamento del Decreto Sicurezza è anche l’articolo 8 della Cedu, che riconosce una protezione speciale per la violazione dei diritti umani della persona. Questo conferisce alla parte lesa il diritto di avere un permesso di soggiorno di 2 anni perché si è integrata nel Paese.

L’invisibilità quando non c’è riconoscimento di diritti

Secondo Enza Pisa, si devono creare alleanze con le scuole. “Che l’asilo nido sia pubblico senza rette”, propone. Anche la libertà economica garantisce la potenza dello status. Lo ha affermato Laura Nocilla: “Se hai la possibilità di esercitare un lavoro dignitoso, ti salvi dalla tratta a cui sei soggetto”.

Ad intervenire anche Maria Garro e Massimiliano Schirinzi che attraverso la realizzazione di una presentazione hanno dato “voce al trauma”, sottolineando quanto sia essenziale eliminare la domanda che sta alla base di questo mercato fatto di storie, persone e diritti negati.

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