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domenica, 4 Dicembre 2022
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Giovani universitari in campo contro la mafia: a Porticello il ricordo di Beppe Montana

La commemorazione ha coinvolto la società civile, che di solito non è presente alle celebrazioni per l'anniversario dell'uccisione dell'ex capo della Catturandi. L'iniziativa con il questore Laricchia partita da uno studente

Giorgio Pace
Giorgio Pace
Studente della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo, impegnato nel sociale. È co-fondatore di "AmUnì", un'associazione che vuole supplire all'assenza di rapporto tra gli universitari e il mondo del sociale, attraverso l'organizzazione di seminari, convegni e iniziative di volontariato. Da settembre 2020 collabora con "Il Mediterraneo 24"

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PORTICELLO. La sera del 28 luglio 1985, 37 anni fa, il capo della sezione “Catturandi” della Polizia di Stato, Beppe Montana, veniva freddato a colpi di pistola in pieno volto al porticciolo di Porticello, mentre era di ritorno da una gita in barca con la fidanzata.

Ogni anno, però, il momento di commemorazione organizzato per l’anniversario dell’eccidio vede la partecipazione delle sole autorità civili e militari, oltre che della Polizia di Stato, venendo invece per lo più disertato dalla società civile. È sulla scorta di questa considerazione che Giuseppe Iossa, 19 anni, studente al primo anno del Corso di Studi in Giurisprudenza dell’Università di Palermo, ha preso l’iniziativa di organizzare una manifestazione antimafia indirizzata proprio alla società civile.

L’iniziativa

Promotrice dell’evento è stata l’associazione universitaria “ContrariaMente – RUM”, da 18 anni attiva all’interno dell’Università di Palermo e avente come mission quella dell’antimafia.

La manifestazione è stata pensata come una “chiacchierata tra amici”, nel corso della quale ciascuno dei presenti poteva intervenire rispondendo alla domanda “Basta il ricordo per sconfiggere la mafia?”.

Tra gli intervenuti hanno figurato anche ospiti illustri, quali il Questore di Palermo Leopoldo Laricchia e i giornalisti Aaron Pettinari e Salvo Palazzolo, rispettivamente di Antimafia Duemila e La Repubblica. Presenti anche i giovani dei movimenti antimafia “Our Voice” e “Attivamente” e dell’associazione universitaria “RUM – Rete Universitaria Mediterranea”.

Il dibattito ha avuto luogo presso la trattoria “Franco u Piscaturi”, nella piazza di Porticello. L’attività commerciale è stata lodata da Salvo Palazzolo per il coraggio nell’ospitare un’iniziativa del genere che, nel territorio di Porticello, non si era mai svolta. Proprio il tema del mancato decentramento delle manifestazioni antimafia è stato affrontato nel corso del dibattito, così come è stato sottolineato che il miglior antidoto alla mafia sia proprio la presenza sul territorio: tanto delle istituzioni, quanto delle associazioni e dei movimenti antimafia.

Gli interventi

Nel suo intervento Palazzolo ha ricordato il ruolo fondamentale degli studenti nella lotta alla mafia, tema caro anche allo stesso Montana. Il giornalista, infatti, aveva conosciuto il commissario perché ospite nel suo liceo qualche mese prima di morire.

Aaron Pettinari ha, invece, parlato anche del dannoso ruolo che talvolta anche la categoria dei giornalisti ha giocato nella lotta alla mafia, contribuendo alla costruzione del falso mito che la mafia sia finita e che non sia più un pericolo. In realtà, il fatto che essa non debba più ricorrere alle armi altro non è che il segnale di una presenza ancor più subdola e, dunque, economicamente fruttuosa.

Il Questore Laricchia ha poi evidenziato come il ricordo, seppur non sia sufficiente, è importante e fondamentale per agire coscienti di ciò che è stato. Laricchia ha tenuto a ricordare che la legislazione antimafia costata tanto sangue sia da maneggiare con cura: tanto all’interno delle Aule parlamentari, quanto negli uffici pubblici.

La manifestazione ha visto anche l’intervento dell’attivista del movimento “Our voice”, Marta Capaccioni, la quale ha messo in parallelo la delegittimazione dei martiri di ieri con quella dei diversi magistrati a cui oggi pervengono minacce di morte da parte delle mafie, come Nicola Gratteri e Nino Di Matteo. La memoria, quindi, è anche l’antidoto che ci permette che un passato tanto funesto non abbia più a ripetersi.

Hanno chiuso l’evento gli interventi dalla platea di alcuni Consiglieri comunali di Santa Flavia, di un pescatore del luogo e le repliche del Questore.

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