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mercoledì, 28 Settembre 2022
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La comunità venezuelana siciliana in festa per il suo beato

I devoti venezuelani, provenienti da diverse città siciliane, si sono radunati a Palermo per rivolgere le proprie preghiere a Jose Gregorio Hernandez Cisneros, “Dottore dei Poveri” e ponte tra laicità e spiritualità

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO.  La comunità venezuelana siciliana ha commemorato e celebrato, lo scorso 29 giugno, il 103° anniversario della Pasqua del beato José Gregorio Hernandez Cisneros. Una data che ha tre valenze: da un lato, ricorda infatti la data in cui si laureò in medicina e il giorno della sue morte avvenuta Caracas mentre si stava recando per portare delle medicine ad una persona malata, dall’altro si collega alla festa dei Santissimi Pietro e Paolo Apostolo ai quali egli era devoto.

Un  “Dottore dei Poveri”, ponte tra laicità e spiritualità cristiana

Un medico che, sulle orme del buon Samaritano, ha assistito gli ultimi e gli invisibili della società con amore e dedizione mettendo nel suo operato la fede e l’amore. È questa la storia del beato Josè Gregorio Hernandez Cisneros, nato il 26 ottobre del 1864 a Isnotù, in Venezuela che, preso dalla passione per la medicina, si iscrisse alla facoltà di medicina di Caracas approfondendo le conoscenze delle lingue straniere e operando al servizio delle persone in stato di necessità. Un laico che diventa esempio di trait d’union tra la fede e la scienza.

Entusiasto ed emozionato RP. Martin Antonio Solano Quintero CGM, Superiore provinciale dei padri  Eudisti in Venezuela giunto a Palermo per celebrare la messa: “Per noi venezuelani è un giorno molto importante, ricordiamo la Pasqua, il passaggio da questa vita alla vita eterna del dottor José Gregorio Hernandez, è importante perché in primo luogo è un uomo di Dio, è un laico, non è religioso e ha vissuto la sua vita da vero Cristiano insieme al suo lavoro di professionista della salute unendo la  scienza   alla fede e da laico mostrando al mondo che può essere un buon professionista ma anche io posso essere un buon e vero cristiano – precisa Solano Quintero – per sua intercessione Dio ha fatto tanti miracoli e tante guarigioni in tante persone è chiamato il “dottore dei poveri” perché sono tanti che chiedono attraverso il Beato José intercedere per la salute

Il processo di canonizzazione del Beato José Gregorio

Un processo di canonizzazione ancora al vaglio delle istituzioni ecclesiali che si auspica possa concretizzarsi al più presto, è questa la speranza del popolo Venezuelano: “Il 30 aprile del 2021, quando venne annunciata la beatificazione del dottor José Gregorio Hernandez, il popolo venezuelano assieme alla Chiesa hanno saputo vivere intensamente questo momento unico pieno di emozioni uniche considerando le tante difficoltà che attraversa il nostro paese – ricorda Solano Quintero – il processo di canonizzazione è già in atto, c’è un miracolo , avvenuto negli Stati Uniti che si presenta alla causa della santificazione per determinare se questo sia effettivamente un miracolo, qualora approvato, la canonizzazione sarà fatta entro l’anno, in alternativa l’anno successivo. Vi è un iter ben preciso, prima vi è la presentazione del miracolo, poi vi sono gli accertamenti che faranno a Roma ed infine il Santo Padre proclama la Santificazione ed è ciò che tutti noi ci aspettiamo”.

L’incontro con la comunità Venezuelana di Palermo

Un incontro casuale quello avvenuto tra padre José  Antonio Sabino Reyes, CGM, parroco della chiesa di Nostra Signora della Consolazione, e i venezuelani presenti nella città di Palermo che hanno “creato” un senso di fare comunità bidirezionale, ovvero spirituale e culturale: “Il Superiore Generale della Congregazione di Gesù e Maria, padre Jean Michel Amouriaux, mi ha inviato in questa missione di Palermo, per fondare la nostra comunità insieme ad altri fratelli sacerdoti della provincia “Minuto de Dios” e la provincia di Colombia, come evangelizzatori e formatori.  Ho trovato questa comunità venezuelana, anzi, sono loro che mi hanno trovato e abbiamo preparato questa celebrazione – dichiara padre Josè Antonio -. Per loro è stato importante che un sacerdote venezuelano potesse celebrare in spagnolo l’eucarestia, presiedere questa importante celebrazione e onorare il beato Jose Gregorio, primo laico in cammino verso la santificazione, è un’emozione unica”.

Padre José Antonio ricorda con commozione i momenti delicati in cui aveva contratto il Covid nei primissimi giorni della sua permanenza a Palermo e la sua devozione mariana nonché l’intercessione del beato dottor José Gregorio che lo hanno aiutato nella guarigione: “Sette giorni dopo il mio arrivo a Palermo ho preso il Covid e ho chiesto a Dio, alla Madonna della Consolazione e la intercessione del Beato Dottor José Gregorio per la mia salute. Sono miracolosamente guarito dopo 33 giorni di permanenza nel reparto di  terapia intensiva dell’Ospedale Cervello, un fatto che mi ha aiutato a essere più forte nella fede”, termina padre José Antonio Sabino.

Ledy Lombardo e la reliquia del Beato José Gregorio

Ledy Lombardo, italo-venezuelana  residente in Italia da anni, è colei che ha fortemente voluto la creazione di un ponte “spirituale” tra la Sicilia e il Venezuela attraverso l’arrivo della reliquia “ex ossibus” del beato Josè Gregorio Hernandez: “Per noi la reliquia rappresenta un simbolo di speranza, di aiuto per andare avanti – dichiara Ledy – l’abbiamo fatta pellegrinare nelle varie case, per proseguire nelle varie località siciliane partendo da Balestrate per poi andare a S. Ninfa, Salemi, Sciacca, Bagheria, Caltanissetta eccetera”. 

La fedele italo-venezuelana ha inoltre ricordato la  collaborazione con Don Francesco Giannola, sacerdote della chiesa Sant’Elena di Balestrate: “Ho dato in custodia la reliquia pellegrina della Sicilia del beato José Gregorio Hernandez a don Francesco Giannola perché vi è una grande comunità di italo-venezuelani – precisa Ledy –, rimarrà in Sicilia e può arrivare in altre città, basta inviare una e-mail a Don Francesco Giannola con la data per la quale si vorrebbe la disponibilità e congiuntamente con lui ci occupiamo degli aspetti logistici”.

Sono previste altre tappe che porteranno la comunità venezuelana che conta circa 700 persone in Sicilia   a radunarsi in fede e convivialità tra gioie e speranze di un popolo ricco di mille tradizioni fortemente legato alla propria radice Cristiana che unisce ogni divergenza fortificando il senso di fratellanza e reciprocità.

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