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martedì, 27 Settembre 2022
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La strage di via d’Amelio trent’anni dopo, il ricordo di Palermo

Presenti giovani provenienti anche da altre città. Immancabile la presenza del Movimento delle Agende Rosse che da sempre porta avanti la battaglia per la verità di quanto accaduto

Gaia Garofalo
Gaia Garofalo
Classe '97, palermitana doc ma cittadina del mondo. Laureata in Educazione di Comunità, amo raccontare storie nell'ambito della promozione sociale e non solo

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PALERMO. Il 19 luglio 1992 è stato ucciso il magistrato Paolo Borsellino, insieme ai cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. È accaduto in via D’Amelio, mentre si stava recando a casa della madre e della sorella Rita. Erano trascorsi solo 57 giorni dalla morte dell’amico e collega, Giovanni Falcone, tant’è che nella sua ultima intervista, Paolo Borsellino parlò della sua condizione di “condannato a morte”.

Nonostante il tempo sia ormai passato da quel pomeriggio afoso, non è mai passata la rabbia dei palermitani onesti che chiedono, dopo trent’anni, una legittima giustizia e verità degli accadimenti.

A seguito di quella terribile annata del ’92, tutta la città insorse, scese nelle piazze e questo, accade ancora oggi.

Sono tantissimi i giovani e le famiglie che si stringono ogni anno, da trent’anni, all’ennesimo tragico evento che sconvolse la Sicilia e l’Italia tutta. Alcuni ragazzi e ragazze provenienti dalle città italiane hanno raccontato la loro esperienza e le loro emozioni.

<<Noi non siamo qui solo per commemorare delle morti, ma soprattutto per celebrare le loro vite e il loro operato e continuarlo>> dice Valentina, appartenente ad un gruppo scout di Martina Franca. Poi c’è Thierno Mbengue, volontario del movimento culturale Our Voice, che si è trasferito dall’Emilia Romagna a Palermo e porta già nel cuore le battaglie d’ingiustizia che hanno segnato questa terra.

Immancabile la presenza del Movimento delle Agende Rosse che da sempre porta avanti la battaglia per la verità di quanto accaduto. A tal proposito è Giuseppe Castronovo a farsi porta voce lanciando un messaggio alle nuove generazioni: <<Queste giornate sono importanti perché grazie ad esse si allena la memoria di ciò che è stato fatto, si impara a non dimenticare e a non tralasciare la giustizia>>.

Dopo trent’anni, anche chi non ha un ricordo, non ha dimenticato. Le madri e i padri non hanno ancora consegnato una verità ai loro figli, ma questi ultimi non hanno mai smesso di pretenderla. Questo significa solo una cosa: le idee restano e camminano, per davvero.

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