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lunedì, 26 Settembre 2022
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Non solo vini. Con “Donne del Vino” un faro acceso sulle vittime della violenza di genere

Dal 2018 dopo il femminicidio della sommelier friulana Donatella Briosi, socia delle Donne del Vino, nasce l'impegno dell'associazione nazionale. Intervista alla presidente della delegazione regionale Roberta Urso, che ci parla anche di un altro progetto rivolto ai giovani professionisti dell'enoturismo

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"

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AGRIGENTO. L’associazione nazionale “Le donne del vino” si occupa ogni giorno non soltanto di promozione di vini e territori ma di far crescere sempre di più il ruolo della donna e darle centralità nel settore vitivinicolo, molto importante per l’economia italiana.

Due progetti nel mondo del sociale e dell’educazione. Ce ne parla a Il Mediterraneo 24 la presidente della delegazione siciliana e responsabile PR e Comunicazione per Cantine Settesoli di Menfi, Roberta Urso.

Accanto a “Le donne del vino per le donne”, la campagna promossa per la sensibilizzazione contro la violenza di genere, che coinvolge attivamente le 900 socie nazionali delle Donne del Vino, c’è il progetto “D-Vino”, rivolto ai ragazzi degli istituti turistici e alberghieri italiani per la formazione dei professionisti del settore dell’enoturismo.

LE DONNE DEL VINO PER LE DONNE

“La campagna rivolta alle donne nasce dopo il femminicidio di Donatella Briosi, nel 2018, nostra socia, una sommelier friulana, barbaramente uccisa dal marito”, spiega Roberta Urso. “Da allora, noi tutte 900 donne del vino italiane abbiamo fatto una promessa: quella di mantenere sempre acceso il faro su questo tema, purtroppo annoso. Come? Alla nostra maniera. Con eventi in cui si parla di violenza di genere. Stasera, a Menfi, lo abbiamo fatto con la scrittrice, drammaturga e regista Luana Rondinelli, con il suo libro “Fimmine. Disamina teatrale dell’essere donna” e con l’associazione di volontariato a sostegno delle donne in difficoltà e vittime di violenza Palma Vitae di Castelvetrano, con un pò di leggerezza, tra arte, teatro e musica, per sensibilizzare sull’argomento”.

Sul sito delle Donne del Vino, un pulsante “#Tunonseisola”, dedicato alle donne in difficoltà in cerca di aiuto. “Abbiamo creato una rete con i centri antiviolenza nazionali. Una donna in difficoltà, cliccando su questo pulsante verrà messa immediatamente in contatto con il centro più vicino, in base al territorio e alla zona di residenza. Per avere aiuto, assistenza, conforto e supporto”, spiega Roberta Urso. La donna del vino fa capire così alle altre donne che non sono da sole.

IL PROGETTO DI FORMAZIONE “D-VINO”

Altro progetto ma rivolto all’educazione dei giovani è il progetto “D-Vino”, per la formazione dei professionisti dell’enoturismo. “Altro tema che ci sta a cuore è quello dei giovani. Insieme alla presidente nazionale Donatella Cinelli Colombini, che ha appena pubblicato un libro sull’enoturismo italiano, ci siamo rese conto che manca personale nell’accoglienza e nell’ospitalità, nella mescita e nelle visite guidate, del nostro settore. Una professionalità legata ad una conoscenza profonda del vino che racconta territori e storie di vita”.

Il progetto avviato già in tre regioni pilota, Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia durante il prossimo anno scolastico 2022/2023 vedrà un’ultima fase di sperimentazione e l’estensione a tutte le regioni italiane prima che passi nelle mani dirette del Ministero dell’Istruzione in modo che il vino diventi materia di studio, al pari della geografia, della storia e la matematica.

In Sicilia, sotto la guida di Roberta Urso sono stati coinvolti l’Istituto Alberghiero “Ignazio e Vincenzo Florio” di Erice, in provincia di Trapani, l’Istituto commerciale per il Turismo e professionale per l’ospitalità alberghiera “Enrico Medi” di Randazzo, in provincia di Catania e l’Istituto superiore per i servizi turistico-alberghieri “Don Calogero Di Vincenti” di Bisacquino, in provincia di Palermo.

Progetto “D-Vino” all’Istituto Ignazio e Vincenzo Florio di Erice (Trapani)

“Tutto questo rientra nel nostro slogan ‘Non diteci che non si può fare’. Abbiamo lavorato tanto. Ci presentiamo sempre in squadra e questo fa tanto. C’è tanto interesse, curiosità e voglia di saperne sempre di più, da parte dei giovani. Il vino è un mondo. È un universo. La nostra Sicilia è un continente vitivinicolo che va scoperto, che va ogni giorno tutelato, e naturalmente comunicato”, conclude Roberta Urso.

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