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mercoledì, 28 Settembre 2022
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“Sono bambina, non una sposa”. Ciclo di incontri di Mete Onlus

L’iniziativa, patrocinata dall’Assemblea regionale siciliana, vedrà la partecipazione delle comunità migranti. Con la conduzione della presidente di Mete Onlus, Giorgia Butera, e il supporto del console onorario del Ghana per Sicilia e Calabria, Francesco Campagna

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. Si intitola “sono bambina, non una sposa” il ciclo di incontri ripartito in 3 giorni con la partecipazione attiva delle comunità migranti presenti nel territorio regionale e di coloro che provengono da migrazione forzata. L’obiettivo è quello di diffondere, sensibilizzare, educare alla conoscenza e alla libertà. È questa l’iniziativa promossa da Mete Onlus che avrà luogo dal 9 all’11 marzo.

Il ruolo delle scuole nella prevenzione dei matrimoni precoci 

Il fenomeno in esame è quello delle spose bambine e dei matrimoni precoci forzati: può essere arginato attraverso il ruolo attivo delle scuole nella società a partire dal monitoraggio del fenomeno della dispersione scolastica: “Le scuole hanno certamente una capacità rilevante di monitorare questo fenomeno per esempio  a partire dalla  dispersione scolastica – riferisce Giorgia Butera, presidente di Mete Onlus –. Noi riceviamo molte segnalazioni dalla zona di Brescia dove c’è una forte presenza della comunità pachistana ma anche nel nostro territorio accogliendo migrazione forzata – prosegue Butera –. Quindi le scuole possono effettivamente restituire ciò che accade partendo dal monito sull’assenza”.

L’impegno sul fronte normativo e le partnership internazionali

Dall’ascolto nelle audizioni delle istituzioni parlamentari volte alla sensibilizzazione e alla concretizzazione di norme finalizzate alla tutela dei diritti delle bambine al networking internazionale maturato nelle varie realtà istituzionali globali, Butera racconta come questo percorso, talvolta difficoltoso, abbia portato dei risultati migliorativi rispetto alle tante indifferenze del passato: “Nel 2019 sono stata partecipe di due audizioni in Senato, rispettivamente nella commissione straordinaria diritti umani e nella commissione giustizia con il fine di far approvare l’emendamento in Italia del matrimonio forzato quale reato – riferisce Butera –. Prima non veniva considerato ed è stato inserito della legge del codice rosso, sicuramente c’è molto da fare anche legalmente  – continua Butera –. Noi abbiamo al nostro fianco l’avvocato Francesco Campagna, console onorario del Ghana per la Sicilia e la Calabria. A livello internazionale ho partecipato numerose volte al Consiglio di Ginevra e ho fatto mio questo appello ‘STOP SPOSE BAMBINE, STOP MATRIMONI PRECOCI e FORZATI TEMPORANEI’. Una donna, una bambina istruita, sarà libera con il suo futuro. Così ho concluso l’intervento perché il diritto negato, primario oltre a quello della vita, è l’istruzione per l’appunto. Queste bambine non proseguiranno il loro percorso di studi proprio perché il sapere viene temuto tantissimo, perché è un qualcosa che suscita sentimenti di libertà, riflessione, coraggio. E questo non viene accettato. Pertanto come postumo vi è quello di non istruirle. Dal 2015 Noi facciamo parte della organizzazione non governativa Girls not Brides e siamo tra le organizzazioni civili che intervengono in materia”.

I punti chiave dell’iniziativa e le attività future

No alle forzature che negano il diritto alla spensieratezza, a essere donne libere, serene di vivere e di costruire i propri sogni: è questo il messaggio che vuole fare trasparire questo ciclo di incontri sul tema delle spose bambine: “La scelta di contrarre matrimonio o qualunque forma di unione sentimentale-sessuale deve appartenere al libero arbitrio, frutto di libertà personale – dichiara Butera –. Noi siamo diventate un punto di riferimento, veniamo contattate attraverso i social. Non è facile, ma abbiamo conquistato la fiducia perché non abbiamo mai spostato l’attenzione per ciò che concerne un tema così delicato che seguiamo dal 2014 – prosegue Butera -. Queste tre giornate saranno fondamentali perché incontreremo varie comunità. In particolare, ci sarà un incontro venerdì pomeriggio a San Francesco in cui vi sarà un momento di riflessione e di restituzione – continua Butera esprimendo uno degli obiettivi macro per il futuro, quello di poter realizzare un osservatorio specifico –. L’obiettivo macro è quello di istituire un osservatorio nazionale sul tema affinché ci siano delle linee guida e di intervento per contrastare il fenomeno”.

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