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giovedì, 2 Febbraio 2023
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Un cammino comune: italiani e migranti in marcia nel segno della pace a Palermo

Promossa da diverse organizzazioni, l'iniziativa ha visto numerosi partecipanti. L'arcivescovo Corrado Lorefice: "Siamo responsabili del bene che va costruito insieme"

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di Serena Termini
PALERMO

La marcia, di un popolo variegato, partecipata da tante presenze italiane e straniere, in modo silenzioso e composto, ha invocato ancora una volta la Pace nel mondo. In questo modo, ieri pomeriggio davanti al teatro Massimo,  per la Giornata mondiale della Pace, la comunità di Sant’Egidio insieme a tante comunità, i movimenti e le associazioni di ispirazione laica e cristiana dell’arcidiocesi di Palermo, il Centro Diaconale Valdese “La Noce” e i padri domenicani e francescani, si è ritrovata insieme per testimoniare, come ha detto papa Francesco, che “nessuno può salvarsi da solo”.

La marcia è stata aperta dalle famiglie ucraine ospiti a Palermo presso i frati francescani. Il corteo,  portando delle candele accese, da p.zza Verdi si è diretto poi presso la basilica di San Domenico dove è stata celebrata la liturgia per la pace nel mondo, per i profughi, i rifugiati e le vittime di ogni guerra.
Oltre alle famiglie ucraine, hanno partecipato diverse persone di origine straniera che hanno vissuto in paesi martoriati dalle guerre.

Sono a Palermo da quasi sei anni – ha raccontato Mille, una giovane eritrea di 40 anni – e da 17 anni in Italia. Da un anno ho trovato lavoro e, per adesso, abito nella casa dei padri francescani. Nel mio Paese da tanti anni manca la pace e proprio a causa della guerra tutta la mia famiglia è dispersa in varie parti del mondo. La pace è possibile ma ci vuole la volontà delle autorità di portarla avanti per il bene e la vita di tutti i popoli che soffrono violenze e devastazioni di ogni tipo. Quello che intanto possiamo fare oggi è di pregare e sperare nel raggiungimento di una pace possibile“.

Ad introdurre e dare il via alla marcia è stato l’arcivescovo Corrado Lorefice che ha rivolto il suo saluto ai presenti. “Siamo particolarmente responsabili del bene che va costruito insieme – ha detto l’arcivescovo Corrado Lorefice -. C’è la follia di chi sceglie la guerra. Non esistono guerre giuste perché la guerra è semplicemente irrazionale e cieca. Chi decide di fare la guerra non vede i bambini che muoiono, le ferite che squarciano i corpi, gli ospedali che traboccano di persone mutilate; non vede che, una volta entrati nel regno della morte, tutti i cadaveri sono uguali, al di là del colore della pelle e della appartenenza geografica perché appartenenti ad una unica umanità. Siamo davanti ad una cecità profonda. Sappiamo che, in primo luogo si vede e si sente con il cuore, per cui ogni dichiarazione di guerra è un infarto per l’umanità che atrofizza la mente. Papa Francesco ci ricorda di mettere al centro di tutto sempre la parola ‘insieme’ per costruire la pace, garantire la giustizia e superare gli eventi dolorosi. Invochiamo e preghiamo Dio affinchè trasformi i nostri criteri abituali in interpretazioni belle delle realtà del mondo. Dio vuole che ci teniamo tutti per mano per continuare a mantenere viva la fiammella della speranza perché solo la vita genera vita. Dio, in ogni suo nome è la nostra pace“.


L’evento, come ogni anno, è stato promosso dalla comunità di Sant’Egidio. “Siamo persone che non si rassegnano – ha sottolineato Vincenzo Ceruso della comunità di Sant’Egidio di Palermoalla ineluttabilità della guerra. La guerra, purtroppo, è tornata nelle cronache delle nostre città; è tornata come qualcosa che a molti sembra inevitabile. Noi pensiamo che non sia così perché la storia ci insegna che possiamo invece, come uomini e donne di fede, avere un ruolo di pace anche nella costruzione attiva di questa. Nello specifico, la nostra città ha tante ferite che conosciamo come quelle dettate dalla violenza, dalla mafia e dalla presenza di una povertà che cresce sempre di più. La pace è, pertanto, un percorso da costruire anche attraverso la solidarietà e l’impegno per la cura del bene comune. Per questo, occorre ritornare in mezzo alla gente per abitare la storia e raccogliere di più le domande, le angosce ma anche le speranze delle persone. Ci salviamo soltanto se proviamo a costruire insieme una fraternità più larga che sia universale e punti a costruire ogni giorno il tessuto della pace nella nostra città“. 

La vera pace non usa mai armi – ha aggiunto p. Giacomo Ribaudo, tra i preti diocesani partecipanti alla marcia – che uccidono ma usa le armi solo dell’intelligenza, della ragionevolezza, del dialogo e dell’amore. L’impegno vero, pertanto, è quello di lottare affinchè non ci siano armi, non si inviino armi e non si spendano soldi in armamenti nei paesi in guerra come l’Ucraina. Occorre convincere i paesi in guerra a deporre le armi anche a costo di rinunce significative. Purtroppo l’orientamento, come ben sappiamo, non è questo, nonostante anche io nel mio piccolo, abbia distribuito 4 mila volantini per suggerire, di rinunciare a qualcosa pur di avere la pace“.

A organizzare la manifestazione: la Comunità di  Sant’Egidio, il Rinnovamento nello Spirito, il Centro  Diaconale Valdese “La Noce”, il  Centro Padre Nostro, il Movimento dei Focolari, Erripa A. Grandi, Pax Christi, Le Rose Bianche, i padri domenicani, francescani e numerosi uffici dell’Arcidiocesi di Palermo (Ufficio per la  Pastorale Sociale e del Lavoro, Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, Servizio di Pastorale Giovanile, Ufficio per la Pastorale delle persone con disabilità, Ufficio per la Pastorale della Scuola, Caritas Diocesana, Consulta per le Aggregazioni laicali, Ufficio per la  Pastorale Familiare, Ufficio per l’Insegnamento della Religione cattolica, Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali-Ufficio Stampa). 

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