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domenica, 23 Gennaio 2022
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Unipa, con “Trepassing Routes” un progetto sui diritti umani

Il laboratorio, coordinato dalla professoressa Clelia Bartoli, ha visto la presenza di studenti del corso di laurea in Migrazione, diritti, integrazione dell'ateneo di Palermo, Erasmus e attori esterni del territorio in qualità di testimoni privilegiati delle tematiche affrontate

Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. Praticità dei saperi teorici applicata attraverso esperienze laboratoriali provenienti da ogni singolo partecipante interno ed esterno al corso. È questo ciò che hanno potuto vivere intensamente i protagonisti e le protagoniste della iniziativa formativa “Trepassing Routes – a decentralised Knowledge experience” organizzato dal corso di laurea magistrale in migrazione diritti, integrazione dell’Università di Palermo (Unipa).
L’impegno di rendere la facoltà di giurisprudenza al passo con i tempi con la grande capacità di poter ascoltare i cambiamenti territoriali ed internazionali in una ottica glocal che ha portato al riconoscimento della stessa come dipartimento di eccellenza. È questo ciò che si evince dalle parole di Clelia Bartoli, docente del corso di laurea magistrale in Migrazione, diritti e integrazione: “Il nostro dipartimento ha ricevuto il riconoscimento come dipartimento di eccellenza qualche anno fa – ribadisce con entusiasmo Bartoli –, è uno dei pochi nel panorama nazionale ad aver ottenuto questo riconoscimento che ha consentito il reperimento dei fondi ministeriali per il miglioramento dello stesso”.

Continuità con la storia multiculturale della città di Palermo da un lato, condivisione delle professionalità maturate dai docenti nel contesto interculturale e giuridico dall’altro, è in questa cornice che il corso di laurea in Migrazione, diritti, integrazione ha sviluppato una vocazione fortemente internazionale: “Si è pensato di fare un corso che valorizzasse una specificità storica e contemporanea di Palermo – riferisce Bartoli -, mettendo insieme l’esperienza dei docenti da un lato e il ruolo delle migrazioni nel mar Mediterraneo dall’altro. Ci sono molti docenti altamente qualificati in dipartimento che si occupano a 360 gradi delle tematiche attinenti ai diritti umani e alle migrazioni e la stessa presenza della clinica legale in un quartiere storicamente multiculturale come Ballarò rappresenta un plus”.

Le attività laboratoriali del progetto ad Unipa

Il passaggio da un approccio verticale docenti-studenti a quello orizzontale in cui quest’ultimi non sono soggetti passivi bensì portatori delle proprie esperienze personali e parte attiva della formazione. È questa la strategia vincente adottata all’interno delle attività promosse dagli studenti di Clelia Bartoli all’interno di questo progetto, ad Unipa: “La riflessione sullo spazio, la strutturazione giuridica dello spazio trasferito alla esperienza conoscitiva tramite il laboratorio creato dagli studenti sfata esplicitamente un mito in cui lo studente è soggetto passivo con un docente che riceve un sapere già costituito attraverso il professore – riferisce Bartoli -. Abbiamo pensato di criticare la divisione dello spazio conoscitivo facendo sì che gli studenti non siano ricettori di conoscenza ma generatori di conoscenza perché sono diventati di fatto fonte autorevole di conoscenza”.

Creatività, entusiasmo e apprendimento reciproco. Queste le emozioni registrate dagli attori sociali (studenti del corso e non) che hanno partecipato alle singole attività del progetto all’interno del laboratorio: “L’indicazione fornitaci è stata quella di realizzare una sorta di biblioteca vivente sul tema del superamento dei confini e siamo stati lasciati molto liberi sul taglio da dare alle tavole rotonde che avremmo realizzato – ribadisce Gaia Fascella, studentessa del corso -. Ciò ci ha permesso di essere creativi e poterci cimentare nei temi che più ci sentiamo vicini”.

La fiducia dei docenti ha fatto sì che la creatività e l’impegno dei soggetti coinvolti potesse superare qualsiasi difficoltà e/o diversità socioculturale per ampliare i propri saperi: “Ci siamo divisi in gruppi autonomamente e scoprire come la naturalezza di associazione ci ha resi un gruppo eterogeneo in lingua, età, sesso, nazionalità, culture, storie di vita e di esperienze ma uniti e concentrati in unico obiettivo: cercare di far passare un messaggio di riflessione sui confini e su chi li attraversa”, dice Rosalba Ciarfaglia, di professione infermiera e iscritta al corso di laurea magistrale in Migrazione, diritti e integrazione di Unipa.

Avvenimenti di attualità nel laboratorio

Viaggi di migranti da un lato, esperienze gastronomico-culturali dall’altro, tante le attività che si sono realizzate nel percorso a tappe del progetto realizzato ad Unipa: “Mi sono occupata del coinvolgimento di attori esterni per l’attività, mentre i colleghi Erasmus si sono cimentati in una performance che aveva fatto riflettere sul tema dei respingimenti – racconta Gaia Fascella -. Ho avuto il piacere di invitare il rappresentante di un’associazione di giovani Senegalesi a Palermo, Ismaila Koutana. Il nostro focus ha preso il titolo di Viaggio clandestino. Abbiamo realizzato una mappa dell’Africa per raccontare visivamente lo spostamento dal Senegal fino alla Sicilia, visto dagli occhi di chi ha affrontato il viaggio “della morte”, come da lui stesso definito”. 

Fascella ha anche organizzato un secondo tavolo sul femminismo nel mondo arabo: “Il secondo tavolo che ho organizzato è stato sul tema del Femminismo nel mondo arabo, in compagnia dello studente tunisino, Alaa Hummami – riferisce Fascella -. Abbiamo raccontato l’eterogeneità all’interno del mondo islamico, come l’appartenenza a una diversa forma di islam abbia avuto ripercussioni sullo sviluppo del movimento femminista in Africa e oriente”.

Esperienze culinarie e arricchimenti reciproci in termini di superamenti di stereotipi, diffidenze e/o criticità, si evincono dalle parole di Rosalba Ciarfaglia: “L’attività che abbiamo svolto si intitola “Itali-Venezuela A/R” cercando di rappresentare con esperienze interculturali sensoriali visive, uditive, olfattive e gustative di specialità italiane e venezuelane – riferisce -. Cucinare insieme a persone di una cultura venezuelana mi ha fatto capire che non esistono confini tra le persone ma solo nella nostra mente. Siamo noi che mettiamo, se vogliamo, dei limiti. La tematica che emerge in modo esponenziale è che la lotta al riconoscimento dei propri diritti è da sempre prerogativa della storia dell’uomo e non. Personalmente credo che non avrà mai fine, perché l’umanità è in continuo movimento e migrazione. E questo concetto è abbastanza vivo negli studenti perché ognuno con il proprio contributo può cambiare qualcosa nel pensiero collettivo”.

Le attività future

Soddisfatta ed entusiasta la professoressa Clelia Bartoli: “Ci saranno altre attività -anticipa Bartoli-. L’università si è data una terza missione oltre  a quello della ricerca e della didattica: è quella di usare la conoscenza per il progresso della società, intesa come attività di divulgazione nei media, tra gli studenti delle scuole, di incontro con i cittadini. Secondo me è una vera collaborazione tra società e accademia per compensare le conoscenze reciproche in termini personali ed esperienziali: è utile e proficuo anche nel contesto diritti umani”.

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