16.9 C
Palermo
venerdì, 7 Ottobre 2022
HomeIn SiciliaSiciliaViolenza sulle donne, Picozzi: "Sono sempre più quelle che denunciano"

Violenza sulle donne, Picozzi: “Sono sempre più quelle che denunciano”

La consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio ed ogni forma di violenza di genere: "Con il Codice Rosso c'è un provvedimento più veloce nella protezione delle vittime. La violenza è trasversale, non vede luogo, posizione e tempo. Nel Sud Italia resiste una cultura patriarcale"

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"

Leggi anche

spot_img
spot_img
spot_img

Negli ultimi anni è cresciuto il numero delle donne che denunciano una violenza. Ad aumentare non è il numero delle violenze, quelle ci sono sempre state, ma il numero di donne che cercano di uscire da questa condizione. Nel 2019 è stata introdotta la “Legge 19 Luglio 2019 n.69”, il cosiddetto ‘Codice Rosso’, che prevede una procedura d’urgenza, l’inasprimento delle pene e l’istituzione di nuove fattispecie di reato per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere. Cos’è cambiato dal 2019 ad oggi? Come vive la professione un magistrato, una donna, che si occupa del tema delicato della violenza sulle donne?
A rispondere è Annamaria Picozzi, magistrato e consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ed ogni forma di violenza di genere, che a Palermo, come procuratore aggiunto, si occupa di criminalità economica e reati informatici. Nel capoluogo siciliano, per due anni, dal 2018 al 2020 ha coordinato il dipartimento ‘Fasce deboli’ della Procura. Nel 2015 ha fatto parte del gruppo ‘Tratta e Immigrazione’. Per dieci anni si è occupata di Antimafia, come sostituto procuratore alla Dda e Pubblico Ministero, lavorando in prima persona e in co-assegnazione a numerose inchieste, come la maxioperazione ‘Apocalisse’, che portò ad oltre cento arresti e smantellò diversi clan.

“Il Codice Rosso ha segnato delle tappe importanti, di sensibilizzazione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura – dice Picozzi –. Di adeguamento, consapevolezza e responsabilità degli operatori, a qualsiasi livello, sui nuovi obblighi. Della collaborazione tra Magistratura e Forze dell’Ordine per la necessità di scansioni temporali oggi molto più serrate”. Tra le novità c’è uno sprint per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati come maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale, con un provvedimento più veloce di protezione delle vittime.

Negli ultimi anni è cresciuto il numero delle donne che denunciano e di madri vittime dei propri figli. “C’è una sensibilità nuova e un desiderio di fuggire. La consapevolezza di fare ricorso allo Stato per essere aiutate. Un dato assolutamente importante. È sempre più elevato il numero di madri che denunciano i figli per casi di violenza – osserva Picozzi –. Figli con delle dipendenze, che fino all’età adulta sono in casa con le madri. Ragazzi con problemi di natura psichiatrica abbandonati a sé stessi per mancanza di strutture adeguate”.

Picozzi: La violenza di genere al Nord come al Sud

Dall’Osservatorio nazionale della Commissione di cui è consulente la Picozzi: “Non c’è una regione con un maggior numero di casi di violenza o femminicidio. Il nord è uguale al sud. Al sud resistono però atteggiamenti patriarcali in quantità maggiore”. La violenza domestica e di genere è un fenomeno trasversale, che non guarda al territorio, alla classe sociale o alla scolarizzazione.

“Un femminicidio non è solo la morte di una donna ma comporta effetti traumatici sulle persone più vicine. Come i figli spesso vittime di violenza assistita”. Ai bambini è dedicata una delle relazioni sull’affidamento dei minori e la responsabilità genitoriale in caso di violenza domestica presentata dalla Commissione al Senato di recente. “Le donne a cui sono stati sottratti i propri figli con provvedimento del giudice sono madri considerate alienanti o che non agevolavano il rapporto dei bambini con i padri. Donne vittime dei propri partner, che non sono state tutelate, che al contrario si sono viste sottrarre i propri figli”.

Nella prima relazione sui femminicidi, un’indagine statistica in Italia tra il 2017 e il 2018, presentata dalla Commissione al Senato, solo il 20% delle donne ha fatto una denuncia. “Un dato fortemente sintomatico. Le donne che denunciano sono soltanto la punta di un iceberg”, spiega il magistrato.

Dal ciclo della violenza alla cosiddetta “Luna di miele”

Parliamo di denunce di violenza precedente. Il maltrattante non si sveglia un giorno e uccide. Lo fa dopo un percorso in crescendo di violenza psicologica, fisica, sessuale o economica. Su 100 donne uccise 80 non avevano denunciato precedenti episodi di violenza. Il dato ancora più allarmante è che queste non si sono confidate con nessuno: un’amica, la madre o la sorella. La ragione è la paura, il pregiudizio e la vergogna. Ti senti vittima di un fallimento. L’uomo violento, un narcisista patologico, tende a colpevolizzare la sua preda.

C’è una profonda differenza tra una violenza domestica, il furto di un oggetto o una rapina. Quando c’è un reato come un furto o una rapina non c’è nessun rapporto tra la vittima e l’autore. Si parla di reato a vittima indifferenziata. In una violenza domestica c’è sempre relazione tra la vittima e l’autore: di tipo sentimentale, matrimoniale o familiare. La presa di posizione diventa quindi più difficile.

Il ciclo della violenza inizia con il corteggiamento. L’uomo violento si mostra innamorato o devoto, presente e non condizionante. “In una spirale sempre più stringente si arriva ad un estremo sfogo seguito da quello che noi chiamiamo “luna di miele”, dove il violento cerca di riconquistare la sua vittima. Dice che non lo farà più, promette che cambierà, se per esempio ha delle dipendenze (alcool, sostanze stupefacenti o ludopatia) dice che smetterà o cercherà di migliorare. La donna è facile preda di promesse che rimarranno insoddisfatte e ricasca nella trappola dell’uomo. Bisogna quindi intervenire per fermare questo ciclo”, spiega Picozzi

Una donna che denuncia e poi ritratta tende a minimizzare l’accaduto. Molto spesso frutto di un tentato riavvicinamento da parte del maltrattante. “Se non siamo consapevoli pensando che la situazione sia risolta, è quello il momento di fragilità maggiore della vittima. La conoscenza degli operatori dev’essere a molteplici livelli. Non si può basare sulla norma e basta”.

La comunicazione in tema di violenza

Il linguaggio delle sentenze e dei media contribuisce alla formazione e affermazione degli stereotipi e dei pregiudizi. “Una croata, una rumena uccisa” come se la nazionalità sia qualificante nel reato. “L’aveva lasciato e dunque”, “ossessionato dalla gelosia” o un “raptus” per giustificare la mano dell’autore. È il cosiddetto “cuginismo” descritto dalla scrittrice Michela Murgia, sull’utilizzo del nome e del cognome per definire gli uomini nella società. Del solo nome di battesimo nel caso delle donne.

“C’è un atteggiamento che tende a spostare l’attenzione sui comportamenti della vittima, che dovrebbero essere assolutamente neutri. Dobbiamo analizzare la responsabilità dell’autore della violenza. È un effetto giustificazionista sul comportamento maschile. Un modo inadeguato e inefficace di comunicare che va in qualche modo superato”.

Il tema delle donne è un argomento da affrontare da più lati. Come quello dell’aborto e della maternità forzata. “Il ruolo di un magistratoconclude Annamaria Picozziè un impegno che ti coinvolge a livello umano. Quando guardi a lungo nell’abisso – come disse Nietzsche – l’abisso ti guarda dentro. Trattare la violenza sulle donne ti mette in discussione come donna. Leggi e capisci cose della vita che non avevi intrepretato prima. È un dolore che ti entra nelle fibre. L’empatia è fondamentale. Non è mancanza di imparzialità. È la capacità di ascolto. Dietro ogni processo c’è una vita umana. Devi ascoltare in modo autentico, profondo, libero da pregiudizi, stereotipi e convinzioni personali”.

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie