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venerdì, 7 Ottobre 2022
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Antonio e il suo non-addio alla mamma: “Così il dolore non ci ha schiacciato”

Antonio Terranova, nei ricordi della sua mamma. La testimonianza di Monica Munafò, 45 anni, di Palermo: “Mio figlio è nato per condurci, tramite la croce portata con amore, a Dio che ci ha scelto per essere 'luce', mentre il mondo si aspetta spesso il contrario”

Patrizia Carollo
Patrizia Carollo
Palermitana, classe ’75, laureata in Scienze dell’Educazione. Moglie e mamma di famiglia numerosa, è appassionata di Teologia. Ultimato il triennio della Scuola Teologica di Base, prosegue gli studi all’arcivescovado di Palermo. Col marito e i figli è impegnata in parrocchia e nel Movimento dei Focolari. Giornalista pubblicista dal 2005, collabora con “Città Nuova”, “Test Positivo” (di cui cura la pagina di Letteratura) e “Il Mediterraneo 24”. Ha una predilezione per gli “ultimi”

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Chi ha fede, non dubita, sa che la morte corporale è solo un attimo della nostra, eterna, esistenza. E sa anche che fra le tre virtù teologali (Fede, Speranza, e Carità), la più grande è la Carità (1Corinzi 13,13). Ma per interiorizzare tali concetti, occorre, spesso, passare dalla “via stretta” della sofferenza, e della stessa morte di un caro. Com’è successo a Monica Munafò, madre di uno splendido, gioioso, bambino, nato il 14 luglio 2004.

E noi, per la Fede nella vita eterna, nella Speranza che ogni avvenimento abbia il suo senso e nell’evidenza che la Carità era fra le virtù di Antonio, abbiamo voluto chiedere alla sua mamma (quarantacinquenne, e lavoratrice presso una Cooperativa all’interno dell’ASP di Palermo) di riportare alla memoria questo bimbo, di cui l’eco si è estesa già nel mondo dei media.

Monica, sposa di Giuseppe Terranova, da quasi 19 anni, racconta: “Antonio è stato il mio più grande desiderio avveratosi. Biondo, occhi verdi, pacioccone, coccolone. Un bimbo tranquillo, ubbidiente, che amava circondarsi di gente. Tra i bambini era anche un po’ leader e riusciva a far giocare tutti insieme senza che ci fossero scompigli. Spesso invitava i compagni a casa e metteva a disposizione tutto ciò che aveva. Amava dare piuttosto che ricevere”.

Monica ricorda degli aneddoti: “Amava andare ai compleanni, proprio per fare i regali! A scuola, poi, andava molto volentieri, ogni giorno una gioia. Certe mattine obbligava il papà a fermarsi dal fioraio per comprare una rosa alla maestra. E poi era anche attento ai bimbi più fragili che erano in classe con lui”. Era un bambino sano e vivace. Fin quando la sua insegnante vide che il suo alunno, all’improvviso, stava soffocando e fu chiamata l’ambulanza. Aveva il pancino gonfio da tempo. Ma al Pronto Soccorso, e da una semplice ecografia, si accorsero di qualcosa di grave: un tumore al fegato.

Monica confessa che il primo impatto a quella notizia fu di paura e rabbia verso chi aveva sottovalutato il suo stato di salute. Poi subentrò la fede e delle domande cominciarono ad affollare la sua mente: “Chi sono, da dove vengo, dove sto andando?”.Si è sentita come schiantata al suolo dalle nuvole di una vita leggera, atterrata dalla necessità repentina di dover mettere tutto in discussione. “Da lì” ci dice “è iniziata la mia vera ricerca di Dio”.

“Anche per Antonio all’inizio non fu facile”, continua Monica. “Qualche volta mi chiedeva perché dovesse restare in ospedale invece di andare a scuola. Per non parlare dei prelievi la mattina. Non sopportava di sentire piangere i bambini. Questa cosa lo faceva soffrire molto al punto che chiedeva a me di andarli a consolare”. Piano piano però le cose cominciarono a cambiare, soprattutto quando la coroncina della Divina Misericordia entrò nelle nostre vite”.

Fino a quel momento eravamo una famiglia cristiana fredda” precisa. “Andavamo in chiesa solo per le grandi occasioni, ma senza partecipare realmente. Credevamo in Dio, ma a modo nostro, e secondo le nostre regole o convenienze. Ma le cose son cambiate. Abbiam cominciato a scendere, ogni pomeriggio, nella cappella dell’Ospedale per recitare il santo Rosario. Antonio non voleva mai mancare, e ci ricordava alla fine di dire sempre “Gesù confido in te”. Nei momenti più difficili, quando pareva stare in coma, quando il sacerdote si avvicinava con la santissima Eucarestia, apriva sempre la bocca per prenderla”. Ma, per essere esatti, Antonio si è nutrito di sola Eucarestia anche gli ultimi suoi due mesi di vita, fino a quel fatidico sabato 23 febbraio, del 2013, giorno in cui, stremato per combattere ancora, è volato in cielo.

Antonio è arrivato per condurci a Dio” ci dice, con certezza, la sua mamma. “Il Signore in qualche modo ci ha scelti e ci ha chiesto di portare anche noi la nostra croce con amore. Ci chiede di non farci schiacciare dal dolore ma di fiorire andando contro-corrente rispetto a quello che il mondo si aspetta. Ci chiede di essere luce e non tenebre. Le nostre ferite saranno risanate”.

Monica si è a noi aperta, in prossimità del compleanno del figlio, per ricordarci che mamme si è in eterno e che, come Gesù ci ha detto, la morte non deve far paura… risorgeremo. Non potrebbe spiegarsi diversamente la serenità che sente, certa di non aver mai spezzato alcun legame col figlio, tanto da dirci: “Senza di lui è come se mi mancassero degli organi interni. Mi mancano le sue coccole, i suoi abbracci, i suoi baci, ma non ho mai smesso d’essere la sua mamma. Lo sono, soltanto, in modo differente. Cerco ogni giorno di fare qualcosa per lui, magari ad altri, ma per lui. A volte basta un sorriso o semplicemente accarezzare una mano per alleviare un dolore, una parola di conforto o un ti voglio bene”.

“La gente, quando è morto mio figlio – ci dice, infine, Monica – si aspettava, probabilmente, sceneggiate, pianti continui, facce tristi e senza speranza. Ma Antonio andando via mi ha lasciato il suo coraggio, e non ci siamo detti addio. Ho la certezza che dopo questa lunga battaglia nella quale sono stata chiamata, riavrò il mio adorato bambino”. Noi te lo auguriamo, di tutto cuore, Monica. E alzando gli occhi al cielo, diciamo ad Antonio: Buon Compleanno!

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