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mercoledì, 6 Luglio 2022
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Creazioni imprevedibili dai quattro elementi naturali: Davide e la sua ceramica raku

La sua propensione a lavorare l'argilla è diventata lavoro. Nella bottega, in piazzetta Aragona, lavora con altre artigiane Alab. Così nascono teiere e vasi "rhizai"

Alessia Rotolo
Alessia Rotolo
Ama Palermo e il centro storico, i tre mercati, i quattro mandamenti, il Genio e la Santuzza. Segue con passione i processi partecipativi di riqualifica della città nati dal basso che stanno pian piano cambiando il volto di Palermo rendendola sempre più affascinante. Scoprire storie e raccontarle è la sua migliore capacità dettata da una passione incessante per il mestiere di giornalista

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PALERMO. Gli effetti imprevedibili e inimitabili, il contatto stretto con la natura e i suoi elementi che mescolati insieme creano oggetti unici. Da questa descrizione sembra si parli di un alchimista, e invece Davide Calafato è un artigiano palermitano di 42 anni, da sempre appassionato alla manipolazione dell’argilla, e, da una decina d’anni, ha trovato uno stile tutto suo che si ispira alla ceramica raku.

Il raku è una tecnica che nasce in Giappone e stravolge i dettami della ceramica tradizionale. Nata in sintonia con lo spirito zen, in grado di esaltare l’armonia delle piccole cose e la bellezza nella semplicità e naturalezza delle forme. Gli oggetti smaltati vengono cotti a una temperatura di circa 900 gradi e rimossi immediatamente dal forno, subendo così un forte sbalzo termico. L’oggetto incandescente viene estratto con lunghe pinze e adagiato su uno strato di materiale combustibile come foglie secche o segatura, dove prende fuoco immediatamente. Viene poi coperto con un fusto metallico che, estinguendo le fiamme provoca una riduzione dell’ossigeno e un’affumicatura dell’oggetto.

Davide nel 2001, all’età di vent’anni, per assecondare la sua propensione alla manipolazione dell’argilla, decide di fare due corsi di formazione regionale, uno in restauro della ceramica e l’altro in manipolazione e decorazione dell’argilla al tornio. Alla fine di questi corsi furono diverse le fabbriche che gli offrirono lavori, e per dieci anni lavorò in fabbriche più o meno grandi di Palermo come dipendente.

In questi anni sperimenta e ricerca nuovi modi di realizzare la ceramica e conosce diverse tecniche. «Della tecnica raku mi piace l’imprevedibilità – dice l’artigiano -. Alla fine del processo non sai mai cosa uscirà fuori, è sempre una sorpresa e tutti i pezzi sono unici. Ho sviluppato uno stile che mi identifica e racconta chi sono. Mi piace molto la forte commistione con la natura di questo modo di lavorare l’argilla, e tutti i fattori incontrollabili che regalano l’unicità. La combustione, l’aria, la temperatura esterna, il forte sbalzo termico, l’affumicatura e la riduzione parziale o totale dell’ossigeno conferiscono agli oggetti le caratteristiche cavillature, ed effetti cromatici inimitabili».

Nel 2017 grazie ad ALAB, la rete di artigiani artisti di Palermo, apre la sua prima bottega in via Alessandro Paternostro e poco dopo si trasferisce in piazzetta Aragona in uno spazio più grande condiviso con altre artigiane Alab. Lo spazio si chiama Insumu Lab e insieme a lui ci sono altre tre artigiane Alab, due che realizzano gioielli e una ricama tessuti.

Il suo modo di fare ceramica ha raggiunto la sua maturità. Davide si identifica e si racconta con ogni suo pezzo, cucina le sue creazioni in natura e aggiunge al pezzo ceramica rami o radici ottenendo un oggetto assolutamente unico nel suo genere. Nascono così le sue teiere con manico in legno o i caratteristici vasi “avvolti” dalle radici. Da qui l’idea di chiamare dapprima solo una linea della sua produzione col nome rhizai (radici, in greco antico) che diventerà poi il suo marchio. Rhizai, secondo la filosofia greca rappresenta “le 4 radici” ovvero i quattro elementi naturali aria acqua terra e fuoco da cui tutto si crea in perfetto equilibrio. L’arte di Davide è espressione della natura stessa, e come disse Copernico: “La saggezza della natura è tale che ella non produce niente di superfluo o inutile”.

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