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giovedì, 30 Maggio 2024
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Dal Gambia a Palermo per aiutare gli altri: Ibrahim si è laureato in infermieristica

Arrivato nel 2016 in Sicilia con un barchino di fortuna partito dall'inferno libico di Tripoli, il ragazzo è stato accolto da una famiglia e sostenuto da alcune associazioni: "L'infermieristica è per me il primo passo degli studi perché il mio sogno è quello di aiutare un giorno il mio Paese diventando un medico"

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO – Si commuove e ha gli occhi che gli brillano di gioia Ibrahim Ture non appena la commissione proclama il suo 110 e lode nel corso di studio in infermieristica. Questa mattina, presso l’aula Maurizio Ascoli del Policlinico, Ibrahim, ha, infatti, raggiunto un primo traguardo importante che è costato tanto impegno e fatica per una persona come lui che, arrivata da minore straniero non accompagnato senza nulla, è dovuta partire da zero.

Ibrahim, nato in Gambia venticinque anni fa, è arrivato nel 2016 a Palermo con un barchino di fortuna partito dall’inferno libico di Tripoli. Dopo essere stato in un primo centro di accoglienza, in provincia di Palermo, è stato accolto, per alcuni anni, dalla famiglia di Cettina e Giuseppe Verde. Successivamente, a prendersi cura di lui, accompagnandolo e sostenendolo in tutti i suoi bisogni è stata una rete di associazioni. Tra queste, in particolare, la Caritas e il Centro diaconale valdese La Noce con l’Housing Sociale Hanane.

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“Fin da piccolo sognavo di potere lavorare in ambito sanitario – racconta Ibrahim Ture – con il forte desiderio di curare le persone. In Gambia, vivendo in una famiglia numerosa e in condizioni economiche disagiate, non avrei mai potuto continuare a studiare. Nel mio Paese ho visto tante persone che stavano male ma per curarle bene c’è tanto bisogno di risorse. Non potendo dare un aiuto concreto al mio Paese ho deciso, allora, di partire per studiare in Italia. Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno aiutato, volendomi molto bene: la famiglia con cui ho vissuto per tre anni quando facevo la scuola superiore, la Caritas, i Valdesi e il Rotary. Senza tutti loro non avrei potuto realizzare questo risultato. L’infermieristica è per me il primo passo degli studi perché il mio sogno è quello di aiutare un giorno il mio Paese diventando un medico”.

Tra i giovani laureati della giornata c’erano pure una ragazza russa e una ucraina. “Queste mie colleghe sono riuscite a stare vicino con il desiderio e la speranza di avere la pace nei loro paesi – continua Ibrahim -. Insieme a loro ho seguito il corso e ci siamo aiutati a vicenda anche nella lingua inglese. E’ bello che lo studio e la cultura riescono ad avvicinare tanti popoli diversi”. 

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“E’ un giorno di grande soddisfazione – afferma don Sergio Ciresi vicedirettore della Caritas di Palermo – perchè in noi c’è il forte desiderio di vedere questi nostri fratelli e sorelle sempre più integrati nella società. E’ stata davvero bella la rete di solidarietà tra diverse realtà che si è riusciti a costruire per lui e che sta continuando per altri ancora. Domenica si celebra la Giornata Mondiale dei Poveri; per l’occasione Papa Francesco quest’anno ci ha consegnato un versetto del Libro di Tobia che dice Non distogliete lo sguardo dal povero. Siamo riusciti con Ibrahim a non distogliere mai questo sguardo, accompagnandolo oggi fino a questo bel momento di cui siamo molto felici”. “Arrivato come minore straniero non accompagnato lo abbiamo sostenuto nel suo percorso di inclusione sociale – aggiunge Anna Culotta della Caritas – individuando, in un primo momento, una famiglia che lo accogliesse. Inoltre, insieme a Caritas Italiana, con il progetto Apri, la comunità al centro lo abbiamo aiutato, attraverso un capillare lavoro di accompagnamento corale, in tutte le fasi delicate della sua autonomia di vita. Tutto questo per rendere Ibrahim un futuro cittadino attivo per la nostra società.

“Quella sua è una storia di grande volontà e determinazione – dice pure Chiara Cianciolo, coordinatrice del servizio di Housing Sociale Hanane che lavora insieme a Safa Neji Neji nel centro diaconale valdese La Noce-. Per tre anni, lui e un altro ragazzo sono stati accolti da una famiglia italiana. Noi lo abbiamo conosciuto, dopo il compimento della maggiore età, tramite Welcome Refugees che ci ha chiesto se ci fosse la possibilità di accoglierlo nel nostro Housing Sociale. Nel periodo di permanenza, di poco più di un anno, lo abbiamo supportato nella risoluzione di particolari criticità burocratiche considerato che il suo desiderio era quello di potere iscriversi all’università. Pertanto, oggi siamo molto contenti che abbia raggiunto questo primo grande obiettivo e speriamo ne raggiunga anche tanti altri”.

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