PALERMO. A Palermo, nel cuore del quartiere ZEN, l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Falcone”, ieri mattina, si è trasformata in un piccolo presidio di cultura affettiva e civile. E’ stato presentato il saggio “L’amore non conosce dipendenze”, scritto da Maria Antonietta Catania e Federica Dolce, all’interno del progetto BookZENtrum.
Un incontro tra mondi quello che si è svolto ieri: il mondo della scuola e quello del diritto; quello della formazione emotiva e quello della tutela legale. Un dialogo aperto sulle relazioni, sull’amore e sulle sue derive patologiche.
Sono intervenute figure di primo piano del mondo giuridico palermitano: il Presidente della Camera Civile, avvocato Gerlando Gibilaro; l‘avvocato Giuseppe Varisco, membro del Direttivo della Camera Civile e del Consiglio dell’Ordine; l‘avvocato Teresa Re, del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati; l‘avvocato Anna Galioto, Presidente AMI Palermo e componente del Comitato Pari Opportunità; l‘avvocato Alessandra Caronia; e naturalmente le due protagoniste della giornata, le autrici, l‘avvocato Federica Dolce e l’avvocato Maria Antonietta Catania, vicepresidente della Camera Civile di Palermo, che hanno intrecciato testimonianze professionali e umane.
La riflessione ha ruotato attorno all’idea che l’amore, quando vero, non imprigiona ma libera. Un tema tanto intimo quanto pubblico, capace di toccare corde profonde in ragazzi che stanno costruendo oggi il loro modo di stare nel mondo.
Il dirigente scolastico Massimo Valentino ha dialogato con le autrici, assieme all’editore Nicola Macaione: “Un saggio, ben scritto da Maria Antonietta Catania e Federica Dolce, che tratta il delicato tema dell’amore, sentimento potente e misterioso, che può, però, sfociare in una dipendenza affettiva e quindi in una relazione tossica – dice il dirigente -. Entrambe avvocatesse, affrontano il tema con un linguaggio chiaro e diretto, ma con altrettanta competenza giuridica, e fanno del saggio uno strumento utile alle donne per essere in grado di cogliere i segnali di una relazione disfunzionale, anche quelli in apparenza più insignificanti, ed evitare, così, di cadere in quelle relazioni disfunzionali che troppo spesso volgono in epiloghi tragici che non è più possibile tollerare.”
Nel quartiere ZEN, dove spesso il racconto pubblico si concentra su fragilità e marginalità, questo evento ha rappresentato l’altra parte della storia: quella in cui la scuola si fa luogo di costruzione della dignità, della libertà e della capacità di amare senza paura.








