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venerdì, 2 Gennaio 2026
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L’intimidazione alla parrocchia dello Zen e l’appello alle istituzioni

Il parroco padre Giovanni Giannalia denuncia la perdita di controllo del territorio e lancia un appello per un intervento strutturale a sostegno del quartiere. La vicinanza e il messaggio di speranza dell’arcivescovo mons. Corrado Lorefice

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PALERMO. Un gesto intimidatorio che va oltre il vandalismo e che riaccende i riflettori sulla fragilità di un quartiere segnato da profonde ferite sociali. È quanto accaduto alla parrocchia di San Filippo Neri, allo Zen di Palermo, dove un petardo ha provocato uno squarcio alla porta del teatro parrocchiale e, a seguito dei sopralluoghi delle forze dell’ordine, sono stati rinvenuti anche fori riconducibili a colpi di fucile calibro 32, con bossoli ancora presenti a terra.

A raccontare quanto accaduto è il parroco, padre Giovanni Giannalia, che parla di una comunità purtroppo “abituata” a episodi di vandalismo, ma consapevole che questa volta “si è andati oltre”. «Non è una situazione di paura – spiega – ma è un fatto che ci costringe a riflettere. È evidente una perdita di controllo del territorio: se in un luogo centrale, significativo per il quartiere, possono accadere cose del genere, cosa può succedere altrove?».

I locali colpiti non sono spazi qualunque. Nel teatro parrocchiale si sono svolti negli ultimi mesi incontri e iniziative dedicate al riscatto dello Zen, dagli Stati generali dell’infanzia e dell’adolescenza alle riunioni della Commissione antimafia. «Vedere le porte forate da colpi di fucile proprio lì dove si parlava di rinascita – sottolinea il parroco – non è un bel segnale». Un episodio che, secondo padre Giannalia, pone anche un serio problema di sicurezza: «Se un’esplosione del genere avvenisse durante una rappresentazione con centinaia di persone, le conseguenze potrebbero essere gravissime».
Da qui l’appello alle istituzioni e al quartiere stesso. «Questa è una realtà che non può essere lasciata a se stessa. Serve un’azione sinergica e continua. Qui non stiamo parlando di un piccolo problema: parliamo di decine di migliaia di persone e del rischio concreto che lo Zen diventi un ghetto».

Sull’accaduto è intervenuto anche l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che ha definito l’atto «esecrabile perché ferisce un’intera comunità», sottolineando come esso «parli di un disagio verso il quale l’impegno della Chiesa, delle istituzioni e delle realtà che operano per il bene comune non può conoscere cedimenti». Il presule ha ricordato che quei locali hanno recentemente ospitato iniziative per rilanciare l’attenzione sulle periferie e ha espresso vicinanza a padre Giannalia, ai volontari e alla comunità parrocchiale, incoraggiandoli a non perdere la speranza: «Il Signore stesso cammina davanti a te… non temere e non ti perdere d’animo».

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