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martedì, 3 Febbraio 2026
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Dal dolore alla speranza: Marie Claire Gegera e il sogno Ubuntu per i bambini del Burundi

Orfana a nove anni dopo l’uccisione dei genitori, ha trasformato il trauma in impegno: a Palermo ha presentato “Campus Ubuntu”, un progetto di architettura sostenibile e solidarietà che a Bujumbura offrirà pasti, studio e futuro ai bambini più poveri

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO. “Dopo l’uccisione dei miei genitori sarei potuta diventare una bambina soldato, una bambina prostituta o una bambina lavoratrice. La mia vita, però, grazie a Dio, ha avuto un percorso diverso”. Le parole di Marie Claire Gegera, giovane donna di 53 anni, originaria del Burundi, sono forti e dolci nello stesso tempo. Nonostante la sua storia di vita sia stata fortemente travagliata, Marie Claire ha saputo, a poco a poco, trasformare  tutte le sue sofferenze in progetti umanitari per la gente più povera del suo Paese. Oggi, è, infatti, infermiera in una clinica di Genova e fondatrice della onlus “La carità in movimento“. Fra i suoi progetti, c’è stato quello della donazione di una mucca alle famiglie più povere per combattere la malnutrizione.

Il  suo nuovo progettoCampus Ubuntu – Il sogno del Futuro‘, prevede la costruzione di un Campus nella periferia di Bujumbura, grazie all’impegno degli architetti palermitani Enrichetta Fiorella e Antonello Salamone. In particolare, si vuole realizzare un centro culturale che sarà un modello di architettura sostenibile in cui energia solare e gestione idrica creeranno un polo di sviluppo solidale. Il progetto, è stato presentato da Marie Claire Gegera, lo scorso 13 dicembre, durante la serata – dedicata alla giovane attivista Lucia Pepe – organizzata dall’associazione La Casa di Lucia APS con cui è nata una collaborazione.

“Il progetto si chiama Ubuntu che significa umanità, solidarietà e condivisione – ha raccontato Marie Claire Gegera -. Sarà un Campus culturale dedicato a tutti i bambini/e che hanno famiglie povere. Nel centro, si garantirà un pasto al giorno, lo studio e il doposcuola. Ci saranno, inoltre, una biblioteca e diversi laboratori creativi”. “Arrivata in Italia, non ho mai dimenticato il mio passato. Ho avuto la possibilità, con una borsa di studio, di laurearmi nel Campus bio-medico di Roma e di fare poi un master in emergenza pediatrica. Mi sento la donna del ponte tra Genova e il Burundi”.

Mio padre era un docente universitario e attivista per i diritti dei lavoratori che è stato ucciso quando avevo 2 anni – continua commossa Marie Claire Geger -. Mia madre, rimasta vedova, ci ha cresciuto dedicandosi all’impresa di coltivazione del caffè. Un giorno, quando avevo nove anni, mia madre – che era una donna di giustizia – è stata uccisa, proteggendomi con il suo corpo, davanti a me. Prima di morire mi disse tre cose: non perdere la fede, conserva la dignità e credi nell’uomo. Parole che poi ho capito solo dopo tanto tempo”.

“Subito dopo, noi tre bambine, rimaste orfane, siamo state separate – racconta ancora Marie Claire Geger –. Io sono andata in Ruanda, smettendo di studiare per fare la bambina lavoratrice da alcune famiglie. Successivamente, ho iniziato a collaborare con i missionari saveriani e, grazie ad alcuni incontri straordinari, sono riuscita a riprendere gli studi. A 22 anni sono ritornata in Burundi, attivandomi come volontaria per Medici Senza Frontiere, nei campi profughi di guerra.

L’incontro che mi ha cambiato la vita è stato quello di avere conosciuto e perdonato, con grandissima sofferenza, prima che morisse, l’uomo che uccise mia madre. Lui mi confidò che era stato pagato per uccidere me e per fare impazzire di dolore mia madre. Solo se ti aiutano a rialzarti, rinasci e puoi aiutare gli altri. Oggi, tutto quello che ho ricevuto lo voglio donare a chi soffre”.

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