PALERMO. Numerose persone da tutta la città si sono riunite ieri sera nell’atrio della Chiesa di San Filippo Neri nel quartiere Zen per una veglia di preghiera dopo la tragedia che ha sconvolto la città con l’omicidio del giovane Paolo Taormina davanti a un locale della movida palermitana; lo scorso sabato nel centro storico.
L’iniziativa voluta dagli arcivescovi di Palermo e Monreale, mons. Corrado Lorefice e mons. Gualtiero Isacchi, ha richiamato la città a una “politica della cura”. Il presunto omicida di Paolo Taormina proviene proprio dallo Zen.
Presenti diversi rappresentanti del mondo ecclesiale, delle istituzioni, del terzo settore che opera in questa periferia della città, insieme alle Forze dell’Ordine. C’erano il sindaco Roberto Lagalla, gli assessori Fabrizio Ferrandelli, Dario Falzone e Mimma Calabrò; il presidente e il vicepresidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo e Pino Mancuso; i consiglieri comunali Dario Chinnici e Ottavio Zacco; il Prefetto Massimo Mariani, il Sostituto Procuratore della Corte di Cassazione (già presidente del Tribunale di Palermo) Antonio Balsamo, il Questore di Palermo Vito Calvino; il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici; la Caritas diocesana di Palermo, le associazioni Zen Insieme, Lievito, L’Albero della Vita, e la cooperativa LiberaMente.
Presenti alla serata, i familiari di Paolo Taormina e la madre di Sara Campanella, la 22enne vittima di femminicidio a Messina.
“Se non partiamo dai più poveri, dagli scarti umani generati dalla nostra cultura dell’indifferenza, dell’economia del profitto, del piacere sfrenato, del potere della forza – ha detto Lorefice -, non potrà mai esserci una convivenza serena nelle nostre città. Incentiveremo disuguaglianze, ingiustizie e, conseguentemente, sottocultura e violenza. Saremo noi, che ci reputiamo giusti e meritevoli, gli sponsor invisibili ma consapevoli delle perverse strutture di peccato malavitose e mafiose.”
“Accade nella striscia di Gaza, accade nelle acque del Mediterraneo, accade a Palermo e a Monreale, accade in ogni Città degli uomini. La logica violenta della sopraffazione, tipicamente mafiosa, alla quale alcuni incoscienti vergognosamente inneggiano sui social, mira a cancellare la coscienza e la dignità umana, a spegnere la speranza e a condannare la persona alla rassegnazione del ‘nulla mai cambierà‘ – ha detto Isacchi -. Il nostro essere qui è segno di resistenza e desiderio di cambiamento. Alcuni hanno detto ‘tanto è inutile’ e sono rimasti chiusi nelle loro case e nelle loro cose. Qualcun altro ci guarda con aria di sufficienza e superiorità. Il problema non è lo Zen, non sono le vie della movida di Palermo o di Monreale; se ci occupassimo solo di questo avremmo fallito. Dobbiamo agire per costruire una cultura di pace e di fraternità partendo da Palermo, Monreale, dallo Zen e da tutte le periferie.”
“Il barbaro omicidio di Paolo Taormina deve diventare un punto di svolta per tutti, a cominciare dalle persone che siete qui, oggi. Colpisce nel profondo del cuore vedere tanta gente unita. Io mi chiamo Antonio, faccio il magistrato, soprattutto sono uno di voi – ha detto il Sostituto Procuratore Balsamo -. Sono nato in uno di quei quartieri che quando i miei genitori sono andati ad abitarci ancora non avevano le strade sterrate. A pochi chilometri da qui. Qui, lo Zen, è un luogo che può e deve rinascere, com’è rinato il quartiere dove sono nato e ho passato la mia giovinezza. Lo Zen non è un’altra Palermo, è la nostra Palermo.”







