PALERMO. Un albero di ulivo dedicato a Giuseppe Salvia, vicedirettore dell’istituto penitenziario di Poggioreale, ucciso il 14 aprile del 1981 in un agguato lungo la tangenziale di Napoli per ordine del boss Cutolo, sarà piantumato nel giorno dell’anniversario dell’uccisione nel Giardino della Memoria di Capaci. Alla cerimonia prevista il 14 aprile alle ore 10 nel suddetto Giardino di Capaci saranno presenti il figlio Claudio Salvia con la madre Giuseppina Troianiello, le autorità civili e militari, alcune scolaresche e rappresentanti del mondo dell’associazionismo.
L’iniziativa è realizzata dall’Associazione Quarto Savona Quindici di Tina Montinaro, che da anni si prende cura del Giardino di Capaci.
Salvia nacque a Capri. Classe 1943, dopo una laurea in Giurisprudenza all’Università di Napoli Federico II, intraprese la carriera nell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Nel 1973 fu nominato vicedirettore del Casa Circondariale di Poggioreale, a Napoli, uno degli istituti più difficili e complessi d’Italia, in anni segnati dalla violenza della camorra, dalle lotte di potere tra le organizzazioni criminali e dall’estremismo eversivo. In quel contesto, Giuseppe Salvia comprese con lucidità la pericolosità dell’ascesa criminale di Raffaele Cutolo, che dall’interno del carcere stava dando vita alla Nuova Camorra Organizzata, trasformando il penitenziario in un centro di potere criminale. Con coraggio e determinazione, si oppose al controllo criminale sul penitenziario, disponendo trasferimenti, perquisizioni e misure disciplinari, resistendo a tentativi di corruzione, pressioni e minacce ricevute quotidianamente. In un episodio rimasto emblematico, ordinò la perquisizione personale di Cutolo, affermando la supremazia dello Stato e del diritto su ogni forma di intimidazione.
Consapevole dei rischi, non volle mai chiedere una scorta per non esporre altri servitori dello Stato a pericolo. Chiese di essere trasferito in altro istituto penitenziario, in quanto la sua incolumità era a rischio. Trasferimento che però gli fu negato.
Una correttezza e una trasparenza che Salvia pagò con la vita a soli trentotto anni. Salvia lasciò una moglie e due figli. Nel 1984 il vicedirettore dell’istituto penitenziario di Poggioreale, venne insignito della Medaglia al merito della redenzione sociale. Dal 2013 l’istituto penitenziario dove svolgeva il suo lavoro porta il suo nome. A lui è intitolata una scuola del Comune di Capri.
La figura di Salvia è un esempio di rispetto delle Istituzioni e dell’assolvimento del proprio dovere. “Giuseppe Salvia, un uomo dello Stato dalla schiena dritta, determinato e corretto nell’assolvere il suo lavoro, un esempio per tutti. Vedete – sottolinea Tina Montinaro, presidente dell’Associazione Quarto Savona Quindici -, questo uomo, come la sua famiglia merita un grande rispetto. Non esistono vittime di serie A o di serie B ne organizzazioni criminali di serie A e di serie B. Tutte le mafie vanno condannate indistintamente. Giuseppe Salvia merita di non cadere nell’oblio e desidero dire grazie al figlio Claudio e alla famiglia per averci dato la possibilità di ricordarlo, onorarlo e per voler esser presenti alla piantumazione dell’ulivo. Salvia lascia un’eredità morale non da poco che merita di essere conosciuta. Ricordo che il Giardino della Memoria di Capaci è un luogo di tutti dove la memoria di chi ha sacrificato la vita nello svolgimento del proprio dovere e speranza camminano insieme”.








