PALERMO. Quando si entra nel laboratorio sartoriale di LAB.ZEN2, in un bene confiscato alla mafia a Palermo, si ha subito la percezione di respirare nellāaria qualcosa che abbia a che fare col bello. Ed ĆØ proprio il āvalore del belloā, inteso come leitmotiv interiore, che ha spinto la fondatrice Maruzza Battaglia verso questa entusiasmante avventura di una donna tra le donne, diventata ormai più che decennale.
Una storia che, proprio come la vita, va avanti nel tempo con un percorso fatto di gioie, dolori, avanzamenti, ricordi, memorie, luci della ribalta, ma in cui non ĆØ mai mancato lāelemento di attenzione e di centralitĆ della Persona attraverso la funzione sociale del lavoro.
Come nasce LAB.ZEN2
LAB.ZEN 2 vede la luce nel luglio del 2008 da un’idea di Maruzza Battaglia, proveniente da una nota famiglia di commercianti di marchi di alta moda, che sceglie di concedersi un sogno e di concederlo anche alle donne del problematico quartiere palermitano dello Zen attraverso un laboratorio sartoriale che favorisca un virtuoso percorso di crescita personale e di riscatto sociale per risollevare a zona dal lungo degrado. Un piccolo seme di speranza, dunque.
Rosi Antonelli, residente del quartiere dello Zen, decide di affiancare lāardita idea di Maruzza Battaglia e, nel giro di pochissimo tempo, i prototipi disegnati dalla stilista palermitana Marina Lo Verso e realizzati da Maruzza e Rosi, diventano 40 borse di lusso dal marchio LAB.ZEN2 Non si fa attendere la risposta solidale della cosiddetta āPalermo beneā, che decide di acquistare le borse per la loro pregevole fattura e particolaritĆ , inserita nella migliore tradizione sartoriale italiana.

Sempre più giornali ed attori sociali si incuriosiscono verso il progetto. Il lavoro attraverso āla creazione del belloā, dunque, diventa occasione e possibilitĆ di riconoscimento di capacitĆ umane e professionali e di riscatto sociale attraverso lāautonomia finanziaria, in una realtĆ che conosce pochi diritti e tanti soprusi di genere. Nel novembre del 2008 LAB.ZEN 2 diventa associazione Onlus e nel febbraio 2009 riceve lāassegnamento di una sede dallo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) allāinterno dellāInsula 3 dello Zen ma si imbatte con le problematiche locali di occupazione abitativa, proprio nel momento in cui una coppia di giovani decide di andare a vivere in quei locali appena assegnati.
Maruzza non si perde dāanimo, e trova conforto ed accoglienza nella parrocchia di San Filippo Neri, che le concede dei locali dove organizzare dei corsi di formazione nel settore, motivo per cui lāassociazione riesce a ricevere 25.000 euro dal Comune di Palermo e 4.000 euro dallāArs. La Scuola di cucito riesce cosƬ a vedere la luce con la docenza di due professori dellāIstituto IPSIA di Palermo e lāassistenza tecnica di Rosi Antonelli, che si ritrova sempre più protagonista di questa realtĆ di riscatto.

La sede in un bene confiscato alla mafia
L’esperienza può procedere proficuamente per alcuni anni e dopo un periodo di soddisfazioni ma anche di ostacoli sociali, nel 2015 lāassociazione partecipa ad un bando del Comune di Palermo per lāassegnazione di beni confiscati alla mafia, riuscendo ad ottenere una sede a San Lorenzo, realtĆ geograficamente non distante dallo Zen; ĆØ la prosecuzione, in veste rinnovata, delle attivitĆ giĆ svolte e dal forte connotato sociale.
Dopo la lunga ristrutturazione dei locali e la riapertura, nel 2017 può essere dato lāavvio al primo laboratorio formativo della nuova sede, rivolto alle fasce disagiate del territorio palermitano e aperto anche a cittadini di diverse nazionalitĆ . Uno di questi ĆØ Salu, come oggi lo chiamano affettuosamente un po’ tutti, ragazzo originario della Guinea che, dopo il periodo di tirocinio, oggi contribuisce attraverso il suo lavoro alla produzione di quelle borse ed accessori che seguono un preciso taglio sartoriale, potendo contare su tessuti preziosi, macchinari tessili ed attrezzatura di primāordine che si trovano allāinterno della rinnovata sede di via Astorino.
Le attivitĆ di tirocinio, i corsi trimestrali e la vendita, ad oggi operative in varie forme e modalitĆ , continuano a rimarcare il modello originario dell’associazione: generare bellezza come arma di riscatto, e non solo nel tessuto sociale palermitano ma anche diffondendo la pratica solidale in molte altre cittĆ dāItalia, dato che il marchio LAB.ZEN 2 ĆØ ormai conosciuto ed apprezzato da anni in tutto il territorio nazionale.







