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Oasi Cana: da 40 anni accanto alle famiglie e alla disabilità. Moscato: “Ora puntiamo al Dopo di noi”

Dalla missione degli Oblati alla nascita della Fondazione: a Sambuca di Sicilia e Palermo una storia di fede e impegno sociale

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in "Comunicazione per le Culture e le Arti" all'Università di Palermo, con un master in "Editoria e Produzione musicale" all'Università IULM di Milano. Si occupa di sociale, cultura, spettacoli, turismo, scuola, per diverse testate online e da addetta stampa. Scrive per "Il Mediterraneo 24" ed è socia dell'impresa sociale-editrice del giornale. Ha realizzato dei reportage-inchiesta sul fenomeno della dispersione scolastica nel quartiere Sperone di Palermo per la testata "OrizzonteScuola", il giornale dedicato alla scuola più seguito in Italia. Si occupa di violenza sulle donne come addetta stampa per il Centro Antiviolenza "Lia Pipitone" di Palermo. Ha lavorato come giornalista e addetta all'accoglienza per la Fondazione "Le Vie dei Tesori", il più grande circuito di promozione del patrimonio culturale della Sicilia, nell'ambito di varie edizioni del festival che ogni anno si svolge a Palermo, Sambuca di Sicilia e Sciacca. Nel quartiere Sperone di Palermo, periferia a forte marginalità sociale, a sud-est di Palermo, ha curato l'ufficio stampa della grande iniziativa territoriale e di comunità "Il Carro risorto delle Rosalie ribelli. Il Festino dello Sperone", con la partecipazione attiva di cittadini, scuola e associazioni. Altre importanti collaborazioni l'hanno vista impegnata come addetta stampa per l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, nella campagna elettorale delle Elezioni Europee 2024; per l'Ufficio speciale del "Garante regionale per i diritti dei detenuti e il loro reinserimento sociale" guidato dal dott. Santi Consolo; per il Centro Antiviolenza "Lia Pipitone" a Palermo gestito dall'associazione Millecolori APS ETS. Ultime iniziative recenti: l'ufficio stampa del XX° Premio Letterario Internazionale "G. Tomasi di Lampedusa" di Santa Margherita di Belìce; e lo show internazionale "Be like the wind - Essere come il vento" del Teatro del Fuoco a Palermo, realizzato dall'associazione Elementi di Amelia Bucalo Triglia.
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AGRIGENTO. Quarant’anni di passi condivisi, di “vino nuovo” versato nelle ferite delle famiglie e di una vicinanza concreta al mondo della disabilità. L’Associazione “Oasi Cana” celebra un traguardo storico, trasformandosi oggi in Fondazione di Partecipazione per guardare al futuro con nuove sfide, come il lavoro per i soggetti fragili e l’accoglienza del “Dopo di noi”.

Una vocazione nata dall’ascolto

La storia di Oasi Cana inizia nei primi anni ’80 quando un gruppo di giovani palermitani e di universitari fuori sede legati ai Padri Missionari Oblati di Maria Immacolata, intraprende un cammino di formazione spirituale e coniugale sotto la guida di p. Antonio Santoro o.m.i.. È però nel 1984, durante una missione popolare a Sambuca di Sicilia, che avviene la svolta: l’incontro diretto con il dolore silenzioso di famiglie segnate dalla disabilità.

Una delle sedi di Oasi Cana a Sambuca di Sicilia (ph. Oasi Cana)

“Quella missione ha aperto i nostri cuori alle ‘povertà dai diversi volti’ del nostro territorio”, ricorda Enza Vaccaro, sambucese, tra i soci fondatori di Oasi Cana. “Abbiamo percepito l’impotenza dei genitori e capito che non si poteva restare a guardare. Il desiderio di carità ci ha spinti a cercare un volontariato strutturato che durasse nel tempo.” Da lì nasce l’esigenza di un impegno stabile e strutturato. L’11 novembre 1985 prende forma la “Comunità Cana”, ispirata al Vangelo delle nozze di Cana, segno di una fede capace di trasformare la mancanza in dono.

Convegno nella sede dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia (ph. Oasi Cana)

La voce del Presidente: la nascita della Fondazione

Oggi, quella realtà spontanea è diventata una struttura solida. Il presidente Carmelo Moscato spiega l’importante passaggio istituzionale avvenuto di recente: “Siamo nati come comunità, poi associazione e quest’anno siamo diventati Fondazione di Partecipazione. La scelta non è casuale: vogliamo mantenere il coinvolgimento di tutti. Non è una fondazione ordinaria, ma un ente del terzo settore dove gli ex soci continuano a dare il loro contributo nell’orientamento delle scelte e delle attività”.

I numeri, d’altronde, parlano chiaro: oltre 300 coppie di fidanzati formate negli ultimi 29 anni; centinaia di famiglie seguite dal Consultorio familiare della sede di Palermo; e una media di 80-100 assistiti l’anno nel Centro di riabilitazione per persone con disabilità nelle sedi di Oasi Cana a Sambuca in convenzione con l’ASP di Agrigento.

Il presidente Moscato al convegno nella sede dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia (ph. Oasi Cana)

Il recupero dei Cappuccini e il progetto “Dopo di noi”

Uno dei fiori all’occhiello di Oasi Cana è il recupero dell’ex Convento dei Cappuccini, oggi Oasi Famiglia “Santa Maria di Cana” a Sambuca di Sicilia. Ceduto all’associazione nel 1995, la struttura è stata oggetto di lunghi e complessi lavori di restauro.

“Il progetto per il convento è ambizioso e tocca uno dei temi più sentiti dalle famiglie: il ‘Dopo di noi'”, dichiara Carmelo Moscato. “Abbiamo realizzato circa 17 camere con bagno pensate per ospitare persone con disabilità che, venendo meno i familiari più stretti, si troverebbero sole. Vogliamo creare una struttura che offra loro non solo assistenza, ma una vera casa dove vivere con dignità”.

Disabilità e lavoro: la nuova frontiera

Accanto all’accoglienza, cresce l’impegno per l’inclusione lavorativa. La Fondazione sta studiando percorsi di autonomia per persone con disabilità cognitiva e psicomotoria, guardando a modelli già attivi in ambito della ristorazione e dell’ospitalità. L’obiettivo è chiaro: passare dall’assistenza alla valorizzazione delle capacità.

Ex Convento dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia, oggi una delle sedi di Oasi Cana (ph. Live Sambuca)

Il convegno: famiglia, cura e dignità

Nel quadro delle celebrazioni per il quarantennale, il 10 aprile 2026 si è svolto a Sambuca di Sicilia il convegno “Famiglia e Disabilità”, ospitato proprio presso l’Oasi Famiglia “Santa Maria di Cana”.

Ex Convento dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia, oggi una delle sedi di Oasi Cana (ph. Oasi Cana)

Ad aprire i lavori è stato il presidente Carmelo Moscato, che ha ripercorso la storia dell’ente: dalle prime esperienze del “Gruppo Cana”, guidato da padre Antonio Santoro, fino alla nascita dei servizi strutturati come il consultorio familiare di Palermo e il centro di riabilitazione di Sambuca. Un cammino cresciuto nell’ascolto dei bisogni reali delle famiglie.

All’evento ha partecipato l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, che ha richiamato l’immagine evangelica del “riparare la casa”: la casa comune, la famiglia, le relazioni sociali. “Oasi Cana è un cantiere vivoha sottolineato –, in cui la famiglia viene custodita e curata.”

Fra Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI, ha proposto una riflessione centrata sul Vangelo della lavanda dei piedi: un gesto che racconta come l’amore si esprima nella cura concreta e nei dettagli. “Solo chi è stato amato così può amare allo stesso modo”, ha ricordato, indicando nella cura quotidiana la chiave di ogni servizio autentico.

Convegno nella sede dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia. Da sx: Suor Veronica Donatello, Fra Marco Vianelli, Mons. A. Damiano, Carmelo Moscato (ph. Oasi Cana)
L’arcivescovo Damiano al convegno nella sede dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia (ph. Oasi Cana)

Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità della CEI, ha invece posto l’accento sulla necessità di superare approcci riduttivi alla disabilità: “Non basta curare o assistere, bisogna vedere la persona”. Ha richiamato l’importanza dell’autodeterminazione e di percorsi costruiti a partire dai desideri e dalle aspirazioni delle persone con disabilità, anche alla luce delle nuove normative.

Significativa, in questo senso, la testimonianza di Marta, giovane con sindrome di Down, che ha ricordato come il primo bisogno sia quello di essere riconosciuti nella propria dignità.

Tra gli interventi, quello di Agata Pisana, presidente della Federazione Sicilia dei Consultori di Ispirazione Cristiana e Vice Presidente della Confederazione Nazionale dei C.I.C., e di Domenico Arena, presidente dell’A.R.I.S. Sicilia (Associazione degli Istituti Religiosi Sociosanitari) e responsabile del settore RSA dell’A.R.I.S. Nazionale.

Suor Veronica Donatello al convegno nella sede dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia (ph. Oasi Cana)

Una storia di fede e servizio

Nel suo intervento conclusivo, Moscato ha ribadito l’identità profonda della Fondazione: “Oasi Cana è, prima di tutto, opera di Dio”. Una realtà nata da coppie di fidanzati e sposi che, alla luce del magistero di Giovanni Paolo II e del carisma oblato, hanno unito spiritualità e impegno concreto.

Negli anni sono nate diverse strutture: il Centro “Solidali con te” a Sambuca, il Centro per la Famiglia e la Vita a Palermo e il consultorio familiare. Tutte espressione di una stessa missione: accompagnare le fragilità senza fini di lucro, ma con uno stile di prossimità autentica.

“Il modo migliore per celebrare questi quarant’anniha concluso il presidente –, è guardare al passato con gratitudine e al futuro con fiducia, sapendo che non sono i nostri meriti a sostenere questa opera, ma la fede in Cristo, che non abbandona mai i poveri dai mille volti.”

Una storia che continua tra Palermo e Sambuca, tra servizi e relazioni, confermando che, come amano dire i soci, “le opere di Dio non sono mai a costo zero”, ma il loro frutto è la gioia di un intero territorio.

Ex Convento dei Cappuccini a Sambuca di Sicilia, oggi una delle sedi di Oasi Cana (ph. profilo Facebook Leo Ciaccio)
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