PALERMO. Bisogna ritornare a dare fiducia alla parte sana delle persone che vivono allo Zen affinché possano dimostrare che, oltre alla criminalità e alla violenza, c’è tanto altro. Per fare questo, bisogna avviare un confronto aperto e continuativo tra i cittadini, il privato sociale e le istituzioni. A dirlo è Fabrizio Arena, impegnato allo Zen da 10 anni e presidente dell’associazione Laboratorio Zen Insieme da 4 anni.
Nel quartiere, Laboratorio Zen Insieme, Lievito, Handala e Fondazione L’Albero della Vita sono le realtà concretamente operative che fanno un importante lavoro di rete tra il pubblico (scuole, servizi sociali, consultorio, Uepe, Ussm) ed il privato sociale. A queste, si aggiunge anche l’impegno portato avanti dalla parrocchia San Filippo Neri.
Dopo i recenti fatti di cronaca si sono in parte spenti i riflettori. “Spenti del tutto non sono – dice Fabrizio Arena – ma le luci si sono affievolite. Dopo gli omicidi, abbiamo visto, purtroppo, tante passerelle di politici. Tutto questo non ha sortito effetti significativi oltre alle passeggiate nel quartiere e alle dichiarazioni nei giornali. Allo Zen, si sparava alla luce del giorno ed era evidentissimo che si dovesse rispondere in maniera tempestiva. La situazione è poi peggiorata fino ad arrivare al grave atto provocatorio degli spari nel portone della chiesa. A questo punto, noi abbiamo iniziato ad essere molto duri con le istituzioni, fino a quel momento, inefficienti, tentennanti, discontinue e disorganizzate”.

Nel passato, ci sono stati periodi in cui c’era stata una presenza maggiore dell’amministrazione comunale. “Il terzo settore è stato propulsore di energie che, però, non sempre sono state valorizzate dalle amministrazioni politiche, rischiando di disperdersi – continua –. Solo insieme alla politica si può fare qualcosa di importante, incisivo e continuativo nel tempo. Dieci anni fa, c’è stato un momento, in cui con l’amministrazione comunale eravamo riusciti ad impegnarci insieme. Ricordo, nel 2018, Manifesta nel Giardino di Gilles Clement di via Primo Carnera con Palermo Capitale della Cultura che aveva portato tanti turisti. Si erano creati dei piccoli circoli virtuosi con alcuni abitanti del quartiere. Negli anni successivi non c’è stata più questa attenzione. Inoltre, gli arresti hanno creato dei vuoti di potere malavitoso che lo Stato avrebbe dovuto subito colmare con azioni concrete e servizi. Non avendolo fatto, purtroppo, questo vuoto su vuoto, ha creato una vera e propria anarchia fino ai giorni nostri.
L’altra faccia della medaglia, tra le persone che vivono allo Zen, deve emergere. “Lo Zen, negli anni, ha dimostrato di avere bisogno, più di qualunque intervento sociale, soprattutto di fiducia da una città che lo ha sempre stigmatizzato – afferma ancora Fabrizio Arena –. Lo Zen – come disse l’antropologo Ferdinando Fava – è il prodotto della emarginazione sociale e della narrazione che ne è stata fatta. E’, ancora, un coacervo di diritti negati. Il quartiere, però, soprattutto negli ultimi 10 anni, ha dimostrato, nei fatti, che può brillare di luce propria. Le persone spesso si sentono sole e abbandonate. Nel momento, infatti, in cui la città gli tende la mano, la gente si riscatta e si rigenera. Manca, purtroppo, un lavoro continuativo di lungo corso per intervenire su problemi che esistono da ben 40 anni. La situazione dello Zen è un problema collettivo di tutta la città e non solo di chi ci vive”.

Tra i primi aspetti da affrontare ci sono la regolazione degli abitanti e l’incremento dei servizi educativi. “Bisogna avviare il lavoro, complesso e coordinato, di regolarizzazione delle persone, per quanto riguarda le posizioni abitative e le residenze – aggiunge-. Come si era iniziato a fare, occorre fare un censimento degli abitanti con una scala di priorità con un lavoro congiunto tra Iacp, Amap e amministrazione. Sono processi importanti che eviterebbero alle persone di essere costrette a vivere illegalmente. Il secondo aspetto è quello di impegnarsi, ad ampio raggio, sui servizi educativi attivandosi in: educativa di strada, accompagnamento scolastico, sostegno alla genitorialità, segretariato sociale, lavoro di prossimità e tanto altro. Naturalmente, se le persone si sentono più aiutate, perché gli vengono offerte nuove opportunità, si limita la recidiva e l’adescamento nella criminalità”.
Una occasione vicina per tutta la città sarà il Carnevale Sociale previsto giovedì 12 febbraio, allo Zen, alle ore 15. “Quest’anno, grazie alla collaborazione di Amat che sta mettendo a disposizione gli autobus, ci aspettiamo di avere una maggiore partecipazione di palermitani/e che verranno da altri quartieri della città (Kalsa, Cep, Borgovecchio, Ballarò e Zisa) per sostenere lo Zen”.







