HomeCronacaPeriferieParte “Ricuciamo Palermo”: l’Università al fianco del quartiere Zen per una nuova alleanza educativa

Parte “Ricuciamo Palermo”: l’Università al fianco del quartiere Zen per una nuova alleanza educativa

Un autobus dal centro allo Zen diventa il simbolo di una città che si rimette in cammino insieme. Unipa avvia una presenza stabile nel quartiere: accordi con le scuole, orientamento di prossimità, attività culturali e nuovi percorsi formativi per contrastare disuguaglianze e dispersione scolastica, ampliando le opportunità per i giovani

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PALERMO. Non è stato un pomeriggio come gli altri, ma un momento concreto in cui Palermo ha cambiato prospettiva. Non è stato lo Zen a muoversi verso il centro della città, ma il centro della città a mettersi in cammino. Un autobus partito da via Volturno, alle spalle del Teatro Massimo, con a bordo il rettore Massimo Midiri, docenti e personale dell’Università degli Studi di Palermo, ha attraversato la città trasformandosi in un gesto fisico e visibile di ricucitura.

Non una distanza da colmare sulla carta, ma chilometri percorsi insieme per arrivare lì dove troppo spesso Palermo si interrompe, nelle narrazioni e nelle opportunità. Allo Zen la città si è ricomposta con l’avvio del progetto “Ricuciamo Palermo, l’Università di Palermo per lo Zen”.

Nell’aula magna dell’Istituto comprensivo “Giovanni Falcone”, tra studenti, insegnanti e famiglie, il quartiere ha smesso di essere periferia per diventare un centro vivo di una nuova alleanza: un centro fatto di voci, progetti e possibilità, in cui l’Università ha scelto di stare non per una giornata, ma per rimanere nel lungo periodo, al fianco del Comune di Palermo e delle realtà che operano per il territorio come Save the Children.

Ad aprire i lavori, moderati da Costantino Visconti, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e delle relazioni internazionali, sono stati i dirigenti scolastici degli istituti coinvolti, Massimo Valentino per il “Giovanni Falcone” e Stefania Cocuzza per il “Leonardo Sciascia”, assieme al sindaco di Palermo Roberto Lagalla e al rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri.

“Ricuciamo Palermo” ha preso forma con la firma dei protocolli di intesa tra l’Università e gli istitutiFalcone” e “Sciascia”, segnando l’avvio di una collaborazione strutturata e continuativa. Un passaggio che consolida un’alleanza educativa capace di incidere nel tempo sul contrasto alla dispersione scolastica e sulla costruzione di nuove opportunità. A seguire, una delegazione di studenti ha consegnato al Rettore una chiave simbolica: un gesto carico di emozione per affidare “la custodia del loro futuro”.

«Oggi ha dichiarato il rettore Massimo Midiriconsolidiamo un’idea diversa di Università: un’istituzione che esce dai propri confini e si assume la responsabilità di essere presente nei territori, soprattutto in quelli più fragili. Lo Zen non è un luogo da osservare, ma un luogo con cui costruire. Questo è solo l’inizio di una presenza stabile e concreta non solo in questo quartiere ma anche in altre zone della città che affrontano situazioni di maggiore vulnerabilità e che devono trasformarsi in laboratori in cui università, scuole, istituzioni, terzo settore lavorano insieme».

«Vedere i nostri ragazzi, arrivati allo Steri, scoprire la realtà dell’università è stato un risultato grandissimo. Sentirli parlare del sogno di una laurea. Sapere che scoprono un futuro di crescita ci ha dato tanta gioia», ha aggiunto il preside Valentino, raccontando dell’incontro col rettore allo Steri.

«E’ bello che questa chiamata veda diversi pezzi della nostra società rispondere presente – ha detto l’assessore alle politiche giovanili, Fabrizio Ferrandelli -. Il Comune farà la sua parte. Ma il fatto che unipa assieme ad altre istituzioni mettano qualcosa a disposizione del territorio e decidano di contaminarsi e che lo facciano con le politiche pubbliche nel luogo più simbolico dove spiegarle, e dove abbiamo fallito, è un messaggio straordinario».

A seguire si è svolta l’inaugurazione del Corso di laurea magistrale in Politiche pubbliche del Dipartimento di Scienze politiche e delle relazioni internazionali, con l’intervento di Gabriella Marcatajo, coordinatrice del corso. La scuola si è trasformata in spazio universitario e il sapere ha cambiato indirizzo, scegliendo di abitare i luoghi più complessi per generare futuro, sottolineando la necessità di politiche pubbliche capaci di integrare didattica, ricerca e terza missione.

Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati i dati di un report socio-economico sul quartiere Zen, arricchiti dal contributo di esperti e operatori dell’innovazione sociale, in un confronto che ha messo in rete istituzioni, scuola e terzo settore.

Il report è stato illustrato da Laura Azzolina del Dipartimento di Scienze politiche e delle relazioni internazionali assieme a Girolamo D’Anneo dell’Ufficio Statistica del Comune di Palermo, Roberto Foderà dell’Istat e Francesca Montemagno dell’Università di Catania, evidenzia criticità significative.

Secondo i dati Istat riferiti al 2021, l’indice del disagio socio-economico di individui e famiglie colloca San Filippo Neri al primo posto, seguito da Palazzo Reale, Monte di Pietà e Brancaccio.

Il tasso di scolarizzazione (popolazione residente con almeno il diploma di scuola secondaria superiore) che a Palermo si attesta al 47,5%, a San Filippo Neri scende al 20,1%. Quello di istruzione terziaria, che per Palermo è del 25,9% a San Filippo Neri si riduce al 4,1%. Anche il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni evidenzia un forte divario: 46,3% a Palermo contro il 28,2% del quartiere. Dati che restituiscono un quadro di profonde disuguaglianze economiche, educative e sociali. Ma che indicano anche la presenza di molte potenzialità inespresse legate a una struttura della popolazione in cui le fasce giovanili sono ampie e ancora prevalenti su quelle dei più anziani, come indicato da valori dell’indice di vecchiaia inferiori a 100 e pari alla metà circa del valore medio della città (al netto di possibili criticità dei dati ufficiali segnalate nel rapporto).

Sono state inoltre spiegate le prime azioni concrete del progetto.

Il modello di Università diffusa rappresenta il cuore dell’intervento – ha detto il dirigente dell’Area Terza Missione, Luca Vazzano : «Non più un unico luogo fisico, ma una presenza accademica distribuita, capace di portare didattica, ricerca e terza missione direttamente nei quartieri. Allo Zen questo si tradurrà in attività formative, laboratori, momenti di confronto e percorsi condivisi con la comunità, trasformando gli spazi educativi esistenti in presìdi universitari aperti e accessibili».

Fondamentale anche il ruolo dell’orientamento di prossimità, affidato al Centro di Orientamento e Tutorato (COT), con la delegata del Rettore Cinzia Cerroni, che entrerà stabilmente nel quartiere con azioni mirate rivolte a studenti e famiglie. Non solo informazione sui percorsi universitari, ma accompagnamento continuo, ascolto e costruzione di fiducia, per rendere l’accesso all’università una possibilità reale e percepita.

A questo si affianca l’apertura del Sistema Museale di Ateneo, con l’impegno del presidente di UniPa Heritage, Michelangelo Gruttadauria, che porterà allo Zen iniziative culturali e percorsi educativi legati al patrimonio universitario. Luoghi simbolo come l’Orto Botanico e il Museo dei Motori diventeranno parte di un dialogo attivo con il quartiere, attraverso visite, laboratori e attività dedicate: dalla scoperta delle essenze e dei profumi delle piante, fino all’esplorazione di modelli aeronautici, sottomarini e automobili storiche. Un percorso pensato per portare la bellezza e il sapere nei quartieri e, allo stesso tempo, accompagnare i ragazzi alla scoperta dei luoghi dell’Università.

“Ricuciamo Palermo” prende forma così: non come slogan, ma come pratica. Un percorso che parte dai luoghi più complessi per ridisegnare, passo dopo passo, la geografia delle opportunità della città. «Questo progetto – ha concluso Giovanni Esposito, docente di Politiche pubbliche all’Université Libre de Bruxelles e direttore del Centre d’étude des politiques e de l’admininistration publique – non si limita dire agli studenti quali scuole esistono, ma prova a fare qualcosa di più ambizioso: ampliare l’orizzonte del possibile».

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