di Daniele Viola
PARTINICO
Ci troviamo in via Mancuso, civico 8: un tempo fu il quartier generale della famiglia dei Vitale, in quelle stanze si respirava l’influenza della sopraffazione mafiosa, della violenza e del controllo criminale sul territorio. Oggi, però, questa etichetta, questa ombra, è stata definitivamente spazzata via dalla luce di un nuovo inizio, dal desiderio di ripartire con la consapevolezza che l’assistenza sociale è lo strumento migliore per lo sviluppo di un territorio. Con il taglio del nastro avvenuto ieri, dopo una manifestazione molto partecipata dinanzi la struttura, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, il bene confiscato alla criminalità organizzata, affidato alla cooperativa Prometeo, è stato restituito alla collettività in una veste straordinaria: due gruppi appartamento destinati a dodici ragazzi con disabilità, pronti a intraprendere un percorso verso la vita indipendente.
Un progetto tra domotica e giustizia sociale
L’intervento non è stato solo una ristrutturazione edilizia, ma un’operazione di ingegneria sociale dal valore simbolico altissimo. Grazie ai fondi della Missione 5 del PNRR, per un investimento superiore ai 700 mila euro, gli spazi sono stati trasformati in abitazioni moderne e tecnologicamente avanzate. A beneficiarne saranno ragazzi appartenenti all’intero distretto sociosanitario 41, che copre un’area che comprende i comuni di Balestrate, Borgetto, Camporeale, Giardinello, Montelepre, San Cipirello, San Giuseppe Jato e Trappeto con comune capofila Partinico. L’integrazione della domotica e delle tecnologie assistenziali permetterà ai residenti di muoversi e gestire la quotidianità con un’autonomia prima impensabile. Supportati da operatori qualificati, i dodici giovani potranno abitare la propria libertà in un ambiente che non è più una “struttura”, ma una vera e propria casa.

Le voci dei sindaci del distretto 41
Durante la cerimonia, il sindaco di Partinico, Pietro Rao non ha nascosto la commozione. Per l’amministrazione comunale, trasformare un simbolo della mafia in un rifugio per i più fragili rappresenta il punto più alto della propria missione politica. “Restituire alla città un bene tolto ai clan è una vittoria di per sé, ma destinarlo a persone speciali lo rende una conquista sociale senza precedenti“, ha dichiarato il primo cittadino.
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio comunale, Erasmo Briganò, che ha sottolineato come via Mancuso sia diventata oggi il simbolo di una Partinico che sceglie la legalità e la solidarietà reale. La struttura non sarà solo un luogo di accoglienza, ma un motore di integrazione che dimostra come la vulnerabilità possa trasformarsi in una nuova forma di forza. Presenti anche gli altri sindaci del distretto 41, oltre che un rappresentante della Città Metropolitana di Palermo. Un’iniziativa dal forte valore simbolico e concreto: “Un doppio momento speciale: da un lato, l’opportunità per dodici giovani di vivere in uno spazio accogliente e dedicato; dall’altro, la restituzione alla collettività di un bene sottratto alla criminalità organizzata”, ha dichiarato il sindaco di Borgetto, Roberto Davì. Il progetto rappresenta un passo importante per il territorio. “La destinazione di questo immobile a finalità sociali rappresenta un connubio virtuoso e un traguardo significativo per il nostro territorio: l’inizio di un percorso fondato su solidarietà e inclusione”, ha concluso Davì.
Un messaggio al territorio
L’inaugurazione di via Mancuso lancia un segnale inequivocabile: lo Stato c’è e vince non solo quando confisca, ma soprattutto quando riutilizza. Laddove si decidevano strategie criminali, ora si progetta il futuro di dodici cittadini speciali. Partinico volta pagina, dimostrando che il connubio tra i contributi dell’Unione europea e la volontà politica può davvero cambiare il volto di una comunità, trasformando le ferite del passato in opportunità di riscatto.







