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martedì, 10 Febbraio 2026
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Maxiprocesso, a 40 anni dalla prima udienza l’appello a non abbassare la guardia

Cracolici: “Tenere alta la tensione civile contro la mafia”. Lagalla: “Un atto di riscatto collettivo che ha cambiato Palermo”

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in "Comunicazione per le Culture e le Arti" all'Università di Palermo, con un master in "Editoria e Produzione musicale" all'Università IULM di Milano. Si occupa di sociale, cultura, spettacoli, turismo, scuola, per diverse testate online e da addetta stampa. Scrive per "Il Mediterraneo 24" ed è socia dell'impresa sociale-editrice del giornale. Ha realizzato dei reportage-inchiesta sul fenomeno della dispersione scolastica nel quartiere Sperone di Palermo per la testata "OrizzonteScuola", il giornale dedicato alla scuola più seguito in Italia. Si occupa di violenza sulle donne come addetta stampa per il Centro Antiviolenza "Lia Pipitone" di Palermo. Ha lavorato come giornalista e addetta all'accoglienza per la Fondazione "Le Vie dei Tesori", il più grande circuito di promozione del patrimonio culturale della Sicilia, nell'ambito di varie edizioni del festival che ogni anno si svolge a Palermo, Sambuca di Sicilia e Sciacca. Nel quartiere Sperone di Palermo, periferia a forte marginalità sociale, a sud-est di Palermo, ha curato l'ufficio stampa della grande iniziativa territoriale e di comunità "Il Carro risorto delle Rosalie ribelli. Il Festino dello Sperone", con la partecipazione attiva di cittadini, scuola e associazioni. Altre importanti collaborazioni l'hanno vista impegnata come addetta stampa per l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, nella campagna elettorale delle Elezioni Europee 2024; per l'Ufficio speciale del "Garante regionale per i diritti dei detenuti e il loro reinserimento sociale" guidato dal dott. Santi Consolo; per il Centro Antiviolenza "Lia Pipitone" a Palermo gestito dall'associazione Millecolori APS ETS. Ultime iniziative recenti: l'ufficio stampa del XX° Premio Letterario Internazionale "G. Tomasi di Lampedusa" di Santa Margherita di Belìce; e lo show internazionale "Be like the wind - Essere come il vento" del Teatro del Fuoco a Palermo, realizzato dall'associazione Elementi di Amelia Bucalo Triglia.
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PALERMO. A quarant’anni dalla prima udienza del Maxiprocesso a Cosa nostra, Palermo torna a riflettere su uno dei passaggi più decisivi della propria storia civile e giudiziaria. Un anniversario che non è solo commemorazione, ma richiamo forte alla responsabilità collettiva e alla necessità di mantenere viva la tensione civile contro la mafia.

“A quarant’anni da quel momento storico – ha dichiarato Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia all’Assemblea regionale siciliana – è fondamentale ricordare che lo Stato riuscì a portare alla sbarra centinaia di mafiosi in un tempo in cui si negava persino l’esistenza di Cosa nostra, in una Palermo segnata dalla violenza e dalla cultura dell’indifferenza”.

Cracolici ha ricordato la grande mobilitazione popolare che accompagnò l’avvio del Maxiprocesso: “Insieme a migliaia di studenti partecipai a un corteo per le vie della città. Fu una spinta decisiva dell’opinione pubblica, che consentì alla Sicilia di compiere enormi passi avanti nella lotta alla criminalità organizzata”.

Ma l’allarme resta alto. “Attenzione – ha ammonito il presidente della Commissione regionale antimafiaa non sottovalutare una mafia che oggi torna ad essere attrattiva, con una cultura improntata all’uso disinvolto delle armi, alla sopraffazione e alla violenza. La memoria serve a ricordare cosa era diventata Palermo e a non abbassare la guardia. Come diceva Giovanni Falcone, se vogliamo sconfiggere la mafia dobbiamo tenere sempre alta quella tensione civile”.

Le dichiarazioni di Cracolici sono arrivate a margine dell’iniziativa promossa da Addiopizzo Travel, in collaborazione con il Tribunale di Palermo e la Rai, svoltasi nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso.

Sul valore storico e civile di quell’evento è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, sottolineando come il Maxiprocesso abbia segnato “una svolta epocale nella storia di Palermo, della Sicilia e dell’intero Paese”. Per la prima volta, ha ricordato il primo cittadino, “Cosa nostra venne riconosciuta e colpita come un’organizzazione criminale unitaria”.

Un risultato reso possibile “dal rigore giuridico, dalla capacità investigativa e dal coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a magistrati, forze dell’ordine e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno”.

“Il Maxiprocesso – ha concluso Lagalla non fu solo un evento giudiziario, ma un atto di riscatto collettivo. Ricordarlo oggi significa rinnovare l’impegno a costruire una città libera dalle mafie, più giusta e consapevole del proprio futuro”.

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