PALERMO. A quarant’anni dalla prima udienza del Maxiprocesso a Cosa nostra, Palermo torna a riflettere su uno dei passaggi più decisivi della propria storia civile e giudiziaria. Un anniversario che non è solo commemorazione, ma richiamo forte alla responsabilità collettiva e alla necessità di mantenere viva la tensione civile contro la mafia.
“A quarant’anni da quel momento storico – ha dichiarato Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia all’Assemblea regionale siciliana – è fondamentale ricordare che lo Stato riuscì a portare alla sbarra centinaia di mafiosi in un tempo in cui si negava persino l’esistenza di Cosa nostra, in una Palermo segnata dalla violenza e dalla cultura dell’indifferenza”.
Cracolici ha ricordato la grande mobilitazione popolare che accompagnò l’avvio del Maxiprocesso: “Insieme a migliaia di studenti partecipai a un corteo per le vie della città. Fu una spinta decisiva dell’opinione pubblica, che consentì alla Sicilia di compiere enormi passi avanti nella lotta alla criminalità organizzata”.
Ma l’allarme resta alto. “Attenzione – ha ammonito il presidente della Commissione regionale antimafia – a non sottovalutare una mafia che oggi torna ad essere attrattiva, con una cultura improntata all’uso disinvolto delle armi, alla sopraffazione e alla violenza. La memoria serve a ricordare cosa era diventata Palermo e a non abbassare la guardia. Come diceva Giovanni Falcone, se vogliamo sconfiggere la mafia dobbiamo tenere sempre alta quella tensione civile”.
Le dichiarazioni di Cracolici sono arrivate a margine dell’iniziativa promossa da Addiopizzo Travel, in collaborazione con il Tribunale di Palermo e la Rai, svoltasi nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso.
Sul valore storico e civile di quell’evento è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, sottolineando come il Maxiprocesso abbia segnato “una svolta epocale nella storia di Palermo, della Sicilia e dell’intero Paese”. Per la prima volta, ha ricordato il primo cittadino, “Cosa nostra venne riconosciuta e colpita come un’organizzazione criminale unitaria”.
Un risultato reso possibile “dal rigore giuridico, dalla capacità investigativa e dal coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a magistrati, forze dell’ordine e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno”.
“Il Maxiprocesso – ha concluso Lagalla – non fu solo un evento giudiziario, ma un atto di riscatto collettivo. Ricordarlo oggi significa rinnovare l’impegno a costruire una città libera dalle mafie, più giusta e consapevole del proprio futuro”.







