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A proposito di Borgo Nuovo

Dopo trent’anni di volontariato nel quartiere, l'ex garante per l'infanzia accoglie con speranza ma anche con preoccupazione l’annuncio dei nuovi investimenti pubblici

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Per chi, come me, insieme ad altri amici e amiche, ha dedicato trent’anni di volontariato a Borgonuovo, cercando di stimolare ragazzi e ragazze a sognare e progettare un futuro più ricco di possibilità, offrendo loro stimoli, modelli di vita alternativi e strumenti per costruire il proprio percorso, la notizia degli investimenti previsti suscita sentimenti contrastanti.

In tutti questi anni abbiamo lavorato anche per ricostruire, insieme alla comunità locale, spazi di relazione e socialità. Sapere che su Borgonuovo arriveranno alcuni milioni di euro, cifra ancora non definita almeno per chi legge le informazioni dai giornali (dal Governo e dalla Regione e in parte anche dal Comune) mi rende felice, ma al tempo stesso preoccupato per i tempi di realizzazione dei progetti. A oggi, infatti, molti sono stati gli annunci e le presentazioni in pompa magna, ma i lavori non sono ancora iniziati e ancora non è chiaro quali saranno alla fine gli interventi.

Il nostro percorso a Borgonuovo ebbe inizio nei primi anni Ottanta, in un periodo segnato dalle guerre di mafia. Eravamo il gruppo dei Sicaliani, sostenuti dalla sezione del PCI, animati dalla consapevolezza che nel quartiere mancavano servizi fondamentali: strutture scolastiche, a partire dagli asili nido (che, credo, manchino ancora oggi), e un’attenzione reale al fenomeno della dispersione scolastica. Non c’era nulla per i tanti ragazzi e ragazze, se non una palestra, un campo sportivo e una sezione dell’Agesci. Persino la scuola media non disponeva di aule sufficienti e si ricorreva ai doppi turni.

Da queste condizioni nacque l’idea di avviare un’attività di animazione di strada, proprio a Piazza Santa Cristina. Ogni pomeriggio centinaia di ragazzi e ragazze partecipavano a laboratori e tornei sportivi; la piazza veniva chiusa al traffico e trasformata in uno spazio educativo. Successivamente, insieme alle famiglie e ai giovani, decidemmo di occupare il centro sociale della piazza. Avviammo i primi lavori grazie a sottoscrizioni e al volontariato di genitori con competenze tecniche. Tuttavia, lasciammo presto al Comune la gestione della struttura: il primo piano venne destinato alla scuola media, mentre il piano terra divenne un circolo per anziani, riportando di fatto i ragazzi nuovamente in strada.

Nonostante ciò, non abbiamo mai abbandonato il quartiere. Quando i Sicaliani si trasformarono in cooperativa, un gruppo di volontari diede vita all’Arciragazzi, che proseguì le attività. Grazie al sostegno degli anziani, che riconobbero il valore del lavoro svolto, e al Consiglio di Quartiere (in un’epoca precedente alle Circoscrizioni), ottenemmo una piccola stanza da cui portare avanti il nostro intervento fino al 2015.

Nel tempo abbiamo recuperato e riqualificato più volte un parco, intitolandolo Parco Robinson. Abbiamo inoltre rilanciato il Centro Giovani di via Castellana, dove, grazie anche al sostegno della CGIL Sicilia, nacque il “Progetto Giovani” in collaborazione con il Comune, il Centro di Giustizia Minorile, Panormedil e la scuola media del CEP. Si trattò della prima sperimentazione di centro giovanile integrato, in cui attività formative (scuola media e corsi professionali) si affiancavano ad attività ludico-ricreative e sportive: campo di calcetto, sala musicale insonorizzata, palestra.

Negli anni si è costruita una vera rete territoriale e sono state attivate numerose iniziative. Forse non tutti sanno che proprio a Borgonuovo fu presentato dal Governo il primo rapporto sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza; in quell’occasione, la Ministra Livia Turco trasse ispirazione per la legge 285.

In trent’anni di volontariato ho vissuto emozioni intense: felicità e sconforto, gioia e tristezza, paura e coraggio. Per questo, leggendo la notizia degli investimenti e degli interventi previsti, mi sono sentito parte di quella storia. Tuttavia, non posso fare a meno di pormi alcune domande: perché non è stato recuperato il Centro Giovani (ancora oggi, credo, occupato da famiglie)? Non si poteva pensare alla realizzazione di un asilo nido, magari recuperando alcune strutture destinate all’abbattimento? Perché non valorizzare il Parco Robinson e le altre aree verdi? O rilanciare l’idea, più volte proposta, di fare di Borgonuovo un polo sportivo cittadino?

Si parla oggi della nascita del primo centro sociale intergenerazionale a Piazza Santa Cristina. Eppure, quello spazio lo era già: vi convivevano anziani, giovani, famiglie e scuola.

Spero sinceramente che non si tratti dell’ennesima occasione mancata. Che nella progettazione degli interventi si sia riflettuto non solo sulle strutture da realizzare, ma anche sulle modalità di gestione futura e sull’impatto che esse avranno sulle condizioni sociali e ambientali del quartiere. Non vuole essere una polemica, anche se temo verrà letta come tale. È piuttosto una riflessione maturata nel tempo. La politica, ieri come oggi, sembra faticare a riconoscere e dare piena cittadinanza alle esperienze che, quotidianamente, con o senza risorse, sotto il sole e sotto la pioggia, offrono a migliaia di ragazzi e ragazze un luogo in cui essere ascoltati, sostenuti e incoraggiati a credere nel proprio futuro.

Lino D’Andrea

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