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venerdì, 7 Ottobre 2022
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“Ospiti che ospitano”, i senza dimora raccontano le bellezze di Palermo con la fotografia

Una ventina di ospiti del Centro San Carlo in giro tra i monumenti della città per conoscerli e scattare foto esposte in una mostra visitabile fino a fine mese. Sono diventati anche narratori e guide turistiche al Museo diocesano di Palermo. L'iniziativa promossa dalla Caritas e dalla cooperativa sociale La Panormitana

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"

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PALERMO. Un patrimonio culturale non sempre conosciuto e accessibile alle marginalità. Scoprendo la cultura di Palermo, una ventina di senza dimora, ospiti del Centro diocesano San Carlo, guidati da due tutor-volontari, un architetto e una guida turistica, hanno conosciuto la storia, i monumenti, i diversi itinerari artistici di Palermo, vivendo la cultura come luogo d’incontro, che si racconta nel suo passato e nel presente e restituisce un senso comune rivolto all’accoglienza.

Rendendo prossimo ad ogni persona e ad ogni fragilità il grande patrimonio culturale ed ecclesiale cittadino, che siano narrate o meno, che siano dei semplici passi dentro le chiese, i musei e i teatri, che sia la ricerca di bellezza, è nello stupore di riscoprire sé stessi, che gli ospiti come Melchiorre, Tatiana e Antonio, hanno imparato a guardare la città e se stessi, con occhi diversi. Chi aveva scelto come dimora notturna i gradini di una chiesa o di un teatro ha conosciuto l’interno di quei posti fino a diventarne narratore e guida turistica.

Una macchina fotografica tra le mani e nient’altro. “Ospiti che ospitano” è diventata una mostra fotografica (visitabile al Centro San Carlo per tutto il mese di settembre) che racconta un itinerario fatto di accoglienza e mille attenzioni, condivisione e stupore, formazione e amicizia. Una passeggiata che da piazza Marina, passando dalla chiesa della Gancia, Palazzo Abatellis e dallo Steri, giunge fino alla Cattedrale, attraversando le piazze Sant’Anna, Bellini e Pretoria. Le vecchie mura di Palermo e le chiese tutte, San Giuseppe dei Teatini, il Santissimo Salvatore e gli edifici che si affacciano sui Quattro Canti.

Per Melchiorre, quasi 63 anni, è la prima volta con una macchina fotografica in mano: “Non ci sono parole per descrivere le bellezze di Palermo. La fotografia è libertà assoluta”. Per Tatiana, 56 anni, da poco più di un anno a Palermo, giunta dalla Romania, l’esperienza con il San Carlo è “affetto, stima e rispetto. Dietro ogni foto c’è una storia. Una storia come quella del quadro al Museo Diocesano, dov’è raffigurata la Madonna con i santi, che Tatiana con grande entusiasmo ha raccontato agli ospiti delle Caritas italiane in visita a Palermo. “Una storia come quella di ognuno di noi, che i tutor ci hanno aiutato a capire e guardare con altri occhi”. Antonio, 58 anni, che la città conosce bene, è tornato al Museo delle Marionette dopo 48 anni ricordando il suo passato – emozionandosi nel pensare che da bambino, a 10 anni, a guidare quelle marionette, erano probabilmente i nonni di quelle persone con i fili tra le mani.

Passeggiare insieme ci ha permesso di guardare la nostra città attraverso luoghi che riscopriamo con un atteggiamento di fiduciadichiarano gli organizzatori dell’iniziativa – di potenziamento delle opportunità, in una ricerca di possibilità e di riconoscimento di risorse individuali, in una pratica che si è proposta di aprire nuove prospettive di partecipazione condivisa”.

Parla di “segno di inclusione e partecipazione attiva di questi nostri fratelli e sorelle senza dimora” don Sergio Ciresi, vice direttore della Caritas Diocesana di Palermo: “Questa mostra fotografica, questo progetto, per noi della Caritas, con i suoi bracci operativi, come la cooperativa La Panormitana, dove risiede il Centro San Carlo, è promuovere la dignità umana di questi nostri fratelli – dice -. Il frutto di questa mostra fotografica è un’ispirazione nata proprio dal vivere e dal pensare tutti questi nostri fratelli e sorelle che, essendo senza dimora, vivono e dormono davanti questi monumenti e chiesa ma non hanno mai avuto la possibilità di poter accedere. Allora questa mostra è il frutto di questa ispirazione che si è tradotta concretamente in incontri propedeutici di volontari specialisti che hanno raccontato loro la storia dell’arte della nostra città. E poi sono andati a visitare questi luoghi all’interno. Fino a diventare, con l’ausilio anche di un fotografo volontario, a essere guida e fotografi in questi luoghi“.

Dalla teoria alla pratica. Nel primo incontro c’è stata la rilettura dello sviluppo originario di Palermo usando la cartografia storica. Il primo insediamento, le stratificazioni di tessuto e le dominazioni nei luoghi prossimi al San Carlo, dove gli ospiti dimorano, analizzando piazza Rivoluzione, nata prima dell’installazione della fontana, oggi conosciuta come la fontana del Genio di Palermo.

Nel secondo incontro, una modalità diversa, per una passeggiata in via Alloro, per tenere il “filo dei secoli e dei passi”, conoscendo gli avvenimenti che hanno riguardato gli edifici sacri non presenti in questa arteria del centro storico. Passando dalla chiesa della Gancia fino a piazza Marina, con il suo giardino e gli alberi secolari, circondata da un braccio di terra che prima era mare. Terza meta, la Cattedrale, con il percorso per raggiungerla, raccontando i misteri, cenni di realtà a molti sconosciuti.

Dagli arabi ai normanni, dai greci ai bizantini. Attraversando secoli di storia, popolazioni che hanno lasciato un segno in Sicilia, a Palermo, con nozioni base della fotografia, gli ospiti sono diventati anche narratori e guide turistiche per i volontari-ospiti di altri centri Caritas italiani in visita a Palermo. “Infinite realtà per ognuno di noi, che cambiano ogni volta che inquadriamo la realtà stessa, con l’obiettivo di una macchina fotografica”, spiega il fotografo-volontario Amedeo Pignataro, che ha curato l’iniziativa. “Non soltanto un itinerario storico, ma soprattutto un viaggio di scoperta dentro noi stessi, con gli occhi di una macchina fotografica”.

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