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mercoledì, 11 Febbraio 2026
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Candele e preghiere per le strade di Palermo: così la città ricorda le vittime della tratta

Il quartiere di Borgo Vecchio ha ospitato una marcia e veglia di preghiera organizzata dalla diocesi di Palermo e dall’USMI. A guidarla, l'arcivescovo Corrado Lorefice

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO. Pace, Fede, Amore, Giustizia e Speranza, rappresentate dai cinque continenti (Africa, Europa, Americhe, Asia e Oceania) sono state al centro della veglia di preghiera e marcia antitratta, avvenuta ieri sera a Borgovecchio, in occasione XII Giornata mondiale contro la tratta di persone. L’iniziativa è stata organizzata dalla diocesi di Palermo insieme all’USMI (Unione Superiore Maggiori  d’Italia). Alla marcia, ha partecipato l’arcivescovo, mons. Corrado Lorefice. Il raduno dei partecipanti è avvenuto a piazza Nascé da dove è partito il corteo. Successivamente, è proseguito per le strade del popolare quartiere di Borgo Vecchio per poi concludersi nella chiesa di Santa Lucia, a piazza della Pace.

La marcia si è svolta, come sempre, in memoria di Santa Giuseppina Bakhita, che visse la realtà della schiavitù e che Papa Francesco scelse come riferimento spirituale. La Giornata mondiale contro la tratta delle persone è stata, infatti, istituita da lui nel 2015.

A cinque persone, in nome dei cinque continenti, è stato affidato il compito di portare le candele che rappresentavano le persone vulnerabili. In particolare, la candela della Pace è stata rappresentata dall’Africa; quella della Fede dall’Europa; quella dell’Amore dalle Americhe; quella della Giustizia dall’Asia; quella della Speranza dall’Oceania.

Durante il percorso, ci si è fermati anche davanti al carcere Ucciardone dove, guidati dall’arcivescovo, è stata rivolta una preghiera per le persone detenute di tutte le carceri di Palermo.

In questo nostro tempo dobbiamo recuperare e riconoscere, sempre di più, la dignità e il volto della persona umana – ha detto l’arcivescovo Lorefice -. Siamo in un periodo storico dove la Casa comune è, continuamente, ferita da atti di violenza e, in altri casi, purtroppo anche da situazioni di guerra e sterminio. Ogni guerra colpisce, come sappiamo, soprattutto le persone più fragili e cioè quelle che Papa Francesco chiamava gli scarti della società. Dietro la tratta, il sopruso e la violenza sulle donne c’è un modo preciso di impostare le relazioni dettate dal prevalere del profitto economico rispetto al valore della persona umana. A tutto questo dobbiamo essere capaci di rispondere, di indignarci e di dire, chiaramente, il nostro no a tutte le forme di violenza. Soprattutto, dobbiamo continuare ad essere positivamente protesi e coinvolti nella costruzione di ogni forma di bene”.

La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del XXI secolo. E riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale, maternità surrogata e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di  persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 70 per cento sono donne e minori. La Caritas e le congregazioni  religiose femminili sono state tra le prime, in Italia, a leggere il fenomeno e a offrire soluzioni alternative ai nuovi schiavi, specialmente alle donne vittime di sfruttamento sessuale. Solo  nelle case famiglia, gestite dalle religiose, in tutta Italia, sono state accolte e offerte opportunità di libertà, dignità e legalità a oltre 6.000 donne, in gran parte straniere.

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