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mercoledì, 11 Febbraio 2026
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Viaggio nelle carceri attraverso la fotografia: la mostra di Arianna Di Romano a Caltagirone

“Blocco 200 Anime sospese” è un progetto d’inclusione sociale che immortala momenti di vita di persone private della loro libertà. L'esposizione al museo diocesano fino al 27 febbraio 2022

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in "Comunicazione per le Culture e le Arti" all'Università di Palermo, con un master in "Editoria e Produzione musicale" all'Università IULM di Milano. Si occupa di sociale, cultura, spettacoli, turismo, scuola, per diverse testate online e da addetta stampa. Scrive per "Il Mediterraneo 24" ed è socia dell'impresa sociale-editrice del giornale. Ha realizzato dei reportage-inchiesta sul fenomeno della dispersione scolastica nel quartiere Sperone di Palermo per la testata "OrizzonteScuola", il giornale dedicato alla scuola più seguito in Italia. Si occupa di violenza sulle donne come addetta stampa per il Centro Antiviolenza "Lia Pipitone" di Palermo. Ha lavorato come giornalista e addetta all'accoglienza per la Fondazione "Le Vie dei Tesori", il più grande circuito di promozione del patrimonio culturale della Sicilia, nell'ambito di varie edizioni del festival che ogni anno si svolge a Palermo, Sambuca di Sicilia e Sciacca. Nel quartiere Sperone di Palermo, periferia a forte marginalità sociale, a sud-est di Palermo, ha curato l'ufficio stampa della grande iniziativa territoriale e di comunità "Il Carro risorto delle Rosalie ribelli. Il Festino dello Sperone", con la partecipazione attiva di cittadini, scuola e associazioni. Altre importanti collaborazioni l'hanno vista impegnata come addetta stampa per l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, nella campagna elettorale delle Elezioni Europee 2024; per l'Ufficio speciale del "Garante regionale per i diritti dei detenuti e il loro reinserimento sociale" guidato dal dott. Santi Consolo; per il Centro Antiviolenza "Lia Pipitone" a Palermo gestito dall'associazione Millecolori APS ETS. Ultime iniziative recenti: l'ufficio stampa del XX° Premio Letterario Internazionale "G. Tomasi di Lampedusa" di Santa Margherita di Belìce; e lo show internazionale "Be like the wind - Essere come il vento" del Teatro del Fuoco a Palermo, realizzato dall'associazione Elementi di Amelia Bucalo Triglia.
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CATANIA. Mani, indumenti, tatuaggi. Un viaggio nelle carceri è quello che la fotografa sarda, ma siciliana d’adozione, Arianna Di Romano ha realizzato con i detenuti della Casa circondariale di Caltagirone, per raccontare un’umanità, spesso oggetto di stigmatizzazione. Trentasei scatti racchiusi nella mostra “Blocco 200 Anime sospese”, che dopo la 36esima Coppa degli Assi al Centro Equestre del Mediterraneo di Ambelia, approda al Museo Diocesano di Caltagirone ed è visitabile fino al 27 febbraio 2022.

“La dove non è permesso osservare dall’esterno – dichiara il direttore del Museo Diocesano don Fabio Raimondi questa mostra ci permette di avere uno sguardo, dal punto di vista di chi è obbligato, dalla giustizia, a vivere dentro le chiusure rappresentate dalle potenti strutture in cemento armato. Un modo per suscitare la riflessione su questa realtà che si pensa lontana, ma che invece è a due passi da noi e merita la nostra attenzione”.

“Blocco 200 Anime sospese” è un progetto d’inclusione sociale che immortala momenti di vita di persone private della loro libertà nelle carceri, ma capaci di oltrepassare grate e cancelli attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Proprio attraverso le immagini si diventa ogni volta autori e attori, in un’attesa e in spazi circoscritti che rendono il tempo a disposizione quasi sospeso, come le Anime che ruotano attorno ad esso.

Il racconto degli “ultimi” nelle carceri

Per Arianna, raccontare gli ultimi, i più fragili è un fattore naturale. Con una forte propensione per le vite e le storie degli altri, specie quelle più difficili, la sua formazione si orienta sul terzo settore, per prendere la rotta della fotografia sociale e di denuncia. “Raccontare la quotidianità di una struttura come le carceri credo abbia a che fare con lo stesso, forte desiderio, che mi spinge a scegliere di rimanere accanto a coloro di cui si parla poco, o non si parla affatto”.

Da giugno ad ottobre 2021, il suo sogno si realizza con un laboratorio fotografico di cui fanno parte 17 “ragazzi”, come a lei piace chiamarli. Sono i ragazzi della Casa circondariale di Caltagirone. Storie autentiche, ma dal sapore sconosciuto. “Ogni sguardo, ogni espressione, ogni segno sulla pelle è una narrazione della loro più intima essenza pronta a volar via per mostrarsi al mondo. “Blocco 200 – Anime sospese” sarà esposta anche a Catania, in altre città della Sicilia e non solo”.

Un viaggio fotografico che tocca diverse nazioni

Il prossimo viaggio della fotografa siciliana, anche tecnico dei Servizi Sociali, che vive a Gangi, avrà a che fare con una minoranza etnica. Nata in Sardegna, da padre siciliano, dal 2014 inizia a raccontare le etnie del Sud Est Asiatico e della popolazione Rom. Dalla Sardegna fino in Serbia e in Bosnia, in Francia, Thailandia, Austria e Cambogia. In Corea del Sud e in Giappone. È a Domusnovas, però, nel sud della Sardegna, dove il padre gestisce una concessionaria di automobili, che Arianna conosce i “signori Rom” (come ama definirli) che vivono a Carbonia, a pochi chilometri di distanza. Una conoscenza che abbatte pregiudizi portando fuori gentilezza e onestà. Valori presenti nel cuore di qualsiasi etnia e popolazione del mondo. Diversi viaggi, anche in solitaria, in Serbia e Bosnia, a Sarajevo e Belgrado, a contatto con le condizioni di vita, spesso difficili, come quelle dei “signori Rom”.

Un altro dei suoi viaggi è nel Sud Est asiatico accanto agli animisti. Una religione che crede che uno scatto ti rubi l’anima. Luoghi difficili da raggiungere e condizioni igieniche non delle migliori. Non ci sono servizi e ci si lava nei fiumi. Arianna ha vissuto qui sei mesi della sua vita. Le difficoltà? Le ha superate con il rispetto e la fiducia. “Per me, penso sia così facile superare i limiti, perché non ne ho mai avuti. Quando ti racconti e lasci che gli altri facciano lo stesso, crei fiducia”. Rispetto per i problemi e i disagi altrui. Nessuna paura o percezione del rischio, prima e durante questi viaggi, da adulta, avvertita dei possibili pericoli. “Dipende dal modo in cui percepisci la realtà e vivi il contatto con gli altri”, conclude.

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