PALERMO – Una finestra drammatica, delicata e molto attuale sulla salute mentale e il forte stigma che lo accompagna. L’arte si fa strumento di consapevolezza civile, invitando il pubblico a un confronto attivo sul significato di “follia” e “inclusione” nella società di oggi. E’ “L’amore dei folli” con la regia di Matteo Contino prodotta dalla cooperativa sociale Techné. La peace teatrale, in anteprima, è andata in scena, ieri sera, presso il teatro Apparte di Palermo. L’artista Simone Cristicchi, conquistato dall’entusiasmo di questo lavoro, ha accettato di fare da ambassador dello spettacolo.
“L’amore dei folli” propone una riflessione intensa sulla memoria dei manicomi e sulla condizione della malattia mentale nella società contemporanea. Il testo prende spunto e si muove nel solco della rivoluzione basagliana, richiamandone i principi fondanti: il superamento dell’istituzione totale e il riconoscimento dei diritti, della parola pubblica e della cura comunitaria. L’intenzione, adesso, è quella di dare presto vita a una produzione dal basso dell’opera che permetta di realizzare una piccola tournée nazionale.
A conclusione dello spettacolo, Simone Cristicchi si è esibito cantando la nota canzone “Ti regalerò una rosa” con cui ha trattato il tema della salute mentale, conquistando pubblico e critica.

“Il nostro intento – ha affermato il regista Matteo Contino – è quello di fare riflettere in maniera diversa sulla salute mentale. Attenzione a stigmatizzarla perchè è un tema molto vicino che ci riguarda sia dentro che fuori. Ricostruire la memoria di Franco Basaglia – sottraendola alla narrazione riduttiva che lo vuole ingenuo riformatore privo di lungimiranza – significa restituirlo come pensatore lucido, rivoluzionario e profondamente umano, capace di ridefinire il concetto stesso di follia, cura e libertà. Pur nella libertà del linguaggio teatrale, il nostro lavoro si propone di onorare la verità etica e politica della sua lezione”.
“Scrivendo il testo mi sono innamorata profondamente della visione di Franco Basaglia – ha aggiunto Laura Carini, autrice della drammaturgia e attrice -. In particolare, io nell’opera interpreto Sofia che rappresenta la psicopatologia del disturbo di personalità. Ancora, su tanti aspetti, attendiamo che si realizzi pienamente il progetto di Basaglia. Il nostro obiettivo è quello di fare una operazione di forte sensibilizzazione sociale su un tema che intreccia passato, presente e futuro”.
“Sono ammirato dal lavoro che è stato portato in scena – ha detto il cantautore e scrittore Simone Cristicchi -. L’arte è l’unica materia che riesce a trasformare il dolore in poesia. Affrontare nel mio lavoro, il tema della salute mentale, in una dimensione artistica e di creatività, ha avuto grandi pregi ma anche tante difficoltà. Il pregio più importante è stato quello di imparare tantissimo da questo binario invisibile – che ci scorre accanto e che, molto spesso, non vediamo – che è lo stigma della malattia mentale. Per me, è stato come avere fatto un viaggio in una terra lontanissima per poi ritornare per raccontare quello che ho visto. Dopo questa accurata ricerca, infatti, ho prodotto un documentario, un libro e una canzone. In questo momento storico, a livello mondiale, ci occupiamo troppo dei corpi (cibo e benessere fisico) e pochissimo dell’anima. E’ proprio, in alcuni casi, quando l’anima si ammala che può nascere un disagio mentale. Dobbiamo, allora, nutrire la nostra anima di bellezza, di arte e di ritorno all’armonia con la natura, uscendo fuori dalle dinamiche di competizione continua che vengono promulgate soprattutto dai social”.
Una nota in merito all’opera è arrivata, pure, dalla ministra per le disabilità. “Vi ringrazio per il cortese invito alla rappresentazione teatrale ‘L’amore dei folli’ (…) – si legge nella nota a firma della ministra Alessandra Locatelli -. Lo spettacolo affronta con profondità e coraggio una pagina complessa della nostra storia (…). La narrazione teatrale restituisce voce, dignità e umanità a esistenze spesso dimenticate, trasformando le storie individuali in un invito collettivo alla responsabilità e alla consapevolezza civica. (…) La Vostra iniziativa si inserisce pienamente nel percorso culturale e sociale che punta a contrastare stigma, isolamento e marginalizzazione, promuovendo al contrario inclusione, partecipazione e dialogo”.
Lo spettacolo nasce da un’idea di Eligio Scorsone, con drammaturgia di Laura Carini e il contributo di Francesca Attinelli e Domenico Stroppiana. In scena: Eligio Scorsone (Lele), Laura Carini (Sofia), Federica Benigno (Vita), Viviana Lombardo (Chicca), Elvio La Pira (Benito), Vincenzo Tuzzolino (Andrea), Valentina Todaro (Betta), Meri Reale (Alberta / Mamma Doria), Giuseppe Vignieri (Franco Basaglia).








