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sabato, 17 Gennaio 2026
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Quattro donne di Palermo si raccontano attraverso i loro corpi: ecco il documentario “Il corpo è di tutte”

Il documentario di Mapi Rizzo e Martina Riina porta sullo schermo quattro storie di vita femminile tra le periferie di Palermo e la ricerca di autonomia sul proprio corpo. Un mosaico di esperienze che diventa riflessione collettiva sulla dignità, la cura e l’identità

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PALERMO. Non è l’ennesimo film sulle donne. Con “Il corpo è di tutte”, Palermo diventa scenario e voce di quattro esistenze femminili che si raccontano attraverso ciò che più intimamente le definisce: il proprio corpo. Non come oggetto, non come simbolo, non come campo di battaglia sociale — ma come casa, memoria, libertà e lingua.

Il documentario, scritto da Mapi Rizzo e Martina Riina con la regia di Rizzo, intreccia le vite di una madre adolescente, una nonna lavoratrice, una madre che allatta e una danzatrice-insegnante. Esperienze distanti per generazione e contesto, ma unite da un filo narrativo comune: la ricerca di autodeterminazione, soprattutto nei territori della città considerati periferia, geografica e sociale.

Il corpo che cresce, lavora, nutre e crea — come emerge dalle testimonianze — si fa linguaggio universale e spazio politico. Diventa archivio vivente nel quale sono custodite ferite, orgoglio, conquiste e rinascite. «Con questo lavoro abbiamo voluto restituire intimità e dignità a corpi troppo spesso normati, giudicati o medicalizzati», afferma la regista. «Il corpo non appartiene al maschio, né alla famiglia, né alla medicina: il corpo è di ciascuna donna. Il film nasce da questa urgenza politica e poetica».

Il documentario è prodotto da Per Esempio, realtà sociale palermitana che da quindici anni opera per contrastare disuguaglianze di genere, povertà educativa e mancanza di autonomia per donne e adolescenti in contesti vulnerabili. Non una produzione “per” le donne, ma “con” loro: le protagoniste non sono pedine narrative, ma co-autrici di senso.

Le due autrici riflettono ciascuna dal proprio campo: Rizzo con lo sguardo di regista e fotografa impegnata nel racconto sociale; Riina con l’approccio antropologico e pedagogico maturato in anni di ricerca e ascolto nei territori. Le loro prospettive si incontrano nel film, creando un racconto che non spiega le periferie ma le lascia parlare.

L’opera è stata presentata in anteprima al Cinema De Seta nell’ambito della 47a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival.

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