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venerdì, 16 Gennaio 2026
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Senza dimora, oltre i numeri: a Palermo il riscatto passa dal digitale

Dal progetto INCLUDO un modello di inclusione che unisce alfabetizzazione, accompagnamento umano e accesso al lavoro

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PALERMO. Oltre i numeri e le statistiche volti, percorsi umani, di riscatto. E’ stato tutto questo e molto altro il progetto INCLUDO, sull’inclusione delle persone senza dimora attraverso percorsi di alfabetizzazione ed accompagnamento all’uso del digitale.

Il capoluogo siciliano è stato scelto perché quello con il maggior numero di beneficiari (55 su 380). Il progetto, promosso dal Centro Studi – Opera Don Calabria insieme a fio.PSD e CIOFS, sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale si è svolto in tutta Italia da Trieste a Bari, da Torino a Palermo, con un percorso inedito nel panorama delle attività rivolte alle persone senza dimora: non solo corsi di informatica, ma un vero e proprio patto educativo che ha unito l’apprendimento pratico con la costruzione di rapporti di fiducia, lo sviluppo di competenze digitali con percorsi di accompagnamento e ascolto. In aule diventate luoghi di incontro e riscatto, donne e uomini – in larga parte tra i 40 e i 59 anni, spesso invisibili al mercato del lavoro – hanno riconquistato pezzi di futuro, avviandosi spesso verso appunto delle esperienze lavorative.

Il convegno finale, “Numeri, sguardi e prospettive”, è stato un racconto collettivo, accompagnato dalle immagini della mostra “L’inclusione attraverso la connessione”. Scatti intimi, sguardi restituiti, mani che toccano per la prima volta uno schermo: un viaggio fotografico che ha mostrato come la tecnologia, quando è accompagnata dall’umanità, possa riaccendere la luce negli occhi di chi l’aveva smarrita.

Dietro ogni storia ci sono numeri che disegnano un cambiamento concreto. Il progetto INCLUDO ha coinvolto 381 persone in tutta Italia, con una significativa concentrazione nelle grandi città: Palermo (55 beneficiari), Parma (31), Roma (25), Bari (22), Torino (16) e Genova (13), ma anche in centri minori come L’Aquila, Nuoro e Perugia. Il profilo tipo è quello della persona adulta tra i 40 e i 59 anni (oltre il 70% del totale), anche se non mancano i più giovani, con una sostanziale divisione fra cittadini e cittadine provenienti dall’UE o da paesi extracomunitari, segno di una condizione, quella dell’assenza di dimora che supera confini e origini.

I percorsi non si sono fermati all’aula. I dati raccolti mostrano un’attivazione concreta verso il lavoro: invio di curriculum, partecipazione a colloqui, utilizzo dei Centri per l’Impiego e delle piattaforme digitali. In diversi casi è emersa anche la volontà di esplorare strade autonome, con interesse verso l’autoimpiego e il lavoro indipendente. Questi numeri raccontano un risveglio non solo professionale, ma di progettualità: da “senza dimora” a “persona con un percorso”, grazie a competenze digitali che hanno riacceso l’autonomia e riaperto il dialogo con il futuro.

“Abbiamo lavorato sulle competenze, ma soprattutto sulla costruzione della fiducia e sul rispetto della dignità – ha sottolineato Giuseppe Mattina del Centro Studi Opera Don Calabria -, perché per noi non si trattava di ‘riempire’ qualcuno di nozioni, ma di restituire strumenti per riprogettare la propria vita e aver riconosciuto un ruolo nella società”.

Agnese Ciulla di fio.PSD ha aggiunto che “il digitale è stato il mezzo con cui costruire la relazione umana che è rimasta il centro della nostra azione. Perché INCLUDO ci ricorda che nessuno è troppo indietro per ripartire ed è nostro compito collettivo quello di accompagnare e facilitare questi percorsi”.

A fare da filo conduttore, le parole di Giuseppina Tumminelli dell’Università di Palermo, secondo cui “quando una persona senza dimora impara a cercare lavoro online, non sta solo acquisendo un’abilità ma sta soprattutto costruendo o riacquisendo fiducia in sé stessa e sta ritrovando un posto nel mondo”.

A chiudere l’incontro, Don Sergio Ciresi della Caritas Diocesana di Palermo, che ha lanciato una sfida: “Quello di oggi non è un punto di arrivo, ma un seme gettato, perché INCLUDO ci lascia una sfida: se questo è stato possibile qui in questi mesi, perché non dovrebbe esserlo sempre e ovunque? Questo progetto lascia in eredità un modello che funziona: un intreccio tra formazione digitale, sviluppo personale e reti territoriali. Un’idea semplice e potente: che l’inclusione possa passare anche attraverso una connessione digitale, ma sempre e soprattutto attraverso una connessione umana.”

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