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mercoledì, 10 Agosto 2022
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Un approdo sicuro per chi ha perso la rotta: in via Ponticello apre Casa Áncora

Nasce un luogo, tra la via Maqueda e il Mercato di Ballarò, che, come una vera e propria casa, possa accogliere chi si sente solo e smarrito, per un periodo di tempo o anche solo per un caffè o una cena in famiglia

Alessia Rotolo
Alessia Rotolo
Ama Palermo e il centro storico, i tre mercati, i quattro mandamenti, il Genio e la Santuzza. Segue con passione i processi partecipativi di riqualifica della città nati dal basso che stanno pian piano cambiando il volto di Palermo rendendola sempre più affascinante. Scoprire storie e raccontarle è la sua migliore capacità dettata da una passione incessante per il mestiere di giornalista

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PALERMO. Grazie all’impegno e alla devozione di una consacrata e di un prete presto sarà restituito alla città di Palermo un luogo chiuso da più di dieci anni. Il complesso di Santa Maria delle Grazie al Ponticello ha riaperto i battenti un anno fa, quando il vescovo Lorefice ha chiesto alla consacrata Luisa Murgano e a don Enzo Volpe di continuare il loro operato in centro storico e ha proposto loro di recuperare la chiesa e i tanti altri spazi in Piazza del Ponticello, tra la via Maqueda e il Mercato di Ballarò.

Una sfida ardua per i due consacrati, che non si sono lasciati scoraggiare dallo stato di completo abbandono dell’edificio ma anzi hanno cominciato a sognare su quel posto, così oltre al recupero della chiesa, dell’oratorio e di uno spazio dedicato alle donne, nasce il progetto di “Casa Áncora”, un luogo che, come una vera e propria casa, possa accogliere chi si sente solo e smarrito, per un periodo di tempo o anche solo per un caffè o una cena in famiglia.

Dopo aver visto lo spazio e capito come poterlo organizzare al meglio per rispondere alle esigenze del quartiere e della diocesi, don Enzo e Luisa si sbracciano e cominciano a ripulire lo spazio, e così, il 26 marzo scorso ha aperto i battenti la parte dell’oratorio e dello spazio donna “Filo da torcere”. Attualmente il giovedì pomeriggio ci sono i laboratori con i bambini e il martedì mattina con le donne, a breve ripartiranno anche le attività della sartoria narrativa.

Per adesso con le donne facciamo danza e movimento del corpo – racconta Luisa – frequentano il centro molte donne del Bangladesh che stanno tutto il giorno appresso ai figli e in cucina, queste attività in cui riprendono la consapevolezza di avere un corpo e di muoverlo per loro è molto importante. La sartoria sarà un altro posto in cui le donne potranno riprendere in mano la loro vita, ricucendone i pezzi. Abbiamo già ricevuto in dono tre macchine da cucire nuove e due usate. Abbiamo tanti donatori, benefattori e volontari che ci sostengono e ci danno una mano. I bambini e le bambine che frequentano l’oratorio amano leggere e così ci hanno donato tanti libri e stiamo organizzando una piccola biblioteca e dei laboratori di lettura ad alta voce“.

Per completare i lavori dell’altra ala del complesso, quella che sarà dedicata a “Casa Áncora”, mesi fa è stata avviata una raccolta fondi, a questa poi si sono uniti gli sforzi di tante associazioni e di molte persone, sono partiti i lavori di ristrutturazione e a settembre una buona parte dei lavori dovrebbe essere conclusa. In quella parte ci saranno delle stanze che potranno ospitare donne con bambini in difficolta, c’è un grande terrazzo che ospiterà un orto cittadino a disposizione di chi ne avrà bisogno. Quando verranno completati i lavori della “Casa”, si sposterà l’attenzione sulla chiesa, il cui restauro spetta alla curia, anche questa è in stato di completo abbandono e dovrà anche intervenire la sovrintendenza per il ripristino.

Per noi avere la chiesa attiva e funzionante è di fondamentale importanza – continua la consacrata – perché non siamo un’associazione laica, siamo due consacrati, mossi da qualcosa di diverso. Per adesso abbiamo realizzato nella casa una piccola cappellina e insieme ad un gruppo di preghiera il sabato mattina ci fermiamo per la lectio divina e organizziamo dei ritiri spirituali“.

Don Enzo che per tantissimi anni è stato il punto di riferimento di Santa Chiara, continua in diocesi la sua opera di salesiano, sottolineando l’importanza dell’educazione dei giovani. “Il mio sogno in questo luogo è anche quello di potere realizzare una sorta di scuola socio-politica, sulla consapevolezza sociale attiva per i giovani – racconta – per far capire che la città è di tutti e bisogna prendersene cura, tenerla pulita, rispettarla, avere a cuore i beni comuni e i diritti di tutti. Da quello che vedo in giro ce n’è tanto bisogno. La sera andiamo in giro per parlare con i giovani, ci imbattiamo anche in situazioni spiacevoli con ragazzi fatti di crack, mi piacerebbe offrire un’alternativa alla strada“.

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