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domenica, 16 Giugno 2024
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Un percorso di libertà interiore nel carcere Pagliarelli di Palermo

Concluso il progetto Liberi Dentro, curato dall'associazione My Life Design. Presto ad ottobre l'apertura di una stanza della meditazione, la prima in Italia

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO – Educazione alla consapevolezza, alla responsabilità e alla libertà interiore per 20 persone detenute – di età compresa da 20 a 60 anni – in vista del reintegro in società. Sono stati gli aspetti principali del progetto “Liberi Dentro” realizzato a Palermo nella Casa Circondariale Pagliarelli “Antonio Lorusso”. Il sistema carcerario italiano presenta enormi criticità e tra queste: l’altissimo tasso di recidiva, le sanzioni comminate all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, l’elevatissimo tasso di suicidi, i costi insostenibili delle strutture.
Le attività del progetto, curate dall’associazione My Life Design, si sono svolte dal 10 luglio al 6 agosto articolate in otto incontri. I volontari e tutor del progetto – realizzato con fondi dell’associazione – per dedicarsi alle persone detenute hanno fatto un periodo formativo di 4 mesi, guidato da Cristina Franchini, responsabile dell’Area Giustizia dell’associazione.

L’associazione My Life Design ha proposto un approccio integrato che unisce teoria e pratica esperienziale, mostrando e facendo sperimentare concetti e valori comuni come la responsabilità, la libertà e il perdono da un punto di vista nuovo, stimolante e trasformativo. In particolare, è stato proposto un modello di giustizia consapevole che consentisse, sia a chi ha subito un danno che a chi lo ha causato, di rielaborare il proprio vissuto, in un processo di autentica trasformazione, in linea con la giustizia riparativa. Inoltre, ha previsto il coinvolgimento di tutti: detenuti, educatori, polizia e familiari. La finalità principale è stata quella di accompagnare le persone detenute verso un nuovo concetto di libertà, quella interiore, attraverso la messa in discussione di se stessi, maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità, maturando al contempo fiducia nel cambiamento e nelle proprie risorse interiori.

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Dopo il progetto pilota svoltosi nel carcere di Milano Bollate nel 2019, il percorso è stato replicato in altri istituti: Modena, Aosta, Gorgona e Livorno. Adesso, per la prima volta in Sicilia, è partito da Palermo. Complessivamente sono state 19 le carceri italiane  coinvolte. “Cerchiamo di favorire nelle persone detenute – spiega Francesca Macaddino, referente regionale della My Life Design ODV per la Sicilia –  la possibilità di dare un senso ampio e pieno al loro periodo di detenzione. Stimoliamo la loro capacità di riflessione accompagnandoli ad avere un’altra visione della loro vita. Tutto questo lo facciamo con il metodo My Life design ideato da Daniel Lumera, biologo naturalista esperto in scienze del benessere: ognuno può scegliere cosa diventare in rapporto alla conoscenze delle antiche tradizioni sapienziali. Nello specifico, con le persone detenute si lavora per lo sviluppo della capacità di ascolto di se stessi attraverso cinque elementi che sono: la consapevolezza, la causalità, la responsabilità, la felicità e l’interconnessione. Lo si fa mettendo in pratica il respiro consapevole, le attivazioni bioenergetiche, la meditazione, il perdono e l’accademia dei codici”.

“Il progetto pertanto ha donato uno stato di benessere nei detenuti – continua Francesca Macaddino – che gli ha permesso di gestire meglio tutta la loro sfera emozionale spesso legata a paure, ansie, rabbia, aggressività o depressione. Si aiuta la persona ad ascoltare in profondità le sue emozioni in modo da poterle trasformarle in risorse. Il progetto si è concluso ma. stiamo valutando la possibilità di riproporre il progetto cercando le realtà che possano sostenerci economicamente, Ad ottobre, intanto, inizierà un altro percorso che fornirà altri strumenti ai detenuti ed al personale interno. Si avrà, infatti, l’apertura della stanza della meditazione dedicata a persone detenute e polizia penitenziaria. Si tratta della prima realtà di questo tipo in Italia. In vista dell’apertura di questo spazio meditativo verrà in persona Daniel Lumera; il fondatore di My Life Design si occuperà di formare il personale interno e i detenuti che lo vorranno a condurre le pratiche meditative agli altri”.

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