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lunedì, 26 Settembre 2022
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Terradamare, da dieci anni una porta aperta sulle bellezze di Palermo

La cooperativa turistica, nata col supporto del Progetto Policoro, organizza tour e visite guidate a numerosi beni culturali del capoluogo siciliano, dalla Torre di San Nicolò all'Albergheria alla palazzina Quattro Pizzi all'Arenella

Alessia Rotolo
Alessia Rotolo
Ama Palermo e il centro storico, i tre mercati, i quattro mandamenti, il Genio e la Santuzza. Segue con passione i processi partecipativi di riqualifica della città nati dal basso che stanno pian piano cambiando il volto di Palermo rendendola sempre più affascinante. Scoprire storie e raccontarle è la sua migliore capacità dettata da una passione incessante per il mestiere di giornalista

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PALERMO. La cooperativa turistica Terradamare nasce ufficialmente nel 2012, dopo un periodo di due anni di incubazione di impresa avviato grazie al Progetto Policoro, progetto nazionale della CEI, che affianca e forma in marketing turistico e valorizzazione dei beni culturali e religiosi un gruppo di giovani palermitani.

Nel 2012 Palermo è da poco entrata nella nuova era dell’amministrazione Orlando, quella che si delinea una nuova primavera per la città, almeno dal punto di vista culturale e turistico. Sono tanti i volani che permetto oggi, dopo dieci anni, di poter dire che Palermo è una capitale turistica. Il primo passo, far nascere il percorso arabo-normanno riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Poi sono seguite le pedonalizzazioni di diverse aree del centro storico. Nel 2018 Palermo è stata riconosciuta come capitale italiana della cultura e, sempre nello stesso anno, sbarca in città la biennale di arte contemporanea Manifesta. La città offre nuove possibilità per il turismo e con lei anche Terradamare cresce ogni anno di più e aggiunge tasselli al mosaico di monumenti che riapre e restituisce alla città. Ma non è solo questo la cooperativa: è anche agenzia di servizi turistici. Propone un nuovo modello di fruire il turismo, in primis creando connessioni con il territorio e con le reti di associazioni e di abitanti che operano quotidianamente per la crescita di un quartiere, in particolare dell’Albergheria. Ma il modello a poco a poco si è allargato anche ad altre zone della città.

Rosalia Ceruso, Eleonora Lo Iacono e Marco Sorrentino della cooperativa Terradamare

Dopo che Terradamare ha aperto i battenti i Salesiani hanno messo subito a disposizione per le visite guidate la chiesa barocca di Santa Chiara e la torre medievale di San Nicolò all’Albergheria, restaurata nel 2006 e aperta in modo sporadico fino ad allora. Grazie a un lavoro incessante di comunicazione, la cooperativa ha fatto emergere quei luoghi minori e abbandonati che però hanno contribuito alla storia e che hanno tanto da dire sull’identità di questa città. È tra i fondatori del comitato di quartiere Sos Ballarò (Sostegno Orgoglio e Sostenibilità) e del Ballarò Buskers, il festival di artisti di strada e quest’anno arriva alla sua sesta edizione.

«Abbiamo cercato da subito di metterci in rete con chi era già presente sul territorio e di lavorare con chi abita i quartieri, rivalutando artigianato e le botteghe storiche – racconta il presidente della cooperativa, Marco Sorrentino -. Nei nostri tour raccontiamo spesso l’aspetto umano e antropologico di un luogo facendo incontrate i turisti con chi ogni giorno lavora, ad esempio dentro il Mercato di Ballarò. Con Sos Ballarò abbiamo contribuito alle attività volte alla rigenerazione urbana. Siamo dentro la commissione per le Botteghe Storiche dentro la città. Siamo stati i primi ad aprire i monumenti di notte. Quando siamo nati i monumenti aperti erano quelli classici ed erano pochissime le realtà culturali che spingevano all’apertura di nuovi spazi. Grazie a diverse azioni dell’amministrazione si è arrivati a un cambiamento dei flussi turistici che noi abbiamo assecondato e al quale abbiamo anche contribuito».

Attualmente Terradamare gestisce in esclusiva la Torre di San Nicolò, la chiesa di Santa Chiara e il Museo del Costume Teatrale Pipi. Ha una fitta rete di monumenti che è possibile visitare insieme a loro tutto l’anno, in collaborazione diretta con i gestori come il museo delle Maioliche Stanze al Genio, Palazzo Conte Federico, villa Virginia, villa Palagonia a Bagheria, Casa Florio ai Quattro Pizzi, le Muchate arabe (antiche cave sotterranee di Palermo), palazzo Zingone Trabia, la camera dello scirocco di villa Naselli, Palazzo Drago Airoldi, Palazzo Asmundo, caramellificio Terranova, camera dello scirocco e Fondo Micciulla. Ma ci sono anche i tour in giro per la città alla scoperta dei mercati storici, degli artigiani locali, della Palermo Liberty, sui Beati Paoli, sulla street art, i tour alla scoperta di chi ha fatto l’antimafia in città.

«Abbiamo attraversato due anni davvero molto complicati – aggiunge Marco – ma adesso finalmente respiriamo di nuovo l’entusiasmo di due anni fa nel nostro settore. Abbiamo molte prenotazioni per i prossimi mesi, stiamo progettando escursioni fuori Palermo, ad esempio alle Saline di Marsala, in alcune cantine vitivinicole e stanno tornando i tour naturalistici cittadini alla Favorita, Monte Pellegrino e, dalla nostra esperienza come attivisti del comitato Salviamo l’Oreto, riprenderemo a raccontare il fiume della città».

Attualmente Terradamare è costituita da tre soci e oltre a Marco Sorrentino, ci sono Rosalia Ceruso, storica dell’arte, ed Eleonora Lo Iacono, che si occupa della comunicazione; oltre al nucleo fondatore, collaborano con la Cooperativa, diversi storici dell’arte e guide turistiche abilitate.

Quest’anno la cooperativa festeggerà dieci anni di attività. «Festeggeremo a luglio – conclude Marco – con tutti coloro che in questi anni abbiamo incontrato e con cui abbiamo stretto collaborazioni e amicizie». E quando gli chiediamo cosa si augura per i prossimi dieci anni di attività ci dice: «Immagino che saremo ancora più connessi con chi si occupa di cultura e sociale in città, e un mio sogno è quello di riuscire a poter dare nuovi posti di lavoro ai ragazzi dei quartieri, come ad esempio all’Albergheria».

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