PALERMO. Una Chiesa povera e in cammino, aperta al dialogo interreligioso, che non teme di denunciare la mafia e di prendere posizione contro ogni tipo ingiustizia sociale. È quella che emerge dal libro “Nel segno della Speranza. Un vescovo a Palermo, città delle emergenze”, curato dall’arcivescovo Corrado Lorefice insieme al giornalista e scrittore Nuccio Vara.
Don Corrado, come lui ama essere chiamato, nel volume, si ispira ai valori della Costituzione italiana e del Concilio Vaticano II che sono stati i pilastri della sua formazione e missione spirituale. La presentazione è avvenuta nei giorni scorsi, presso la Cattedrale di Palermo. Forte, determinata e molto amorevole è stata, infatti, l’attenzione che ha sempre dedicato alle donne, alle persone migranti, alle persone detenute, alle persone povere e ai giovani travolti dalle dipendenze da sostanze.
“Questo libro ci parla di un uomo che si è lasciato condurre ed interrogare da Dio – ha detto Sabino Chialà, priore della Comunità di Bose -. Un pastore non esiste per coltivare i propri progetti e le proprie idee ma per essere la voce del Maestro, il pastore dei pastori. Oggi, ancora di più di ieri, ci viene chiesto di orientare il nostro cammino allargando gli orizzonti per rendere il messaggio di Gesù Cristo sempre più vero perché dentro l’umanità”.
Non a caso tra i relatori è stata scelta Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del Diritto (UniPa) e attivista impegnata, da lungo tempo, su diversi fronti sociali. “Da non credente riconosco la persona di don Corrado come quella di un arcivescovo che si spende per una Chiesa aperta che ti guarda negli occhi – ha affermato Sciurba – perché ama profondamente l’umanità. Insieme, infatti, in diverse occasioni, è stato vicino ai movimenti civili di cui faccio parte, sostenendo tante importanti battaglie sociali. In questo modo, quello suo è un vangelo vivente, sul modello dell’operato di Papa Francesco; un vangelo che diventa sangue, lacrime ma anche carezze e sorrisi per questa città ‘bellissima e dolente’ come scrive lui. È un arcivescovo che non criminalizza i giovani ma si interroga sulle nostre responsabilità e su quelle della chiesa che sprona per stare sempre in cammino nella relazione con gli altri. Don Corrado è un compagno di viaggio pieno di luce perché sa, che in tante situazioni, il diritto va piegato all’umanità e alla giustizia sociale. Questo libro, con grande umiltà e trasparenza, è una profonda manifestazione di amore, speranza, resistenza e di lotta per una Chiesa e un mondo nuovi”.
“È, sicuramente un racconto molto ricco e particolare della sua vita – ha aggiunto il giornalista Nuccio Vara -. Tra i capitoli, c’è quello in cui si parla dello scorso festino di Santa Rosalia in cui ci sono dei passaggi molto belli che mostrano tutta l’attenzione rivolta nei confronti delle donne. Un altro bel capitolo è quello dedicato alle persone migranti. È molto interessante, pure, la parte in cui racconta, prima di diventare arcivescovo, l’esperienza di viaggio in Siria”.
“Noi siamo ciò che abbiamo letto e abbiamo incontrato nella nostra vita – ha sottolineato l’arcivescovo don Corrado Lorefice -. Insieme, come cristiani, ci mettiamo in cammino per incontrare e amare pienamente l’umanità nella sofferenza, nella gioia e nella speranza. Dio è relazione appassionata di amore, Il Vangelo e la Costituzione sono stati e continuano ad essere al centro del mio cammino di vita. Il Concilio Vaticano II e la figura di Giuseppe Dossetti, in particolare, sono stati i pilastri della mia formazione umana e spirituale. La Chiesa deve stare in mezzo al mondo, sporcandosi le mani come Lumen Gentium (luce delle genti). A Palermo, ho avuto il dono di conoscere, e accogliere anche, alcune pagine del Vangelo che sono nate fuori dai confini della Chiesa. L’incontro con Alessandra Sciurba ne è una bella testimonianza”.







