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venerdì, 7 Ottobre 2022
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Al museo Riso di Palermo la mostra di Giovanni Gaggia 

Nella prima sala c'è l’inizio del percorso, "Quello che doveva accadere", l’arazzo che dà il titolo al progetto; nella seconda sala, del tutto inedita e dedicata a Palermo, un intervento profondamente comunitario che muta in pratica poetica politica. La terza sala ospita l’arazzo che al Museo Tattile Statale Omero di Ancona è custodito nel suo tubo, esposto soltanto per eventi importanti.

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PALERMO. L’ultima lettera della scritta “Quello che doveva accadere” ha un filo diverso, più sottile, di color ruggine intenso: è come se si sfarinasse in un infinito, ultimo capitolo mai concluso, verità mai realmente svelata. E’ la scritta sull’arazzo realizzato dall’artista e performer marchigiano Giovanni Gaggia, esposto nella mostra Quello che doveva accadere. Pratica Poetica Politica, a cura di Desirée Maida, in corso fino a domenica 26 giugno al RISO, Museo regionale d’arte moderna e contemporanea, a Palermo.

Giovanni Gaggia da oltre dieci anni ha dato vita a un progetto che riflette sul legame tra arte e memoria e sull’importanza e la necessità della memoria come impegno civile, facendo sua la ricerca di verità sul disastro del DC9 dell’Itavia, abbattuto in volo tra Bologna e Palermo. Un progetto di impegno etico e civile che a Palermo è divenuto un manifesto,  presa di coscienza consapevole. Di pari passo, è stato concepito il “fascicolo” che completa il libro d’arte edito da NFC Edizioni, “Quello che doveva accadere” (2021,), volume dove corre come un filo rosso, una domanda rivolta a oltre 50 tra artisti, critici, curatori, giornalisti e intellettuali: Che valore ha aver affidato la memoria all’arte? Le risposte, ognuna unica e personale, sbucano come voci effimere di un unico registro-archivio, con una fredda copertina di alluminio, che ricalca un QTB -Quaderno tecnico di bordo, il registro su cui vengono annotati gli eventi tecnici di un aereo. Esattamente come quello che era a bordo del DC9 – ITAVIA. Giovanni Gaggia lo trasforma in uno scrigno metallico con la funzione non solo di raccogliere, ma anche di trasmettere la memoria. Un archivio vivo, in continua evoluzione. Foto di Michele Alberto Sereni

Quello che doveva accadere – a cura di Giovanni Gaggia, con un’introduzione di Aldo Grassini, prefazione di Cristiana Colli e Roberto Mastroianni e la postfazione di Stefano Verri – sarà presentato venerdì 17 giugno alle 18, nell’atrio del Museo RISO, alla presenza dell’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà, del direttore del museo Luigi Biondo, dell’artista Giovanni Gaggia e della curatrice Desirée Maida. Saranno presenti gli alunni della IV H del Liceo Classico Vittorio Emanuele II, che hanno partecipato ai laboratori e contribuito all’installazione.

Al termine della presentazione, l’artista Giovanni Gaggia e la curatrice Desirée Maida condurranno una visita guidata gratuita alla mostra.

27 giugno 1980: il DC9 dell’Itavia in volo tra Bologna e Palermo viene abbattuto al largo dell’isola di Ustica, muoiono 81 persone. L’artista e performer marchigiano Giovanni Gaggia da oltre dieci anni ha dato vita a un progetto che riflette sul legame tra arte e memoria e sull’importanza e la necessità della memoria come impegno civile.

Progetto che nasce da una visita che Gaggia fece nel 2010 al Museo per la Memoria di Ustica, a Bologna, dove è custodita la grandiosa e poetica installazione di Christian Boltanski, costruita intorno alla carcassa dell’aereo. Gaggia inizia a disegnare, i suoi schizzi vivono attorno a tracce ematiche, nasce così SanguinisSuavitas, come segno di memoria viva. Cinque anni dopo, a Palermo, Gaggia realizza un arazzo, in cui ricama la frase Quello che doveva accadere, pronunciata da Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica) durante il loro primo incontro. Resta sospesa l’ultima lettera, che l’artista ricamerà invece a Bologna, durante una performance. Nel 2016 Gaggia incontra le figlie di Aldo Davanzali, proprietario della compagnia aerea Itavia, morto nel 2005 e considerato a tutti gli effetti l’ottantaduesima vittima della strage. Dopo questo incontro, l’artista torna nuovamente sull’arazzo, dando vita a un nuovo capitolo del percorso. Quello che doveva accadere è diventato così un progetto composito, artistico e civile, che utilizza linguaggi diversi.

È giunto così il momento di tornare a Palermo: Quello che doveva accadere | Pratica Poetica Politica, a cura di Desirée Maida, è in corso al RISO, Museo Regionale di Arte Moderna e Contemporanea che la ospita fino al 26 giugno.

La prima sala è l’inizio del percorso, Quello che doveva accadere: l’arazzo che dà il titolo al progetto e ai disegni realizzati da Gaggia dopo la sua prima visita al Museo per la Memoria di Ustica; nella seconda sala, del tutto inedita e dedicata a Palermo, un intervento profondamente comunitario che muta in PRATICA POETICA POLITICA, con l’installazione realizzata insieme agli studenti della IV H del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Palermo. La terza sala ospita l’arazzo che al Museo Tattile Statale Omero di Ancona è custodito nel suo tubo, perché viene esposto soltanto per eventi importanti.

La mostra, promossa dall’Assessorato e dal Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, è organizzata e prodotta dal Museo Riso e da Terzo Millennio srl – Progetti Artistici; realizzata con la collaborazione del Museo Tattile Statale Omero di Ancona – per il quale Gaggia ha realizzato un arazzo con la scritta Quello che doveva accadere in Braille – e di Istituzione Bologna Musei | Museo per la Memoria di Ustica, in partenariato con l’associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e l’Associazione Noi dell’Itavia.

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