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domenica, 26 Maggio 2024
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Presentato a Palermo l’indice della criminalità organizzata: gli studenti all’aula bunker

Lo studio a cura della Ong Gi-Toc: "Italia Paese con più gruppi mafiosi ma anche maggiore resilienza". Il presidente della Commissione antimafia all'Ars: "Colpire connivenze e agire su indifferenti"

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PALERMO. “Quest’aula bunker è uno dei primi simboli della resilienza dello Stato alla mafia. Qui nel 1986, per la prima volta, è stata processata e condannata la mafia in quanto tale. Così come i boss, attraverso le infiltrazioni, hanno isolato gli uomini delle istituzioni per colpirli, ora tocca a noi isolare i mafiosi, colpirli nella loro reputazione per sottrarre quel consenso sociale di cui hanno indebitamente goduto. Oggi occorre colpire le connivenze, ma allo stesso tempo agire sugli indifferenti, tanti, forse la stragrande maggioranza che ha preferito girare la faccia piuttosto che isolare gli uomini di cosa nostra”. Lo ha detto Antonello Cracolici, presidente della commissione siciliana Antimafia, intervenendo alla presentazione del report “Global organized crime Index” a cura della ong ‘Global Initiative against transnational organized crime (GI-TOC)’, nell’aula bunker di Palermo. All’iniziativa erano presenti, oltre ad alcuni studenti, la procuratrice generale della Corte d’Appello di Palermo, Lia Sava, il presidente del tribunale di Palermo, Antonio Balsamo, il procuratore aggiunto Laura Vaccaro, Gioacchino Natoli, già presidente della corte d’Appello di Palermo, e Mark Shaw, direttore, GI-TOC, ong che ha organizzato l’incontro.

L’indice ha valutato la capacità delle mafie di infiltrarsi nei vari continenti: secondo il report l’Italia, per la presenza di gruppi di stampo mafiosi, ha riportato uno dei punteggi più alti: 9 su 10. Allo stesso tempo il rapporto evidenzia come il nostro Paese si sia contraddistinto per indici di resilienza molto forti alla criminalità organizzata. Tra gli eventi globali presi in esame che hanno dato nuovo impulso alla criminalità organizzata, il report cita, oltre al covid, la cosiddetta “mafia dei pascoli”, cioè quel tentativo dei clan siciliani di mettere le mani sui fondi europei destinati all’agricoltura. “Quella mafia ha utilizzato gli strumenti consentiti dalla legge per arricchirsi – ha aggiunto Cracolici – beffandosi delle leggi dello Stato e rivelando, così, un metodo organizzativo ben strutturato. Come commissione regionale antimafia non possiamo limitarci a un lavoro di acquisizione dei dati e conoscenza, ma dobbiamo costruire un’idea di antimafia sociale che fortifichi le istituzioni, a partire dai comuni, vere antenne del territorio”. 

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Laura Vaccaro, procuratore aggiunto tribunale di Palermo, ha evidenziato come “una società civile che vuole essere resiliente deve coltivare il vizio della memoria”. “Ogni anno nella mia relazione ho sempre scritto dei minori stranieri scomparsi dalle strutture di accoglienza, parliamo di circa 250/350 minori stranieri: non abbiamo mai avuto contezza del loro passaggio da alcuna frontiera né del loro arrivo presso dei parenti in altri Paesi, motivo per cui è facile ritenere che fossero sfruttati dalle organizzazioni criminali per fini sessuali o per il traffico di organi”. “Oggi abbiamo bisogno di legislazioni avanzate, la procedura penale deve essere orientata verso le vittime, negli anni 80 la vittima non era neanche considerata uno dei soggetti del processo”. Nel suo intervento la procuratrice ha anche ricordato i bambini uccisi dalla mafia, come Claudio Domino, Giuseppe e Salvatore Asta, Stefano Pompeo, Giuseppe Di Matteo, e l’ultima strage di migranti avvenuta a Cutro.

Antonio Balsamo, presidente tribunale di Palermo, ha poi evidenziato che “l’Italia è contrassegnata da un alto livello di criminalità organizzata e allo stesso tempo un alto livello di resilienza, entrambi frutto di un percorso storico, il secondo intrapreso con coraggio dalla società civile. Il quadro legislativo del nostro Paese è robusto e trova la sua origine nella legge Rognoni La Torre. A voi ragazzi vorrei dire – ha detto rivolgendosi agli studenti presenti in aula bunker -: considerate questa aula di giustizia come casa vostra e come un modo di costruire il vostro futuro”.
Il direttore della ong Gi-Toc, Mark Shaw, a proposito del report ha detto: “Abbiamo impiegato tre anni per compilare quest’indice e l’Italia ha un alto indice di criminalità ma anche di resilienza”. L’analista Chiara Gentili del Gi-toc ha aggiunto: “L’index si basa su una ricerca biennale, la versione del 2021 analizza i trend della criminalità organizzata dei due anni precedenti, ora siamo al lavoro su nuovo biennio, che verrà pubblicato a settembre 2023. La nostra ricerca si basa sia su dati qualitativi e quantitativi”. 

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