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sabato, 4 Dicembre 2021
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Progetto Dimora, in tre anni aiutate 522 persone

I numeri dell'impegno dell'iniziativa, che ha permesso la realizzazione di poli diurni e notturni, presentati ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, in occasione della Conferenza di servizi “Obiettivo Dimora”

Yuri Testaverde
Ha studiato Scienze Politiche all'Università La Sapienza di Roma. Impegnato nel mondo sociale, è stato membro attivo di diversi progetti in ambito socio-politico tra Roma e Palermo, dove ha curato le pubbliche relazioni per il network RenUrban. Dal 2018 collabora con il mensile Cntn e, da ottobre 2020, con "Il Mediterraneo 24"

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PALERMO. Dall’avvio delle diverse azioni (novembre 2018), sono state 522 le persone senza dimora accolte grazie alla creazione dei Poli Diurni e Notturni, Centro Agape, Casa San Francesco, Casa San Carlo e Santa Rosalia, e di una quarta struttura, la Domus Carmelitana Siculorum, che si è aggiunta agli altri tre centri nel pieno dell’emergenza sanitaria: di queste 428 sono state dimesse in seguito a percorsi di inserimento abitativo e/o lavorativo autonomo, inserimento presso strutture comunitarie specifiche, o rientro in contesti familiari. Sono 139 quelle che hanno maturato un percorso di autonomia e inclusione sociale dopo essere state ospitate.
I numeri dell’impegno del Progetto Dimora sono stati presentati nei giorni scorsi ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, in occasione della Conferenza di servizi “Obiettivo Dimora”. Il progetto è volto all’accoglienza di persone in condizioni di povertà socio-sanitaria – Servizi per l’inclusione sociale del PON Metro Palermo. A realizzarlo, il partenariato composto da Istituto don Calabria (come ente capofila), Centro Diaconale “La Noce” – Istituto Valdese di Palermo, la cooperativa sociale La Panormitana e Croce Rossa Italiana – Comitato di Palermo. Un momento di confronto importante tra varie realtà, istituzionali e non, operanti nel territorio palermitano, per fare il punto su come si sia operato insieme finora ed interrogarsi sulle strade da adottare in futuro per stabilire azioni comuni di intervento nei servizi rivolti alle persone senza fissa dimora, provando a dare risposte ai bisogni più urgenti ma anche costruendo una rete di relazioni e proposte per realizzare prospettive e visioni condivise.

I dati sulle attività del Progetto Dimora

Le strutture di accoglienza hanno favorito percorsi di supporto psicologico, assistenza sanitaria, attività di socializzazione, formazione e orientamento al lavoro. Inoltre sono state prese in carico 191 istanze di residenza virtuale, permettendo alle persone sprovviste di indirizzo anagrafico di poter avere una propria residenza ed esercitare i propri diritti fruendo di tutti i servizi ad essa legati, dall’assistenza sanitaria alla sottoscrizione di contratti di lavoro. Oltre alla realizzazione dei poli per l’accoglienza diurna e notturna, il progetto ha previsto anche l’attivazione di un’Unità di strada per il primo contatto con chi si ritrova a vivere in condizioni di estrema marginalità. Il servizio serale, organizzato e implementato da personale esperto, ha permesso la somministrazione di beni di prima necessità e di primo soccorso, la mappatura dei luoghi di stazionamento delle persone senza dimora, l’individuazione, il censimento e lo sviluppo di forme di contatto relazionale con le persone più svantaggiate che vivono in strada: attualmente sono 364 i nuovi casi registrati oltre quelli già in carico ai servizi istituzionali, di cui 50 donne e 314 uomini.

Nei poli “uno spazio di condivisione”

La persona, prima di tutto. E’ stato questo il fil rouge che ha legato i numerosi interventi della mattinata. Cinzia Mantegna, assessore alla Cittadinanza solidale del Comune di Palermo, nell’aprire i lavori moderati dalla giornalista Serena Termini, ha affermato “l’importanza dell’andare oltre lo schema rigido dell’assistenza sociale istituzionale, per puntare anche su senso etico e di responsabilità personale per favorire le strade che possano realmente venire incontro a persone che hanno bisogno di essere sostenute. Eventi del genere possono risultare essere degli importanti momenti di pausa attiva e di riflessione, per poi ripartire tutti insieme, mondo istituzionale ed enti coinvolti del terzo settore”.

Michele Maciocia, responsabile dei servizi dell’Istituto don Calabria a Palermo, ha rimarcato l’approccio familiare che caratterizza il rapporto tra gli operatori e le persone assistite, e come il Progetto Dimora possa essere voce e spazio per far recuperare la giusta dignità a coloro che hanno smarrito la strada, grazie anche al bel clima di collaborazione instauratosi tra gli enti promotori.

La parola è poi passata a Marco Guttilla, coordinatore del progetto, che si è addentrato nel presentare le linee e le misure adottate in questi 3 anni attraverso un “approccio a gradini”, avendo sempre chiaro che per provare a migliorarsi in vista delle sfide future, la motivazione di fondo e la “mission” da perseguire deve essere sempre la stessa: aiutare la persona.
Non un intervento estemporaneo, dunque, ma uno spazio di condivisione in cui al centro deve restare l’approccio relazionale, sia attraverso l’Unità di strada e l’invio serale di operatori esperti a relazionarsi con gli utenti, e sia con il potenziamento e il coordinamento dei Poli Diurni e Notturni creati in questi anni, ad accoglienza h24 (San Carlo, Centro Agape, Casa San Francesco, Poli in Emergenza Covid).
La metodologia iniziale adottata con le fasi di Accoglienza, Riconoscimento e Rinforzo e Sostegno deve sempre mirare all’autodeterminazione attraverso il “Patto per l’Autonomia con la persona”, che costituisce un contratto che contiene gli obiettivi, gli impegni e i tempi per la fuoriuscita finale dallo stato di indigenza.
Molto importanti anche gli aspetti relativi ad una serie di servizi che si è arrivati a garantire, come l’accoglienza in stanze di piccole dimensioni e dotate di bagno in camera per il rispetto della privacy, fino ad arrivare ad ottenere ben 191 istanze di residenza virtuale di persone sennò invisibili, in quanto sprovviste di un qualsiasi Documento di Identità; questo ha permesso loro l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

L’assistenza legale viene garantita attraverso la presenza e il lavoro di consulenti, nello specifico quello dell’avvocato Francesco Campagna, mentre l’azione di Tutoraggio attraverso la dottoressa De Luca. Guttilla ha anche tenuto a precisare la collaborazione nel tempo con numerose realtà del mondo sociale nell’ambito della Formazione, come con la Caritas diocesana di Palermo, per costruire una vera e propria rete da consolidare negli anni.

Un percorso “evolutivo ed emancipativo”

Anna Provenzano, RUP di progetto, nel suo intervento ha voluto porre l’attenzione sul rapporto di fiducia creato con le persone attraverso questo Patto per l’autonomia volto alla condivisione di un “percorso evolutivo ed emancipativo”, e che proprio il successo di questa collaborazione debba poter dare maggiore visibilità e importanza a queste tipologie di lavoro, che sono innanzitutto delle forti e significative esperienze umane e relazionali, così come vissute da essa stessa nel progetto, e solo dopo anche esperienze professionali e burocratiche.

Sulla stessa lunghezza d’onda Lorena Esposito, Direttrice tecnica, che sulla base della sua lunga esperienza ha voluto rimarcare l’integrazione virtuosa tra Settore Pubblico e Privato Sociale che si è vissuta in questo progetto, sia tra i referenti istituzionali e gli operatori, che nei confronti degli utenti dei servizi.

Soffermandosi a sottolineare una serie di co-fattori che determinano uno stato di indigenza nella maggior parte dei casi, Esposito li ha riconosciuti nelle condizioni di estrema povertà, nella presenza di storie personali caratterizzate da traumi di varia natura, nella lontananza delle famiglie di riferimento, nell’abuso di alcool e/o di sostanze stupefacenti, nella condizione di extracomunitari senza permesso di soggiorno, nonché nella condizione di persone con patologie psichiatriche di varia natura ed entità.

Nel pensarsi sempre meno soli e più in una visione d’insieme, ha infine indicato alcune prospettive future di cui il progetto deve farsi carico per poter ulteriormente crescere e migliorarsi, tra cui il potenziamento dell’Unità di Strada, il fornire un servizio che accompagni la persona dal luogo in cui viene inizialmente assistita fino al Polo di riferimento dove verrà accolta, nonché provare a fornire un servizio intermedio di “Housing Led”, che possa assicurare il diritto alla casa attraverso l’accesso rapido all’abitazione e favorire così il percorso graduale e concreto della persona verso l’autonomia.

Le risposte sanitarie del progetto. E non solo

Damiana Pepe, Assistente Sociale dell’Asp di Palermo, facendo riferimento alla Medicina Narrativa e anche ad Ippocrate, ha ricordato l’importanza di porsi in una condizione di parità nella relazione operatore-utente per favorire il percorso di integrazione verso il benessere integrale. “E’ compito, dunque, del mondo sanitario e sociale, attraverso politiche socio-sanitarie generali, provare a superare la frammentazione degli interventi che inevitabilmente hanno delle conseguenze sulla vita delle persone, attraverso la definizione del contesto sanitario, sociale e delle procedure che favoriscano ed ottimizzino al meglio i servizi, in un’ottica di risposta alle esigenze”.

Presente all’incontro anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che nel ribadire lo sforzo reciproco della presa in carico della persona in stato di necessità, ha anche voluto sottolineare l’attenzione caritatevole di tutta la città di Palermo verso queste tematiche; atteggiamento virtuoso che permette di togliere queste persone da uno stato di invisibilità e che pone Palermo, sotto questo punto di vista, ad un livello umanamente più alto rispetto a molte altre città italiane.

Maria Rita Mascia, funzionario di Servizio Sociale all’UIEPE (Ufficio Interdistrettuale Esecuzione Penale Esterna) di Palermo, ha parlato del protocollo d’intesa dell’Ufficio con l’Istituto Valdese di Palermo, avvenuto nel 2015, e che ha permesso a 45 persone, sottoposte a misure detentive alternative, di relazionarsi e di interfacciarsi con una realtà sana con cui hanno potuto portare avanti progetti e percorsi di autonomia.
Un progetto purtroppo finisce, ma dovrebbe andare oltre il periodo stesso della pena detentiva o delle misure alternative adottate – ha osservato -, perché l’obiettivo finale deve essere sempre la ricollocazione della persona a lungo termine e non permettere che possa ricadere nelle stesse o in simili dinamiche, ma che possa avere concrete possibilità di ricominciare passando dalla sofferenza alla speranza. Sotto questo punto di vista, il progetto Dimora PON Metro è unico in Italia, e coinvolge straordinariamente Istituzioni e terzo settore che, nella prossima programmazione, possono provare a passare da una fase di sperimentazione alla costruzione comune di buone prassi”.

Il diritto ai propri diritti per le persone senza dimora

Agnese Ciulla, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Fissa Dimora, ha elencato numerosi piani e fondi di finanziamento di vario livello e natura a cui si potrebbe accedere nei prossimi anni, ma rimarcando che “la problematica principale è legata alla questione dei procedimenti amministrativi e della pianificazione“. “La co-programmazione di lungo periodo deve essere l’elemento-cardine per riprogrammare i fondi in base a questi criteri, sennò ci potranno essere solo interventi parziali e residuali che li faranno rimanere in un’ottica di risoluzione temporanea di esigenze degli utenti, ma senza mai fare il passaggio dalla persona che ha bisogno alla persona che ha desideri. Programmare tutti insieme per tradurre queste istanze in fatti concreti non può che essere la strada da tracciare, e il progetto PON Metro è uno strumento importante che va in questa direzione e che può continuare a farlo”.

Anna Ponente, direttrice del Centro Diaconale La Noce di Palermo, ha affermato che “le persone senza fissa dimora debbono avere diritto ai propri diritti: diritto di salute, di studio, diritto ad un lavoro e ad un futuro”. Per l’Istituto Valdese di Palermo si è trattata della prima esperienza con un’utenza del genere: “Nonostante la mia lunga esperienza nel sociale, con questo progetto mi sono emozionata, perché da ogni persona ospitata è stato rimarcato che da noi non ha trovato un dormitorio, ma un luogo dove potersi confrontare e dove crescere, e in questo i Poli Diurni e Notturni sono stati un’importante fonte di stimolo perchè riescono nuovamente a rispondere ai bisogni, dopo che era stato letteralmente smantellato il sistema di accoglienza”. Nel concludere il suo intervento ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro multidisciplinare non solo con i partner del progetto, ma anche la collaborazione con la realtà di Maghweb per quanto concerne l’aspetto del mondo della comunicazione, e con realtà importanti del tessuto sociale quali la Caritas diocesana. “Queste relazioni umane e professionali non debbono interrompersi alla fine del progetto, ma ampliarlo soprattutto in quella fase in cui la persona inizierà a vivere in autonomia e possa avere dei momenti di criticità, in modo che la vicinanza del mondo sociale possa aiutare a recuperarla nella sua capacità di tornare a vivere pienamente e a sperare”.

Gli ultimi (ma non ultimi) interventi della fitta e significativa mattinata della Conferenza di servizi sono stati riservati proprio alle testimonianze dirette di coloro che, per strada, ci sono finiti per tante ragioni e in tanti modi, ma che nonostante le grandi difficoltà vissute da ognuno, hanno voluto rimarcare la grande squadra di aiuto e sostegno che hanno trovato grazie a questo progetto, e come lo scambio coi vari operatori sia stato una bellissima occasione di crescita umana reciproca e di possibile rinascita per il loro futuro.

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