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lunedì, 26 Settembre 2022
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Un pozzo in Camerun: Palermo si mobilita per realizzare il sogno di Boniface

L’Azione Cattolica di Palermo promuove una raccolta fondi attraverso la vendita di gadget per rendere accessibile l’acqua ai bambini e agli abitanti di Nlong Zok. Era questo il desiderio del ragazzo scomparso prematuramente lo scorso 9 dicembre a causa di una malattia. Il ricavato verrà inviato in nel Paese africano attraverso l’associazione Per Dare Vita

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. Un ragazzo sorridente che, attraverso i suoi studi, la sua fede e le sue forti doti relazionali ha comunicato a chi lo ha potuto conoscere il suo grande desiderio: costruire un pozzo nel suo villaggio, Nlong Zok, in Camerun, e fornire acqua potabile a tutti. È questa la storia di Boniface Nguina Essakouna, un ragazzo camerunense, subito entrato nei cuori di tanti palermitani che lo avevano conosciuto. Una malattia lo ha portato via, nei giorni scorsi, in età molto giovane. Oggi, le associazioni che lo hanno conosciuto, attraverso un lavoro di rete con l’Azione Cattolica di Palermo e l’associazione Per Dare Vita, si impegnano per “mantenere vivo” il sorriso di Boniface attraverso la realizzazione del suo progetto nel suo paese natìo.

Il percorso di studi di Boniface e l’arrivo a Palermo

Boniface Nguina Essakouna, chiamato affettuosamente da tutti “Bonì”, era un ragazzo modello. Amava studiare e lo faceva con intensità con il fine di restituire a se stesso e agli altri le conoscenze e le nozioni apprese nel percorso accademico. Il primo percorso di laurea lo aveva affrontato nel suo paese, il Camerun, laureandosi in biochimica per poi giungere a Palermo nell’agosto del 2017, dove si era iscritto alla facoltà di Ingegneria con l’obiettivo di formarsi specificatamente nel settore dell’ingegneria idraulica per poter realizzare un acquedotto nel territorio della sua zona che avrebbe coperto il fabbisogno idrico di diversi villaggi.

Bonì non si era sottratto alle nuove sfide. Anzi, le aveva affrontate, imparando la lingua italiana tramite un corso con l’Università di Siena, promosso dall’ambasciata italiana presente a Yaoundé. Questo corso non solo gli permise di avere una prima infarinatura con la nostra lingua prima dell’approdo in Italia, ma anche di poter ottenere i documenti necessari per iscriversi agli atenei italiani. A Palermo vive la cugina, Marie Anne Molo, laureata in Economia dello sviluppo all’Università Gregoriana. Fu lei a spingere Bonì a venire qui grazie anche al prezioso supporto organizzativo del Movimento Presenza del Vangelo con il sostegno dell’Associazione Per Dare Vita Iniziative Sociali Missionarie di Volontariato Onlus.

Palermo è divenuta così per lui una seconda casa, una casa molto grande che gli dava la percezione di stare in una famiglia accogliente dove il calore umano, l’accomunanza con la fede cristiana la facevano da padrona. “Intorno a lui si è creata una rete di sostegno non solo economico ma anche amichevole – riferisce la dottoressa Paola Geraci, ginecologa che per Bonì rappresenta una figura materna e un forte punto di riferimento nella sua vita -. Famiglie e singole persone lo hanno conosciuto e apprezzato, relazionandosi con lui in maniera particolare. Voglio ricordare una coppia di amici anziani che sono stati per lui i nonni”.

Il primo ad ospitarlo è stato il parroco di Bolognetta, don Pino Graziano, per poi essere accolto alla Casa dello Studente. Era molto tenace nello studio ed era vicino alla conclusione del percorso di laurea ma la malattia, che lo ha colpito progressivamente, ha reso i suoi sogni più difficili da realizzare ma nonostante ciò ha continuato a lottare fino alla fine per parlarne con coloro che ha potuto conoscere in città e fare in modo che il suo desiderio possa realizzarsi il più presto possibile. Tanti i sacerdoti che ha potuto conoscere tra cui don Cesare Rattoballi, parroco della Parrocchia Annunciazione del Signore, e don Giovanni Cassata, della parrocchia Nostra Signora della Consolazione.

Una rete tra le associazioni per il progetto in Camerun

 Il 2020 è stato l’anno in cui la pandemia aveva stravolto la vita a miliardi di persone nel mondo, cambiando anche le modalità di studio e di lavoro. Queste avversità furono patite anche da Boniface, costretto ad adattarsi alle nuove modalità di studio con la necessità di ottenere l’accesso alla rete considerando la mutuazione repentina dello studio attraverso le piattaforme per la didattica a distanza. È in questo contesto che la dottoressa Geraci lo presentò ad Erminia Scaglia, educatrice dell’Azione Cattolica di Palermo: “Ho presentato ad Erminia Boniface durante il lockdown del 2020 per chiederle un aiuto per sostenere le spese di un programma necessario per poter seguire le lezioni a distanza  – riferisce Geraci –. Quando Bonì aveva espresso il desiderio di realizzare, in memoria del padre, un pozzo nel suo villaggio, per sopperire alle necessità di avere l’acqua, si è messa in moto una bella catena di solidarietà”.

Nonostante la malattia e i suoi postumi, Boniface non si è perso d’animo. Anzi, nel suo perseverare nella fede e nell’amore ricevuto dalle tante persone che lo apprezzavano, ha voluto riabbracciare la madre che aveva dei problemi di salute per poi essere ancora più convinto del suo progetto di aiutare  la propria gente: “Aveva deciso di tornare dalla madre per poterla riabbracciare e aiutarla di persona – riferisce Erminia Scaglia –. Da quel momento Bonì era diventato ancora più determinato e tenace nel voler realizzare al più presto il suo progetto di costruire un pozzo a Nlong Zok, perché soffriva nel vedere i bambini che erano costretti ad incamminarsi a lungo pur di trovare l’acqua potabile – aggiunge Scaglia –. Ci disse: ‘sbrighiamoci’. Forse perché sentiva che il tempo stava scorrendo e vi era la necessità di contrastare la diffusione di malattie come il Tifo e arginare le difficoltà patite dai più piccoli nel suo villaggio. Aveva anche ricordato che ci sono delle ditte specializzate per realizzare questo progetto. Raccontava con entusiasmo la storia del proprio villaggio ai ragazzi dell’Azione Cattolica”.

Un ragazzo che manteneva il sorriso e regalava il sorriso agli altri non perdendo mai la speranza di proseguire questo impegno fino alla fine per garantire un diritto umano essenziale: quello dell’accessibilità all’acqua potabile così come sancito dalle Nazioni Unite nella risoluzione 64/292 del 28 luglio 2010.

Erminia Scaglia, nel ripercorrere i ricordi salienti di Boniface, ricorda quando lui stesso si collegava con il suo computer portatile, anche nell’Hospice, per seguire i momenti di preghiera: “Aveva portato con sé il computer portatile anche nella sua permanenza all’Hospice. Era impegnatissimo nel voler proseguire il suo progetto e vederlo realizzato in pieno – riferisce Scaglia –. Aveva una grandissima ed intensa fede che continuava a coltivare attraverso momenti di preghiera online”.

L’impegno in prima linea dell’Azione Cattolica di Palermo

Boniface era riuscito ad entrare nei cuori di tante persone e il suo sogno non poteva essere irrealizzato anche dopo la sua scomparsa avvenuta lo scorso 9 dicembre. L’appello dei soci dell’Azione Cattolica del Don Orione di Palermo è stato accolto con entusiasmo dal presidente della sezione palermitana, Giuseppe Bellanti, che si era mobilitato in prima linea per rendere concreto il progetto di questo ragazzo straordinario: “La raccolta dei fondi nasce dalla richiesta dei soci dell’Azione Cattolica del Don Orione – riferisce Giuseppe Bellanti, presidente di Azione Cattolica Palermo –. Annualmente facciamo una iniziativa di raccolta fondi nel mese di gennaio, mese della pace in cui vi  è un progetto nazionale che quest’anno prevede la costruzione di un orfanotrofio al Cairo, in Egitto – aggiunge Bellanti –. Abbiamo provveduto a comunicare a Roma, alla sede nazionale, di voler fare un progetto locale tramite la realizzazione di gadget per il recupero fondi. Una borraccia che richiama simbolicamente il pozzo e un porta carta-penna che richiama il valore della sostenibilità. L’Iniziativa verrà estesa fino al 30 aprile. Vi è la possibilità di fare una offerta libera e tutti i proventi verranno gestiti dalla associazione della dottoressa Geraci, PER DARE VITA”, conclude Bellanti.

I gadget sono prenotabili attraverso l’indirizzo mail: segreteria_ac@diocesipa.it.

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